2A+P/A. Una coppia romana in Afghanistan

Da Corviale a Herat. Dalla devastazione delle periferie nostrane alla devastazione causata dalla guerra. Un duo romano alle prese con il rapporto con le generazioni. La loro e le precedenti.

2A+P_A, IaN+, ma0_emmeazero con Mario Cutuli - Scuola Maria Grazia Cutuli - Herat

Finalmente una realizzazione per lo studio romano 2A+P/A: a Herat (progettata in collaborazione a Ian+, Ma0 e Mario Cutuli) è stata appena inaugurata la scuola elementare Maria Grazia Cutuli, giornalista italiana uccisa nel 2001 proprio in Afghanistan. Un progetto delicato, in territorio di guerra e con uno scarso budget, risolto brillantemente disponendo una serie di parallelepipedi, accostati in modo apparentemente casuale, all’interno di un recinto fortificato. Il blu lapislazzuli – colore caro alla tradizione afghana – e le bucature in vetrocemento sono le uniche concessioni estetiche di un progetto essenziale, solido e funzionale.
Un bel segnale per lo studio, fondato nel 2005 da Gianfranco Bombaci (Roma, 1975) e Matteo Costanzo (Roma, 1973). I giovani architetti, entrambi studenti alla Sapienza, si avvicinano al mondo dell’editoria e si fanno promotori dell’2A+P magazine: una rivista in tre numeri che riflette il multiforme panorama culturale della Roma di fine millennio, spaziando fra arte, architettura e processi urbani.

2A+P/A - Condominio produttivo

L’interesse per le periferie romane è una costante in tutta la vicenda dei 2A+P/A ed è al centro del primo lavoro dello studio nel 2004: ripensare lo spazio agricolo intorno al Corviale (la megastruttura residenziale lunga un chilometro progettata negli anni ’70 da Mario Fiorentino) in una serie di orti urbani che fossero fonte di bellezza e nuova socialità in un territorio che fa della segregazione la sua logica principe. Quest’anno i 2A+P/A sono ritornati a occuparsi del medesimo spazio con un progetto, coordinato dalla Fondazione Volume!, per un padiglione espositivo in collaborazione con Carla Accardi. Gli architetti hanno estruso un pattern della grande artista e hanno creato uno spazio etereo, un’immersione spaziale nel lavoro geometrico della Accardi.
L’estrema periferia, con le sue difficoltà e le sue mancanze, è costantemente al centro della riflessione del duo romano. Intorno a questi temi, i 2A+P/A hanno portato avanti una ricerca per un “condominio produttivo”: un’ossatura di cemento armato che è un “prototipo di sviluppo e gestione del territorio da applicare in quelle zone dove città e campagna presentano un fragile confine. Rappresenta una densificazione consapevole: l’accorpamento di più unità abitative isolate, all’interno di un’unica infrastruttura a corte che, al suo interno, ospita spazi di condivisione e spazi produttivi”.

2A+P/A con Andrea Branzi - Galleria d’Arte di Maribor - progetto

Quanto sono importanti le collaborazioni nel vostro modo di intendere la professione?
Il nostro modus operandi è proprio quello della collaborazione, intesa come momenti per studiare e riflettere. Spesso collaboriamo con studi della nostra generazione, perché è interessante scoprire come i tuoi coetanei interpretino la situazione contemporanea. Allo stesso tempo è molto importante collaborare con generazioni differenti dalla nostra. Molto spesso andiamo a cercare quelle figure che ci hanno dato qualcosa durante la nostra formazione e che riconosciamo come nostri maestri. Un esempio è il progetto per la Galleria d’Arte di Maribor, sviluppato l’anno scorso assieme ad Andrea Branzi, figura centrale della stagione dell’architettura radicale italiana che molto ci appassiona e molto abbiamo studiato.

2A+P_A, IaN+, ma0_emmeazero con Mario Cutuli - Scuola Maria Grazia Cutuli - Herat - photo Antonio Ottomanelli

Come rientrano nella vostra attività gli interessi per le altre discipline dell’espressione?
Il mondo dell’architettura è un mondo molto lento, in cui bisogna conoscere tutte le tecnicità delle procedure burocratiche. Le nostre prime realizzazioni sono state tutte affrontate con le possibilità offerte dal mondo dell’arte. Il fine è stato sempre quello di produrre degli spazi, ma con i mezzi dell’arte, più facilmente districabili rispetto a quelli dell’architettura.

2A+P/A con Andrea Branzi - Galleria d’Arte di Maribor - progetto

Quale sarà secondo voi l’ambito di ricerca più interessante nei prossimi vent’anni?
Sicuramente il riuso. Ci sembra assurdo superare ancora i limiti attuali delle città quando al loro interno ci sono così tanti spazi pieni di potenzialità inespresse. Il patrimonio che abbiamo avuto in eredità dal Novecento offre grandi possibilità, non appena la politica se ne renderà conto. Riuso vuol dire anche risparmio energetico.

Lorenzo Ciccarelli

www.2ap.it

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Lorenzo Ciccarelli
Ingegnere-Architetto, compie i suoi studi all’Università Politecnica delle Marche e all’Ecole Supérieure d’Architecture de Paris-La Villette. Ha partecipato al seminario internazionale di progettazione Villard 11. Dal 2011 scrive per Artribune e alcune riviste locali.
  • Servizio molto interessante,Dedalo è appassionato di riuso e condivide il terrore di edifici nuovi in città dove ci sarebbe tanto da recuperare,aggiustare e manutenere.Ma la cultura della manutenzione da noi purtroppo……………….

  • Lorenzo C.

    Branzi ha declinato in 100 versioni i suoi ombrelli, che a lui sono stati rubati in altre 1000 citazione e che lui a sua volta aveva preso nientemento che a Wright.
    Quello di 2A+P è niente altro che un progetto – per altro celeberrimo – di Yona Friedman degli anni ’70, preso in maniera davvero LETTERALE. Senza nemmeno una variazione.
    Queste non sono novità….

  • Emanuele Stella

    A proposito del progetto integralmente copiato da 2a+p (coppia davvero vuota di idee negli ultimi 5-6 anni), l’altro giorno navigando il sito di Salottobuono, l’altro cosiddetto fenomeno dell’architettura italiana emergente e giovane a 40 anni suonati), ho avuto piacere di notare come il loro progetto per l’auditorium di Acilia non fosse altro che una scansione del progetto di Sejima per la Kunstlinie di Almere. Del resto 2a+p e Salottobuono hanno prodotto assieme una rivista nota per i contenuti che fanno davvero cascare le braccia.

    Ridicoli loro e chi ne parla.