Dal mondo a Torino

L’hanno fondato un torinese e un indiano. Guarda al mondo ma lavora soprattutto in Piemonte. Dall’abbazia di Novalesa a un’agenzia di web marketing. Passando per una interpretazione delle periferie presentata alla Biennale di Venezia. Ecco a voi lo studio Marc.

Studio Marc - Domino - photo Beppe Giardino

Il villaggio globale e la dimensione locale rappresentano i bordi dello stretto antro in cui si è mosso, sin dalla sua fondazione, lo studio torinese Marc. Il doppio interesse per il locale e il globale, l’attaccamento alla realtà della provincia torinese e la curiosità per le dinamiche di sviluppo internazionali sono le chiavi di lettura per comprendere il lavoro dello studio.
Michele Bonino
(1974) e l’indiano Subhash Mukerjee (1974) si incontrano al Politecnico di Torino. Appena laureati, fondano nel 2001 il collettivo Coex che, nel 2006, confluisce nella fondazione di Marc. La dimensione internazionale dello studio è testimoniata dalle varie provenienze e dalle esperienze lavorative fatte dagli architetti fra Spagna, Nord-Europa, Stati Uniti e sud-est asiatico.
Orizzonte globale, dunque, ma occhi ben piantati su Torino e dintorni. E soprattutto grande interesse per interventi sul già costruito, secondo il principio per il quale il riuso è la prima forma di ecologia. In un Paese che, dati alla mano, negli ultimi quindici anni ha consumato una superficie pari all’Umbria, sono assolutamente benvenuti gli studi d’architettura che mettono al centro della loro attività pratiche di riuso e densificazione urbana.

Studio Marc - Abbazia di Novalesa - photo Beppe Giardino

L’adattamento di una parte dell’abbazia di Novalesa (VIII sec.) a museo archeologico ha fornito il banco di prova ideale per testare la finezza d’intervento dei Marc. Gli architetti hanno brillantemente dipanato un percorso espositivo in sé omogeneo che attraversa e collega gli ambienti più disparati dell’abbazia come il refettorio romanico, il portico e la biblioteca.
Dei tanti interventi nel tessuto storico della città di Torino, forse il più sorprendente è Domino: la trasformazione di una palazzina a nuova sede di un’agenzia di web marketing. Attraverso un delicato lavoro di sottrazione di tutti gli strati depositatisi nel tempo, lo studio Marc ha svelato delicate pareti in mattoni, travi in cemento armato e nicchie nascoste per decenni. Lavorando in sezione, lo spazio è stato adattato alle esigenze dei nuovi occupanti, sino alla radicale demolizione del solaio del piano terra, sostituito da una lamiera microforata strutturale spessa sei millimetri. Da buio e umido, il seminterrato è stato così trasformato in un’ampia e luminosa zona mensa-relax.

Studio Marc - Biennale di Venezia - 2010

La stessa attenzione verso la razionalizzazione e la valorizzazione dell’esistente ha ispirato la riflessione sulle periferie italiane, dal sintomatico nome Meno Italia, che i Marc hanno presentato alla recente Biennale veneziana. Al posto di un’illogica periferia diffusa, gli architetti propongono “una periferia piccola, compatta e scarna, tangente la densità dei centri urbani. Una periferia multipiano, fatta solo di solai e contenitori. Come un edificio, è interamente pedonale e non ha bisogno di strade”. Un falansterio del XXI secolo che permette la stessa qualità del vivere in meno spazio, meno energia, meno spostamenti.


Una gran parte dei vostri progetti interviene sul già costruito. È una scelta consapevole? Come mai tanta attenzione per il riuso?
Per noi non c’è differenza fra architettura e riuso. Ogni progetto è la trasformazione di qualcosa. Costruire meno e riusare di più: va bene così.

Nonostante le tante nazionalità che si incontrano nel vostro studio d’architettura, l’attività dei Marc si dispiega principalmente a Torino e dintorni. Perché vi interessa la regionalità nell’età dell’internazionalizzazione?
Non ci interessa la regionalità, né il regionalismo. I nostri progetti nascono spesso da incarichi locali e da problemi contingenti, ma cercano di affrontare problemi più generali.

Studio Marc - Domino - photo Beppe Giardino

Quali sono le parole-chiave intorno alle quali indirizzare il vostro studio nei prossimi anni?
Data la situazione italiana: internazionalizzazione. Data la situazione di MARC: piattaforma progettuale (la creazione di uno studio specializzato in progetti preliminari). E poi: riduzione, chiarezza, ironia.

Lorenzo Ciccarelli

www.studiomarc.eu

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Lorenzo Ciccarelli
Ingegnere-Architetto, compie i suoi studi all’Università Politecnica delle Marche e all’Ecole Supérieure d’Architecture de Paris-La Villette. Ha partecipato al seminario internazionale di progettazione Villard 11. Dal 2011 scrive per Artribune e alcune riviste locali.
  • Paolo Rumi

    una vera parrucchierata.

  • xlucy

    Finalmente un po’ di novità! Bei progetti soprattutto grande idea x la Biennale