Attivo a Milano da tre anni, con un passato eclettico che l’ha portato a occuparsi di tatuaggi un po’ per volontà, un po’ per gioco. In questa intervista, la storia di Marco C. Matarese, uno dei giovani tatuatori italiani più richiesti a livello internazionale.

Marco C. Matarese proviene da un mondo distante da quello dei tattoo. Classe 1975, frequenta il liceo artistico, l’Accademia di Brera con Alberto Garutti (“mi ha destrutturato, stressante ma utile”) e la scuola di cinema istituita e diretta da Ermanno Olmi. Svolge praticantato come scenografo decoratore, apre una ditta di affreschi, poi uno studio associato di architettura a Novara, comprando e vendendo antiquariato in giro per il mondo (attività che lui stesso definisce “una pirateria elegante”). Nel 2014 a Milano crea PURO TATTOO STUDIO, affascinante traduzione architettonica del vissuto del suo ideatore. Luogo che raccoglie un amalgama di sedimentazioni, con un filo logico lungo la traiettoria del caso.

Perché “PURO”? A quale immaginario appartengono gli oggetti presenti nel tuo studio, e dove li hai presi?
PURO è una cappella di campagna, una scura Wunderkammer. Si rifà all’immaginario legato sia al cattolicesimo sia ai temi alchemici, un immaginario connesso alla ricerca della purezza. Gli oggetti che convivono all’interno di PURO sono pezzi di viaggi in giro per il mondo, dove ho imparato a capire e apprezzare cose che ho avuto la possibilità di portare con me.

Puro Tattoo Studio, tattoo by Marco C. Matarese
Puro Tattoo Studio, tattoo by Marco C. Matarese

L’orizzonte comune dei tuoi tattoo è concettuale o solo estetico?
Raffiguro oggetti, statue frammentate, mirabilia provenienti da diverse fonti, ma il denominatore comune è l’uomo con le sue paure, difetti e debolezze. Uno dei temi ricorrenti, anche se dal punto di vista grafico mai ripetuto esattamente due volte, è quello delle sculture rotte, crepate. Espediente per parlare in modo elegante della psiche umana.

Oltre all’uso del solo inchiostro nero, cosa distingue il tuo stile? Da dove prendi spunto?
Graficamente traspongo su pelle la tecnica incisoria dell’acquaforte, costituita da linee tracciate con lo stesso ago ma catalogabili in diverse categorie. Le linee primarie sottolineano i volumi, le secondarie abbozzano il chiaroscuro, il graffio appena leggibile ne dà carattere. Ognuna di queste linee è ragionata per dare espressività e pathos, ma soprattutto per invecchiare bene sul corpo del mio cliente. Avendo come supporto la pelle, il tatuaggio ha alcuni limiti, ed è dovere del tatuatore rispettare e fare di questi limiti il suo punto di forza. Tematicamente, oggetti, stampe e ricordi sono mescolati per creare una poetica lontana da didascalismo e demagogia.

Tecnica e creatività sono in relazione?
Una influenza l’altra. La creatività può avere come limite la tecnica e viceversa. Vivendo in modo ossessivo il mio lavoro, cerco di spingere l’evoluzione dell’una e dell’altra mediante continua ricerca e studio, per il 90% delle volte al di fuori del mondo del tatuaggio. Rubo da acqueforti, sculture, anatomie e illustrazioni di Settecento e Ottocento, e inietto in questo mondo. Un mondo ancora molto vergine, rimasto uguale a lungo e ora rivoluzionato dalla moda e dai social.

Puro Tattoo Studio, tattoo by Marco C. Matarese
Puro Tattoo Studio, tattoo by Marco C. Matarese

Chi sono i tuoi clienti? Come ti relazioni con loro e come scegli il tatuaggio?
Spesso i clienti tendono ad assomigliare al tatuatore. Oggi i social rendono molto più semplice esporre e comunicare il proprio lavoro, e il cliente può basarsi meno sul passaparola, come in passato, e scegliere piuttosto in base all’affinità. Io lavoro su misura per il cliente, che solitamente è l’unico della giornata. Dopo aver parlato delle sue idee, dei tattoo che ha fatto prima di incontrarmi, del perché vuole sviluppare con me il prossimo tatuaggio, dopo aver analizzato con lei o lui la motivazione verso la scelta di un soggetto, cerco di esprimere il suo concetto in modo più poetico e meno didascalico. Spesso i clienti entrano in studio con un’idea ed escono con una raffigurazione diversa. Ma non impongo mai una mia visione soltanto perché ho il desiderio di tatuarla.

L’antropologo David Le Breton sostiene che oggi “il corpo è sempre più un’estensione dell’anima. Una misura del mondo…”.
L’essere umano percepisce e vive il mondo ponendosi come unità di misura. Da sempre. In molti casi, l’abuso contemporaneo che l’uomo fa di questo pianeta lo porta a non essere nemmeno più l’unità di misura del mondo che lui stesso abita. Questo gap porta a uno smarrimento e quindi alla necessità di modificare unità di misura. Ecco perché il corpo diventa in parte o in toto lo specchio del proprio immaginario.

Il tuo intervento artistico agisce solo sul corpo o su questa “misura del mondo”?
Oltre a fornire una mano capace, il mio compito è quello di interpretare l’immaginario del mio cliente mediante forti basi artistiche. Un vero artista deve disporre di un bagaglio culturale e di fantasia sufficiente a interpretare qualsiasi forma mentis.

Margherita Zanoletti

www.purotattoostudio.it
http://marcocmatarese.com

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Margherita Zanoletti
Con Francesca di Blasio ha pubblicato la prima traduzione italiana di “We are Going” dell’autrice e artista aborigena australiana Oodgeroo Noonuccal; con Pierpaolo Antonello e Matilde Nardelli ha co-curato “Bruno Munari: the Lightness of Art”. Dal 2004 idea e collabora a progetti formativi, editoriali ed espositivi connessi ad arte e scrittura contemporanee. Dal 2010 lavora presso l’Università Cattolica di Milano. Collabora con Artribune dal 2014.
  • Angelov

    Il tatuaggio aiuta la persona a sentirsi più unica ed irripetibile
    ma spesso solo per compensare quei comportamenti
    con i quali sembra volersi adeguare all’appiattimento sociale
    come il fissarsi collettivamente al proprio cellulare…