Da Torino a Graz, passando per mezzo mondo. Parla Luigi Fassi

Ha cominciato a operare a Torino, ma poi ha trascorso periodi di studio e lavoro in varie parti del mondo, da New York alla Finlandia. Approdato all’ar/ge kunst di Bolzano in qualità di direttore artistico, ora è curatore del settore arti visive del festival steirischer herbst di Graz. Intervista con Luigi Fassi.

Luigi Fassi

Com’è avvenuta la tua nomina?
Nel 2012, quando lavoravo all’ar/ge kunst di Bolzano, sono stato contattato direttamente dal festival, che mi ha offerto il ruolo di curatore. Si è avviato così un dialogo che mi ha portato a Graz.

Quali sono le maggiori differenze rispetto a come lavoravi in Italia?
La differenza principale è data dalla natura dell’istituzione, un festival appunto e non una struttura con un proprio spazio espositivo. Ciò richiede un approccio diverso alla curatela, tanto più pensando che lo steirischer herbst è un festival interdisciplinare e dedito alla produzione di nuove opere. In tal senso, il mio lavoro per le arti visive si è focalizzato proprio su un’attività di commissione e produzione finalizzata alla realizzazione di progetti espositivi per il festival, che si svolge ogni anno in autunno.

Cosa offre il sistema dell’arte austriaco?
L’Austria è in una fase di visibilità crescente per quanto riguarda il suo sistema artistico. Ci sono più istituzioni rispetto ad alcuni anni fa e in generale gli investimenti nel settore sono stati aumentati e non ridotti. Graz, in specifico, è una città che, a partire dalla sua riuscita candidatura a Capitale Europea della Cultura nel 2003, ha mutato pelle e si è proposta come attivissimo centro di produzione artistica e culturale. Tra kunsthalle, kunstverein, kunsthaus, gallerie, spazi indipendenti, residency per artisti e festival, l’offerta è ricchissima e dà un ritmo assai vivace alla città (in questo momento è particolarmente propositivo il Grazer Kunstverein). È un sistema molto ambizioso, che richiede impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti per essere portato avanti e che ad oggi ha dato a Graz una centralità che non ha mai avuto nei decenni passati.

Kunsthaus Graz (interno/foyer) –© Christian Plach
Kunsthaus Graz (interno/foyer) –© Christian Plach

Cosa ti manca dell’Italia in termini professionali?
In Italia i curatori e gli artisti condividono molti dei loro percorsi e c’è un importante senso di comunanza e continuità, più forte che altrove. In Austria il ruolo del curatore è più istituzionale che in Italia (vi sono meno freelance, ad esempio) e i rapporti sono a mio avviso meno intensi.

Ti senti di continuare a contribuire al dibattito italiano o ne hai preso le distanze?
Mi aggiorno il più possibile sulla scena italiana seguendone le evoluzioni e continuo a coinvolgere artisti italiani nei miei progetti. L’ultimo con cui ho lavorato, a Graz, è stato Danilo Correale.

Quali differenze nella visione e strategia culturale fra Italia e Austria?
I paragoni sono difficili: l’Austria infatti è un piccolo Paese di 7 milioni di abitanti, più simile a quelli scandinavi che non all’Italia. Come dicevo sopra, è un Paese che non sta mettendo in discussione i finanziamenti pubblici alla cultura: anzi, li sta aumentando per contribuire innanzitutto allo sviluppo armonico del Paese e dei suoi cittadini e in secondo luogo anche alla crescita della sua attrattività turistica, che è oggi già molto importante. L’Austria è ancora molto legata al suo passato imperiale, è proprio lo sviluppo della cultura contemporanea è importante per l’evoluzione del Paese. Questo aspetto del rapporto passato/futuro può offrire alcuni interessanti elementi di confronto con l’Italia.

Kunsthaus Graz (facciata ingresso)– foto Universalmuseum Joanneum/Nicolas Lackner
Kunsthaus Graz – foto Universalmuseum Joanneum/Nicolas Lackner

Torneresti in Italia? A quali condizioni?
Oggi la mobilità geografica di chi opera nell’arte è sempre più forte e cambiare contesto è normale. In Italia ci sono istituzioni importanti e affascinanti che rendono la nostra scena sempre attrattiva, anche da uno sguardo esterno.

Quali consigli daresti ai tuoi colleghi per lavorare in Austria e per lavorare in Italia?
In entrambi i casi contano la passione e la voglia, assieme alla capacità di saper inventare modelli di lavoro, progettualità e idee.

Neve Mazzoleni

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #18
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Neve Mazzoleni
Neve Mazzoleni si è laureata in Lettere Moderne vecchio ordinamento con indirizzo in Storia e Critica delle Arti a Milano con Giovanni Agosti. Nel 2006 ottiene il diploma di master in Management of Art and Culture presso Trentino School of Management ed entra nel team progettuale di UniCredit& Art, diretto da Catterina Seia. Attualmente è project manager culturale in Group Giving, Events & Art Management di UniCredit, dove si occupa del coordinamento generale delle mostre internazionali e della gestione e valorizzazione della Collezione Corporate. Negli anni ha maturato una solida esperienza sulle tematiche delle sponsorizzazioni culturali, del rapporto Pubblico/Privato a favore della Cultura, di innovazione culturale e centri di produzione creativa. Tiene lecture per master di economia della cultura. Scrive per Doppiozero e Artribune, per la quale cura la rubrica da lei ideata Brain Drain - cervelli in fuga del mondo della cultura. Dal 2011 scrive regolarmente per il Giornale delle Fondazioni e per Arte&Imprese. È membro del Comitato di redazione di Tafter Journal. Ha scritto per Fizz, Arskey, Tafter. È iscritta al master in Social Innovation, Social Business&Project Innovation (MES) di ASVI Social change.