Osservatorio curatori. Francesco Urbano Ragazzi

Francesco Urbano Ragazzi è un duo curatoriale nato nel 2005 con il desiderio di sperimentare formati di produzione, esposizione, scrittura e ricerca. Le sue principali linee d’interesse sono tre: gli studi di genere, le estetiche digitali e i territori emergenti.

Francesco Urbano Ragazzi
Francesco Urbano Ragazzi

Nel processo di lavoro della coppia Francesco Urbano Ragazzi, le mostre sono spesso frutto di programmi di residenza che non si ripetono – come di solito avviene – ma variano, adattandosi al contesto cui sono dedicati. Tra le collaborazioni con istituzioni pubbliche e private si ricordano: Institut Français e Cité Internationale des Arts (Parigi), Emirates Foundation (Abu Dhabi), Futura – centre for contemporary art (Praga), Frise Künstlerhaus (Amburgo), Sinopale (International Sinop Biennale), Galeri Manâ (Istanbul), A Palazzo Gallery, Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, Fondazione Bevilacqua La Masa, Fondazione di Venezia. Dal 2012 Francesco Urbano Ragazzi è il marito di Chiara Fumai. Nel 2013 il duo ha curato a Venezia il Padiglione Internet di Miltos Manetas.

Il nostro nome viene da Google: è stata la sua barra di ricerca a suggerirci di fondere i nostri cognomi. Francesco Urbano Ragazzi non è quello che siamo, ma quello che vogliamo essere. Forse, detto con il senno di poi, è un modo per provare a pensare in modo uguale e contrario ad Alighiero e Boetti. Da curatore e non da artista. Immaginiamo la curatela come una possibilità continua di coabitazione delle divergenze: un’attività fatta di infiniti ruoli che per non tradirsi deve essere ripensata da capo all’inizio di ogni progetto. Anzi, non un’attività ma una passività produttiva che si sviluppa nell’empatia col lavoro degli artisti. È proprio da questa relazione che prendiamo le parole per il nostro statement. Quelli che seguono sono stralci di corrispondenze attorno alla realizzazione di due opere. Affondi che, parlando d’altro, parlano anche della nostra professione.

3rd Internet Pavilion, Biennale di Venezia 2013 - Francesco Urbano Ragazzi reading the Bible - photo Matilde Cerruti
3rd Internet Pavilion, Biennale di Venezia 2013 – Francesco Urbano Ragazzi reading the Bible – photo Matilde Cerruti

Non vorremmo dilungarci in grandi spiegazioni della nostra scelta, ma se vuoi ne parliamo a voce. Della figura di Anchise e della statua che vedi in allegato ci interessa soprattutto il fatto che ha una struttura contraria a quella dell’albero genealogico. Mentre le casate nobiliari rappresentano gli antenati come radici che sostengono il peso delle generazioni future, Anchise lo storto – che ama Venere e si fa fulminare da Giove – tiene in mano la statua dei suoi avi e a sua volta fa sostenere il suo peso dal figlio Enea. È forse questo il peso che ci stiamo allenando a sollevare: il peso di una storia un po’ più che personale, ma che è anche personale. Un peso che ci mette in pericolo e ci salva contemporaneamente. Una storia che precede la fondazione della città in cui sei ora, ma che ne è la condizione: un episodio che è dentro e fuori dalla storia. Proprio questo sovraffollamento di personaggi, ci sembra parlare della solitudine che affronterà l’eroe davanti al proprio destino”.

Miltos Manetas. Outside of the Internet II, 2012
Miltos Manetas. Outside of the Internet II, 2012

Summoning!
a raccolta tutte la forze.
una riunione di spiriti. Spiriti dei tempi.
Palco, pulpito, cattedra.
Tutti di fronte, in un gesto di disperato coraggio.
Richiamo alla presenza. Alle presenze.
A far traballare le stanze dei maschi.
Per un momento e per tutta la storia.
Mai più soli.
Per sempre soli.
Mai più soli!

a cura di Marco Enrico Giacomelli

www.e-ven.net

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #22

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • zaooo

    belli e bravi anche se consigliamo un divorzio da mogli antipatiche e stitiche