Arte contemporanea in Sicilia. Parola ad Antonella Genuardi e Leonardo Ruta

La storia di due artisti siciliani che dal 2014 hanno unito i loro percorsi. Regalando una nuova ventata di creatività al panorama culturale della loro terra d’origine.

GenuardiRuta, INquadrato, 2016. Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Palermo
GenuardiRuta, INquadrato, 2016. Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Palermo

Nel 2014, durante un appuntamento dell’Osservatorio Arti visive all’Accademia di Belle Arti di Palermo, per la prima volta Antonella Genuardi (Sciacca,1986) e Leonardo Ruta (Ragusa, 1990) hanno accostato due dei loro lavori eseguiti individualmente. Si trattava di una pittura acrilica e di un disegno su carta e in quell’occasione gli artisti hanno capito che erano tra di loro complementari. Nei giorni seguenti sperimentarono la prima opera a quattro mani e da quel momento hanno continuato a lavorare insieme.

Secondo voi, quali forze mette in campo la creazione in coppia?
Antonella Genuardi e Leonardo Ruta: Lavorare in due significa sicuramente avere un maggiore sostegno sia sul piano spirituale che su quello tecnico, poi c’è dell’altro che è difficile da spiegare.

In un intervento site specific del 2016, “gli elementi architettonici dello spazio diventavano struttura portante. La giustapposizione dei colori e la loro posizione nell’ambiente faceva sì che la forma non diventasse oggetto ma creasse spazio” (citazione dal vostro sito). La creazione dello spazio sembra caratterizzare la vostra ricerca, è così?
A.G: e L.R.: Sì, è così. Un modello di riferimento per il nostro lavoro sono sicuramente gli ambienti affrescati di Pompei, dove la pittura ridisegna e amplia la dimensione reale degli elementi architettonici, quindi sì, certamente la creazione di un altro spazio caratterizza gran parte della nostra ricerca.

Santiago Taccetti. USEDOMM. Exhibition view at L'Ascensore, Palermo 2016
Santiago Taccetti. USEDOMM. Exhibition view at L’Ascensore, Palermo 2016

L’ultimo vostro intervento creato appositamente per il Castello di Carini, visitabile sino al 4 marzo, parte dall’attento studio dall’architettura del luogo dove il lavoro sarà installato. È un procedimento presente anche nelle opere precedenti?
A.G: e L.R.: Tutti i nostri lavori sono una riflessione sullo spazio. Nello specifico, quello delle stanze al piano terra del castello riguarda una condizione dello sguardo, che equivale a essere posti sulla stessa parete, lì dove si apre una finestra, e a guardare tutto in controluce. La luce, entrando nell’ambiente, crea una relazione alterna di pieni e vuoti, dove sia il bianco che il nero in diverse circostanze possono essere sia l’espressione del pieno che del vuoto. Forme che ruotano, che si ribaltano, che entrano ed escono dai livelli visibili e invisibili dello spazio, che ridisegnano una diversa prospettiva.

Da dicembre 2017 avete assunto la direzione artistica de L’Ascensore. Cosa vi ha spinto a farlo? Il desiderio di allargare le vostre esperienze, oppure la possibilità di creare un clima di solidarietà con gli altri artisti siciliani della vostra generazione?
A.G: e L.R.: Entrambe le ragioni, in realtà. Sentivamo l’esigenza di creare un luogo che mettesse a contatto gli artisti emergenti siciliani con il mondo dell’arte e riteniamo che L’Ascensore sia il collante giusto, perché, oltre a essere un luogo espositivo, è anche uno spazio dedicato al dialogo, dove possono nascere delle connessioni.

Qual è la sua storia?
L’Ascensore è stato fondato nel 2015 da Alberto Laganà, un giovane collezionista nostro amico. L’Ascensore è una stanza di 8 metri quadrati, una vetrina dedicata all’arte contemporanea illuminata 24 ore su 24, uno spazio non profit dedicato agli artisti, che è diventato nel tempo un luogo di passaggio in pieno centro storico. Per noi è l’occasione di portare in città artisti che lavorano in un contesto internazionale, che speriamo siano da stimolo alla scena artistica locale. Tra gli artisti invitati, Diego Miguel Mirabella e il duo lituano Pakui Hardware, che esporranno nei prossimi mesi. Attualmente L’Ascensore ospita la mostra Waves di Federica Di Carlo, curata da Giuliana Benassi, che durerà fino al 18 febbraio, poi seguirà l’intervento di Vincenzo Ferlita, un giovane artista siciliano.

GenuardiRuta, INdiagonale, 2016. Palazzo Ziino, Palermo
GenuardiRuta, INdiagonale, 2016. Palazzo Ziino, Palermo

Credo che il superamento dell’idea di produzione artistica intesa in senso stretto, a favore di un’attività creativa concettuale più ampia, sia un’azione duplice che contribuisce, insieme ad altre iniziative in corso, a fare di Palermo un luogo di scambio critico, in grado di attirare l’interesse non solo del sistema dell’arte ma anche di quelle aree creative più sperimentali. Siete d’accordo?
A.G: e L.R.: Sì, a Palermo, negli ultimi anni, sono nate diverse iniziative che sono spesso l’opera di un artista, come il Caffè Internazionale di Stefania Galegati Shines o il Progetto MOON Contemporary diretto da Giuseppe Buzzotta dentro il Castello di Carini. Così come personalità come Daniela Bigi e Toni Romanelli, che non sono siciliani, hanno scelto di lavorare qui e hanno contribuito in questi anni alla formazione di una scena artistica.

Maria Rosa Sossai

www.lascensore.it

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Maria Rosa Sossai
Maria Rosa Sossai è ricercatrice nel campo delle pratiche artistiche e delle politiche dell’educazione. Nel 2012 ha fondato ALAgroup – Accademia Libera delle Arti, un collettivo indipendente che concepisce la pratica curatoriale e artistica come un processo di conoscenza condiviso, e che continua la ricerca iniziata nel 2008 con l’associazione per l’educazione all’arte esterno22. Con ALAgroup, ha curato mostre, residenze e workshop, tra i quali: “Literary Creation”, sezione della Mediterranea 18 Young Artists Biennale, Tirana; “We+Museum= To Dream a Vision or to Vision a Dream?” degli artisti Driant Zeneli e Valentina Bonizzi presso Campus in Camps a Betlemme; “Un’educazione”, ciclo di laboratori e mostre di artisti italiani e internazionali al FAI - Villa e Collezione Panza a Varese; il workshop e la mostra “Quale Educazione per Marte?” dell’artista Valerio Rocco Orlando. Dal 2013 al 2015 ha diretto AlbumArte spazio | progetti per l’arte contemporanea di Roma. Ha curato mostre e progetti in gallerie, fondazioni e musei in Italia e all’estero, tra gli altri al museo MAN di Nuoro, al Tel Aviv Museum, al SongEun ArtSpace di Seoul, alla Krishnamurti Foundation di Bangalore. A Roma ha collaborato con la Fondazione Pastificio Cerere, l’Istituto Polacco, la Nomas Foundation, the American Academy, la Real Academia de España. Con gli Istituti Italiani di Cultura di Tel Aviv e Seoul. Scrive per le riviste di arte contemporanea Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Shifter, VLNA. Ha pubblicato i libri “Vivere insieme l’arte come azione educativa” (Torri del vento, Palermo 2017), “Arte video, storie e culture del video d’artista in Italia” (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2002) e “Film d’artista, percorsi e confronti tra arte e cinema” (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2009).