L’architettura si fa da sé

Non poteva ovviamente mancare su Artribune la voce di Luigi Prestinenza Puglisi. Eh sì, il suo prestinenza.it transita dal magazine al sito, doverosamente. E stavolta ci parla di un libro autopoietico, da leggere per (almeno) tre ragioni.

Patrik Schumacher - The Autopoiesis of Architecture

Ci sono tre motivi per leggere libro di Patrik Schumacher, The Autopoiesis of Architecture, recentemente edito dalla Wiley.
Innanzitutto l’autore è il braccio destro di Zaha Hadid e, a giudizio di molti, l’effettivo responsabile della maggior parte degli edifici della progettista anglo-irachena, oramai sempre più impegnata a calcare le scene fuori dallo studio di 10 Bowling Green Lane.
Il secondo è che Schumacher è uno dei più stimati professori dell’Architectural Association di Londra, l’università che ha lanciato numerose star del firmamento architettonico: da Bernard Tschumi a Rem Koolhaas, Zaha Hadid inclusa. Schumacher, inoltre, è considerato uno dei principali teorici del parametricismo, e cioè di un metodo di progettazione che utilizza i programmi di modellazione dei computer in maniera creativa. Al variare di alcuni parametri di base arbitrariamente imposti sull’elaboratore, le forme dei progetti si plasmano conseguentemente, un po’ come succede nel corso del tempo alle fronde degli alberi con il variare della posizione e dell’intensità della fonte di luce.
Il terzo motivo è che da più tempo e da più parti si lamenta la mancanza di una riflessione teorica sull’architettura, un eccessivo pragmatismo che non indaga sulle ragioni che dovrebbero guidare la progettazione.

Zaha Hadid & Patrik Schumacher - Aura - 2008

Cosa emerge dalla lettura delle quasi cinquecento pagine di questo libro scritte da un tedesco assai noioso e prolisso? Un sistema neo-hegeliano, aggiornato alla luce delle teorie di Varela e Maturana e a loro volta reinterpretate sulla base della sociologia di Luhmann, secondo cui l’architettura prende coscienza di sé lungo il corso della storia.
Schumacher non riesce a vedere quanto sia oltremodo ingenuo cercare di analizzare con gli stessi strumenti – parametri, verrebbe da dire – un edificio di Ictino, di Arnolfo, di Brunelleschi, di Wright o della sua partner Zaha Hadid. Ma soprattutto cade nell’errore ricorrente di chi si crede il prodotto finale di una storia che doveva portare necessariamente alla sua opera.

Luigi Prestinenza Puglisi

Patrik Schumacher – The Autopoiesis of Architecture
Wiley, Hoboken (NJ) 2010
Pagg. 478, € 36
eu.wiley.com

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Luigi Prestinenza Puglisi
Luigi Prestinenza Puglisi (Catania 1956). Critico di architettura. Collabora abitualmente con Edilizia e territorio, The Plan, A10. E’ il direttore scientifico della rivista Compasses (www.compasses.ae) e della rivista on line presS/Tletter. E’ presidente dell’ Associazione Italiana di Architettura e Critica (www.architetturaecritica.it ). E’ il curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche). Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 che appare a puntate sul sito www.presstletter.com . Tra i libri: Rem Koolhaas, trasparenze metropolitane, Testo&Immagine ,Torino 1997. HyperArchitettura, Testo&Immagine , Torino 1998 e Birkhäuser, Basilea 2008 ( HyperArchitecture). This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea, Testo&Immagine , Torino1999. Zaha Hadid, Edilstampa, Roma 2001. Silenziose Avanguardie, una storia dell’architettura: 1976-2001, Testo&Immagine , Torino 2001. Tre parole per il prossimo futuro, Meltemi, Roma 2002. Introduzione all’architettura, Meltemi, Roma2004. New Directions in Contemporary Architecture, Wiley, Londra 2008. Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012)
  • martina

    In poche righe, colpisce nel segno: ottimo commento, come sempre!
    Più inchiostro al nostro e meno algoritmi al collaboratore, che anela il riconoscimento della storia, dopo quello di committenti pubblici alla ricerca di intercettare “turismo culturale”, senza fantasia, nè senso di responsabilità.
    Una domanda: esisterà un ingrediente, o un mix che consenta all’architetto vivo di avere consapevolezza del proprio posto nel contemporaneo, piccolo, contraddittorio o d’eccellenza? M.

  • Non posso approvare questo commento. A partire dalla descrizione che qui viene fatta del parametricismo, piuttosto inadeguata e anzi, mi permetto, praticamente scorretta. Io credo che dietro alle nuove culture emergenti nel campo della progettazione (chiamiamola software culture architettonica) ci sia molto di più che del libero arbitrio e delle belle forme.

    Ragionare su come le scienze computazionali siano in grado di generare architettura solida e cosa questo significhi e implichi nel processo costruttivo in generale è quanto di più incredibile sia capitato all’uomo negli ultimi tempi. Lasciando da parte gli entusiasmi tecnofili, questo è “il futuro che avviene”.

    Non posso davvero credere che qualcuno possa definire questo studio del processo architettonico come un’ “architettura che si fa da sè”. C’è tanta scienza, organizzazione e comunicazione dietro a tutto questo, anzi troppa. Le terminologie, le definizione delle procedure, dei ruoli, delle reti, dei macchinari! tutto muta per divenire “avanzato”.

    Senza entusiasmi, capisco bene se Schumacker fa culminare la sua analisi storica sul proprio lavoro. Probabilmente l’opera non prende in considerazione tutte le espressioni architettoniche contemporanee, ma se analizziamo il parametricismo e cerchiamo di capirne la storia e il significato, allora come scelta, sebbene probabilmente un pò miope, ha certamente senso. Non ho ancora finito il libro (è effettivamente noioso e prolisso) ma mii riservo ulteriori commenti tra qualche tempo.

    Saluti
    Sabina

    • Stefano

      Ma chi è questo Luigi Puglisi e poi come cavolo si chiama anche? Sopratutto chi crede di essere? e questo tale Schumaker potrebbe essere anche il capo dello Studio di Michelangelo (Buonarroti, vi dice niente?) che è comunque un emerito imbecille, lui, Varela, Maturana, Luhmann, Carneade, PinKo Palla, e… le sue paramtrizzavaffankulozioni. Povera architettura, e poveri giovani! in questo caos chissà che cosa mai capiranno di architettura e che cosa faranno domani (ammesso che ci sia un domani per gli architetti, per le città e per l’architettura). CIAO

      • Pinco Palla

        Sei un geometra?

    • Pinco Palla

      In effetti LPP dimentica che nell’autopoiesi del sistema rimane comune il parametro più importante: la cultura architettonica e la creatività del progettista. Senza il dio della biomeccanica i replicanti sono esseri inutili.

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