Alfredo Pirri contro la deriva autoritaria del governo: nessuno tocchi la libertà di espressione

Dopo i recenti attacchi a Roberto Saviano da parte del ministro Salvini e le minacce antisemite ricevute da Adachiara Zevi, Alfredo Pirri, in una lettera accorata indirizzata ad Artribune, invita il mondo dell’arte e della cultura a mobilitarsi per difendere la libertà di espressione…

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Il 20 luglio scorso Roberto Saviano ha pubblicato sul suo profilo facebook un appello dal quale traggo le seguenti parole “… Non l’ho mai fatto, ma vi chiedo di essere oggi con me in questa battaglia …Tocca agli uomini di buona volontà prendersi per mano e resistere all’avanzata dell’autoritarismo. Anche di quello che, per fare più paura, usa la carta intestata di un Ministero, impegnando l’intero Governo contro uno scrittore…”. Lo stesso giorno il quotidiano, la Repubblica pubblica un’intervista allo scrittore che a un certo punto dice “… Se artisti, scrittori, intellettuali tacciono è perché hanno paura dei picchetti social, delle allusioni ai loro beni, sulle loro proprietà. Ma oggi è sotto attacco lo stato di diritto…”.Vorrei fare mio questo ragionamento e il suo appello. Non si tratta effettivamente di proteggere Roberto Saviano, anche se la minaccia di togliergli la scorta da parte del Ministro Salvini lo espone a pericoli gravi, qui si tratta di proteggere lo scrittore, l’intellettuale e con lui il diritto di ognuno di criticare il potere anche con parole violente.

IL PERICOLO DELL’AUTORITARISMO

La minaccia messa in atto dal Ministro verso lo scrittore, insieme alle minacce anonime rivolte alla storica dell’arte Adachiara Zevi (entrambi gli atti figli della stessa mentalità) ci portano ad un passo dal baratro dell’autoritarismo, anzi indicano che forse ci siamo già caduti senza rendercene conto, così come non se ne resero conto i nostri padri e nonni alla comparsa del fascismo. Cadere nel baratro non sempre provoca dolore immediato, a volte l’atterraggio individuale è soffice e indolore perché accompagnato dal riso e dall’ironia, solo in seguito s’inizia ad avvertirne la tragedia, quando la caduta diviene collettiva come un diluvio di corpi che crollano in quella diventata ormai fossa comune. Le mie parole non vogliono tradursi in un appello che raccolga firme, è il saluto a uno scrittore che non saprei come raggiungere di persona e poi un invito ai miei colleghi a esprimerci individualmente o in forma collettiva per uscire dal mutismo stupito da quello che accade o, al massimo, dal balbettio inutile delle barzellette che circolano su Salvini e soci. Facciamo che il ridere di loro non divenga l’introduzione comica di un atto terribile ma di quella che un tempo si chiamava  “risata che li seppellirà”.

IN DIFESA DELLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

Per seppellirli con una risata, però, oggi bisogna salvare le parole degli artisti e degli intellettuali, impedire che lo stato si costituisca nei loro confronti come parte civile e affermare, al contrario, che è espressione di civiltà rispettare e sostenere i loro atti. Perché gli intellettuali costituiscono la ferita aperta dell’essere civile, sperimentano sulla propria pelle la sofferenza insegnando agli altri come contrastarla, a volte ne sono addirittura la purulenza che nessuno è disposto a sopportare. Essi sono la libertà stessa che prende forma, la dichiarazione e dimostrazione della sua esistenza. Non è accettabile, nemmeno immaginabile che un artista o un intellettuale possa non essere libero di dire, come meglio gli pare la sua parola o la sua forma, in qualsiasi modo, fino a esporsi perfino con parole e forme irresponsabili. Naturalmente tutto questo vale per tutta la comunità civile, per ogni suo membro, eccezione fatta per chi ricopre responsabilità di potere e controllo, perché in questo caso le sue parole assumono immediatamente (cioè senza mediazione alcuna, nemmeno quella della legge) una proporzione reale e quindi diventano subito fatti.

LA FUNZIONE CIVILE DELL’INTELLETTUALE

L’intellettuale è chi sostiene la verità, possedendone la tecnica, in maniera mai definitiva ma urgentemente vitale. Questo vale per tutti gli artisti, sia per coloro disposti a condividere la propria libertà con gli altri in forma comune, con una lingua collettiva, sia per chi difende e protegge la propria forma tagliandola fuori da ogni luogo collegiale. In entrambi i casi (quindi tutti) l’intellettuale e l’artista rappresentano, con la loro esistenza, qualcosa d’intoccabile. Una barriera che anche se solo minimamente intaccata produce un buco nel sistema civile di tali dimensioni da aprire a una slavina, a una frana possente, infine a una catastrofe storica. Facciamo, quindi, argine e resistenza a questa minaccia prima che ci travolga tutti.

– Alfredo Pirri

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
  • Luca Rossi

    A me sembra che ci si esprima fin troppo. Gli artisti dovrebbero porsi questo problema .Anzi, nel sistema dell’arte Chi non si esprime in un certo modo viene subito allontanato e ostracizzato. Quindi L’arte in Italia è un sistema autoritario che nasce Ben prima di Salvini.

    • Lino Baldini

      Condivido!

    • StefanoDiMilano

      mica fanno solo ikea evoluta e giovani indiana jones? in italia chi è che si esprime socio politicamente sul contemporaneo? Inoltre stiamo parlando proprio di esprimersi direttamente, non tramite il proprio lavoro, come intellettuali a tutto tondo non solo da artisti.

    • ruspio

      Giusto. Quelli che ora si lamentano sono quelli che sono vissuti grazie al sistema dell’arte italiano , quello sì davvero mafioso e fascista .

  • http://www.athanor-arte.com Domenico Ghin

    Perfettamente d’accordo con Luca Rossi . Anzi direi che questo sistema, fin troppo definito, si è definito non solo in Italia, ma anche in Europa e non solo, visto come artisti anche di primo piano a livello internazionale, come ad esempio Ai Weiwei, sfruttanno il tema del momento per crearsi ulteriore visibilità .

  • Angelov

    Gli unici in Italia che dovrebbero esprimere qualche perplessità sui progetti di questo “Governo del Cambiamento”, dovrebbero essere i Massoni; infatti nel contratto di governo viene negato loro l’entrata in politica, e questo rappresenterebbe un vero e grave fatto perché, come saprete, nel corso della storia, l’autoritarismo e le persecuzioni iniziarono proprio con un attacco alla Massoneria.
    Che poi gli intellettuali italiani dell’arte contemporanea, si identifichino come una Massoneria, beh tutto sommato, niente di nuovo sotto il sole, no?

  • Giorgio Giovanni Guastella

    Alfredo Pirri dove sarebbe l’intento di impedire la libertà di espressione? Salvini ha querelato Saviano perché lo ha definito “ministro della malavita”: se questa è libertà d’espressione…

    • Anna Maria Panzera

      Il fatto è che Salvini con la malavita o con atteggiamenti mafiosi ha avuto a che fare davvero; ma soprattutto la sua querela non mi pare sia stata fatta a titolo personale, bensì come ministero. Ora, che un ministero – che deve difendere i diritti di tutti – faccia causa a un privato, è cosa quantomeno bizzarra, se non lesiva della libertà d’espressione, appunto. Ricordo che ľallora ministro Minniti blindò Napoli, esclusivamente per permettere a Salvini di pronunciare le sue insulsaggini. Perciò, Salvini ha goduto di quel medesimo diritto che ora nega; e ne gode ogni volta che insulta un meridionale, un migrante, suoi colleghi di area differente, il presidente della Repubblica o chicchessia. È la democrazia. I politici devono accettare anche le critiche più pesanti: se riescono, rispondano coi fatti. Che, invece e drammaticamente, mancano.

    • StefanoDiMilano

      non essere ingenuo! Salvini ha querelato Saviano come ritorsione per non essere stato zitto. Non bisogna parlare dei 5 milioni rubati allo stato , non bisogna fare dichiarazioni pro migranti oppure ti attaccano come possono. Come con Boeri, minacciato di licenziamento per aver dato legittimamente dei dati. Stanno mettendo a tacere la cultura TUTTA con la paura di ritorsioni, un tempo era la violenza ora è lo squadrismo mediatico, la delegittimazione, lo shaming che mira a rovinarti la reputazione e a metterti contro l’opinione pubblica. E tutti zitti, per paura che nessuno finanzi il prossimo film oppure orde di troll sui social ti si asfaltino. Saviano nonostante questo è stato uno dei pochi che se n’è fregato delle invenzioni su di lui, dell'”attico di new york”, del plagio, delle velate minacce sulla scorte e di tutto il fango che gli han tirato contro e ha manifestato chiaramente il
      suo dissenso. E Salvini allora ha usato la querela su carta intestata dl ministero cercando una qualcosa a caso da usar contro di lui. E’ un atto vergognoso e bisogna rendersene conto.

      • Giorgio Giovanni Guastella

        Meno male che in Italia abbiamo Lei che non è ingenuo e ci spiega come stanno le cose!

        • StefanoDiMilano

          fortunatamente non solo io. Ma io son sicuro che lo sappia anche lei che è così. sa benissimo che lo scontro Saviano Salvini è iniziato prima di quella citazione quindi perché deve fingere di credere che la querela sia solo per quello? Cos’è diventato permaloso da un giorno all’altro Salvini?

          • Giorgio Giovanni Guastella

            Ma che c’entrano le motivazioni di Salvini? Vogliamo restare sul punto, e cioè che secondo Pirri Saviano avrebbe il diritto di “parola” di definire (senza provarlo!) “ministro della malavita” un ministro della Repubblica? PS: perché sia chiaro, nessuno dei due “personaggi” mi è simpatico

  • f_cascino

    Come non essere d’accordo con Alfredo Pirri, si possono dire poche cose più e meglio di quelle che ha scritto qui, per esempio che l’arte, da sempre, formalizza sentimenti e sentire politico inteso come cultura della convivenza e delle regole che ne costituiscono il nerbo necessario, il dispositivo abilitante alla comprensione di fenomeni complessi. per quel che attiene alla sua partecipazione (con una semplice conferenza) al programma del palaExpo e del MACRO, da molti indicata come contraddittori a questa chiamata alle arti… dico solo: dov’erano i detrattori quando 5Stelle e Lega ci portavano in questo baratro? E perché non si può dialogare (dialogare, non produrre opere) all’interno di questi sistema per convincere quelli che cascano nella retorica sempliciotta, che la realtà è ben diversa…? A parte il fatto che Pirri ha accettato l’invito un mese fa, ben prima della nomia di Pietroiusti a Presidente di PalaExpo… Le persone di buona volontà capiranno, gli altri, esaltati masaniello dell’una e dell’altra parte, non meritano risposta. per fortuna sono sempre finiti male.

    • http://www.athanor-arte.com Domenico Ghin

      L’arte è sempre stata convivenza e accoglienza, ma non forma politica di convivenza e accoglienza, in questo sta la differenza . Una forma politica come quella di oggi può generare nient’altro che un sistema.