La visione di Diego Miguel Mirabella

Diego Miguel Mirabella, alla sua prima personale, da Operativa Arte contemporanea, analizza la visione in tutte le sue sfaccettature. Lo abbiamo incontrato dopo aver visitato la sua mostra a Roma, che si chiude il 10 novembre.

Diego Miguel Mirabella, Senza titolo, 2013 - stampa inkjet HDR e acrilico su carta ,40 x 30,5 cm (dittico), Courtesy Operativa Arte Contemporanea, Roma

Il giovanissimo artista Diego Miguel Mirabella, classe 1988, alla sua prima mostra personale, allestita presso lo spazio romano Operativa Arte contemporanea (O.A.C.), propone di percepire la realtà in una maniera onnicomprensiva, considerando e attribuendo a ciò che è vicino e ciò che è lontano la stessa importanza, concorrendo dunque consequenzialmente a una percezione e consapevolezza del reale più completa.
Il titolo della mostra, Entrano Fuggendo, si ispira alle note presenti al margine di alcune commedie di Shakespeare. Ma in questo caso si fa riferimento al concetto dello sguardo – già da tempo oggetto della ricerca di Mirabella – inteso come un flusso continuo, il quale viene interrotto dal passaggio delle cose, che entrano, si manifestano e fuggono dal campo visivo.
Mirabella generalmente lavora sviluppando fino all’esaurimento progetti/ricerche che sviscera attraverso diversi media: dal disegno alla fotografia, dalla scultura all’installazione fino al video.
La mostra da O.A.C. si sviluppa sui due piani della galleria e ripercorre tre diversi recenti cicli di lavori dell’artista. Al centro della prima sala l’installazione Tutto Aperto, Tutto Chiuso #2, #3. Un lavoro che “tratta del pneuma della visione”, chiarisce l’artista, “ovvero della totale apertura e della totale chiusura che fanno parte dello stesso paradosso”. Su uno schermo video e una piantina a terra si posano delle polveri colorate che, sovrapponendosi gli oggetti, ne offuscano la visione e ne alterano apparentemente i confini. Sulle pareti circostanti invece si trovano alcuni lavori della serie Entrando fuggendo: manufatti in lattice colorato, dai caratteri pittorici, che ripetutamente piegati/sovrapposti hanno assunto una forma plastica.
Al piano inferiore della galleria il visitatore al buio farà esperienza della scoperta, alla ricerca della piccola installazione dal titolo E come ogni cosa fatta male funzionava in modo inappuntabile, con professionale assenza di stupore; tra una stanza e l’altra, un piccolo fiore si presenta semplicemente per ciò che è.

Diego Miguel Mirabella - Entrano Fuggendo - veduta della mostra presso Operativa Arte Contemporanea, Roma 2013
Diego Miguel Mirabella – Entrano Fuggendo – veduta della mostra presso Operativa Arte Contemporanea, Roma 2013

Qual è la ricerca di fondo che unisce i lavori all’interno di questa mostra?
La visione è una parte principale del mio lavoro. Considero il guardare come già un pensare, ovvero un toccare le cose. La chiave di questa mostra è un piccolo lavoro [Entrano Fuggendo, N.d.R.] che presenta un paesaggio sovrapposto da un’immagine che, trovandosi in primo piano, è ipersfocata. Questo lavoro ben permette di cogliere come entrambi i piani facciano parte della verità di quella porzione di spazio, della nostra visione.

Entrando Fuggendo è sia il titolo della mostra che dei grandi drappi colorati in lattice. Potresti spiegare la scelta della frase pressa in prestito da Shakespeare? Quale è la connessione?
Ho pensato a questa mostra come a una camminata. Il titolo fa riferimento a un atteggiamento che gli attori devono assumere nell’entrare sul palco, io l’ho intesa come aspetto degli oggetti, che passano e poi si pongono dietro di noi. L’uomo ha bisogno della comprensione del tutto. Ciò è impossibile e in questa mostra cerco di dimostrare proprio questo.

Quindi la tua è una ricerca, un tentare di scoprire e di giungere alla verità, alla comprensione del reale visibile?
Io credo che la totalità delle cose possa essere trovata nella prossimità. Sia ciò che è più prossimo che ciò che è più distante partecipano allo totalità dello sguardo. Nei miei lavori tento di rappresentare proprio questa sovrapposizione, giustapponendo gli oggetti tra di loro senza fonderli, facendogli compartecipare alla verità del loro apparirci. La verità è nella prossimità della presenza. Non credo che l’arte sia un arrivo alla verità, ma è un evento che nonostante sia qualcosa di inoperoso allo stesso tempo irrompendo nella logica della vita ne tronca il flusso narrativo.

Martina Adami

Roma // fino al 10 novembre 2013
Diego Miguel Mirabella – Entrano Fuggendo
OPERATIVA ARTE CONTEMPORANEA
Via del Consolato 10
[email protected]
www.operativa-arte.com

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Martina Adami
Critica e curatrice, vive e lavora a Roma. Ha collaborato con l’Istituto Nazionale per la Grafica alla digitalizzazione e archiviazione della collezione video, nonché alla realizzazione di diverse mostre. Nel 2011 è stata corrispondente da Londra per: Exibart, Exibart International e Inside Art. Attualmente collabora con diverse riviste di settore e scrive per il blog CasaNoi curando la sezione “Arte e architettura” e “Arredamento e fai da te”.