Vendesi a Mentana la villa del critico d’arte Federico Zeri. Base d’asta 2,4 milioni di euro

Il grande critico d’arte nel 1998 lasciò in eredità la sua villa – con biblioteca e fototeca – all’Ateneo bolognese, esprimendo la volontà che la sua dimora diventasse un centro di studi. Oggi però l’immobile è in vendita con base d’asta pari e 2,4 milioni di euro, per via della difficoltosa manutenzione

Villa Zeri, fonte: www.investinitalyrealestate.com

Gli antichi Romani sostenevano che i luoghi e i paesaggi fossero protetti da particolari numi tutelari, chiamati Genius Loci, appunto. Una credenza che nel corso dei secoli, trasposta in architettura, è diventata una locuzione che esprime l’identità di un luogo in connessione agli aspetti socio-culturali, linguistici e comportamentali dei suoi abitanti. Non si può fare a meno di ricordare questa affascinante teoria quando si pensa a Villa Zeri, la dimora voluta e costruita dal critico d’arte Federico Zeri (Roma, 1921 – Mentana, 1998) a Mentana, in provincia di Roma. Casa, studio, locus amoenus, scrigno contenente opere d’arte collezionate durante l’arco di una vita, e infine sede della Fondazione a suo nome: ha avuto tante anime – o forse sarebbe meglio dire tanti Genii – il luogo in cui ha vissuto il grande critico d’arte romano, oggi però in procinto di vendita. Ebbene sì, l’Università di Bologna – a cui Zeri prima di morire aveva lasciato la sua villa con annesse biblioteca e fototeca, ha messo all’asta il bene immobiliare (e culturale), per un valore pari a 2,4 milioni di euro. Proprio nell’anno in cui l’ateneo bolognese si appresta a celebrare il ventennale dalla scomparsa del grande critico d’arte.

Gianni Berengo Gardin, Federico Zeri, Roma, 1988
Gianni Berengo Gardin, Federico Zeri, Roma, 1988

PROFILO DI UN INTELLETTUALE CONTROCORRENTE

Studioso e storico dell’arte eccentrico – era stato avviato dal padre agli studi di scienze naturali –, Federico Zeri è considerato uno dei più straordinari conoscitori della pittura italiana dal Duecento al Cinquecento. L’incontro decisivo avviene all’inizio degli anni Quaranta quando, all’Università di Roma, frequenta i corsi di Pietro Toesca, con cui si laurea nel 1945. Ed è proprio Toesca a presentare Zeri a Bernard Berenson, il grande critico d’arte a cui dedicherà il volume Maestro delle tavole Barberini (Einaudi, Torino 1961). Alla fine della guerra risale invece la conoscenza di Giuliano Briganti, di Mario Praz e soprattutto di Roberto Longhi.  Nel 1948 Zeri è nominato direttore della Galleria Spada di Roma, e negli anni Sessanta svolge un ruolo di primo piano nella costituzione del J. Paul Getty Museum di Malibù. Nel 1993 viene nominato vicepresidente del Consiglio nazionale dei beni culturali, e nel 1997 è ammesso all’Académie des Beaux-Arts di Parigi dove prende il posto di Richard Nixon. Il 6 febbraio 1998 gli è conferita la laurea ad honorem dell’Università di Bologna, istituzione a cui ha lasciato in eredità la villa di Mentana, la fototeca e la biblioteca d’arte, affinché venisse continuata la sua attività di studio e ricerca.

Federico Zeri
Federico Zeri

STORIA DI UNA DIMORA E DI UNA GRANDE COLLEZIONE…

Poco prima della morte di mia madre, nel 1959, avevo acquistato una decina di ettari a Mentana, nelle vicinanze, allora poco frequentate, di Roma, al fine di costruirvi un giorno la mia casa. Quattro anni più tardi incaricai un architetto di Roma, Andrea Busiri Vici, di disegnarmi un progetto. Busiri Vici inventò un edificio molto semplice che io semplificai ancor più, disposto attorno a un piccolo cortile interno destinato ad accogliere la mia collezione di iscrizioni e di frammenti antichi, che in seguito è diventata una delle più importanti collezioni private nel suo genere, dopo quella formata nel Settecento dal cardinale Alessandro Albani”. Con queste parole Federico Zeri descrisse la sua casa, una villa alle porte di Roma che, nel corso dei decenni, divenne un vero e proprio museo privato: la collezione del critico comprendeva dipinti, sculture e opere dell’antichità (mosaici di Antiochia, ritratti del Fayyum, sculture di Palmyra, marmi romani), destinati dallo studioso agli eredi e a importanti istituzioni museali: Musei Vaticani, Accademia di Francia a Roma, Museo Poldi Pezzoli di Milano, Accademia Carrara di Bergamo. La collezione di epigrafi, in particolare, conta ben 400 pezzi, mentre la fototeca è costituita da oltre 290mila fotografie di opere d’arte e monumenti.  

Giovanni Volpato, Erma con i ritratti di Anton Raphael Mengs e José Nicolás de Azara, 1785-1798 - Collezione Federico Zeri
Giovanni Volpato, Erma con i ritratti di Anton Raphael Mengs e José Nicolás de Azara, 1785-1798 – Collezione Federico Zeri

…E IL DESTINO DI UN PATRIMONIO CULTURALE (E IMMOBILIARE)

“L’immobile, noto come Villa Zeri, è situato nel Comune di Mentana, alle porte di Roma. La villa è circondata da terrazzi e giardini con vista sul Monte Gennaro e sul Terminillo e comprende terreni utilizzati per attività agricola. Il compendio, un tempo sede della Fondazione Zeri, custodisce al suo interno una delle più ampie raccolte di epigrafi romane, di notevole valore storico e artistico per la loro singolarità e ricchezza, collezionate da Federico Zeri, uno dei più autorevoli studiosi di Storia dell’Arte di sempre, che ha donato la sua casa museo all’Università di Bologna ‘Alma Mater Studiorum’”. È questa la descrizione che accompagna l’annuncio di vendita di Villa Zeri sul sito Invest in Italy Real Estate. Una storia turbolenta, quella che attanaglia la villa, fino al 2010 sede della Fondazione Zeri, istituzione poi trasferita a Bologna presso il convento di Santa Cristina insieme alla fototeca, la libreria e le epigrafi per motivi di conservazione. Le stesse motivazioni che oggi spingono l’Università di Bologna a inserire la villa nel piano di dismissione, per via della difficile manutenzione. Ma forse non tutto è ancora perduto: l’Ateneo sta cercando accordi con il Comune di Mentana, imprenditori e onlus locali per la valorizzazione della villa. E chi lo sa, forse un giorno tornerà a essere nuovamente un centro di studi, proprio come aveva espresso il suo Genius  Zeri.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.