Record di visitatori e di incassi nei musei statali. Ecco i numeri della Riforma Franceschini

Boom di visitatori, incassi, restauri e progettazione culturale a breve e lungo termine. Ecco tutti gli obiettivi messi a segno dalla riforma sui musei statali voluta da Dario Franceschini, e discussi ieri a Roma durante un incontro con i “super-direttori” protagonisti dell’”inversione di tendenza” del sistema culturale italiano

Dario Franceschini e i "super-direttori" dei musei statali italiani
Dario Franceschini e i “super-direttori” dei musei statali italiani

“Un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto”. È questa la definizione della mission di un museo secondo l’articolo 2 dello Statuto dell’ICOM – International Council of Museum. Una definizione che, in questi giorni, sicuramente torna alla memoria e porta a trarre (felici) conclusioni, dopo l’incontro avvenuto a Roma tra il Ministro della Cultura Dario Franceschini e i direttori – ribattezzati “super” – dei musei italiani diventati autonomi a seguito di quella riforma che nel 2014 si prefissava l’obiettivo di riconfigurare il sistema museale italiano, nonostante polemiche, ricorsi al Tar e tran tran mediatico. Ma stando al bilancio stilato a due anni dall’insediamento dei “super-direttori” nei musei statali, la riforma Musei italiani 2014-2017 tanto voluta da Franceschini ha dato i tanto sperati frutti: dando un’occhiata ai primi dati, tanto per cominciare, dal 2013 ad oggi i visitatori nei musei statali sono aumentati del 18,5% (+7 milioni), arrivando al record di 45,5 milioni di ingressi nel 2016 e confermando un positivo trend di crescita anche nel 2017.

LA RIVOLUZIONE E L’INVERSIONE DI TENDENZA

“La riorganizzazione del Ministero sta dando i suoi frutti. A tre anni dalla riforma che ha riconosciuto ai musei dello Stato piena dignità giuridica come Istituti, i visitatori nei luoghi della cultura statali sono passati da 38,5 milioni a 45,5 milioni e gli incassi hanno raggiunto i 175 milioni di euro”, commenta soddisfatto Dario Franceschini. “Numeri che sono destinati ad aumentare anche quest’anno, con la crescita del 9,4% dei visitatori e del 13,5% degli introiti nei primi 9 mesi, e che testimoniano una radicale inversione di tendenza dovuta alle importanti novità introdotte con il sistema museale nazionale”. Un’inversione di tendenza che si sta propagando in tutta Italia, da Nord a Sud. Tra le regioni più virtuose in termini di visitatori e incassi, spiccano la Liguria (rispettivamente +22,7% e +8,4%), la Puglia (+18,3% e +13,5%), il Veneto (+20% e +73,7%), il Friuli Venezia Giulia (+13,7% e +19,2%), la Toscana (+10,5% e +14,9%) e la Campania (+10,8% e +13,9%). Ma ecco nel dettaglio tutti i numeri e i risultati che la Riforma Franceschini ha dato negli ultimi due anni.

– Desirée Maida

1. I MUSEI E I PARCHI ARCHEOLOGICI PIÙ VISITATI: IL RILANCIO DELLA CAMPANIA

Pompei

Il focus sui primi venti musei e Parchi Archeologici del Colosseo e di Pompei evidenzia una crescita ancora più forte nel confronto tra i primi 9 mesi del 2017 e l’analogo periodo del 2016: i visitatori aumentano dell’11% e gli introiti del 14,5%. Gli istituti più performanti sono la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (+84% visitatori e +182% introiti), le Gallerie dell’Accademia di Venezia (+83,2% visitatori e +205,8% introiti), seguiti dal Museo di Capodimonte (+55% visitatori e +29,8% introiti), dalla Reggia di Caserta (+23,3% visitatori e +27% introiti), dai Musei Reali di Torino (+20,5% visitatori e +13,3% introiti) e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (+19,9% visitatori e +73% introiti). Nel 2017 i grandi attrattori mantengono uno sviluppo costante: è il caso del Colosseo (+10,2% visitatori e +9,3% introiti), delle Gallerie degli Uffizi (+14,6% e +15,1%), della Galleria dell’Accademia di Firenze (+11,3% e +11,8%) e della Pinacoteca di Brera (+12,7% e +16,6%). Le percentuali di crescita dei visitatori nel periodo 2013 – 2016 registrano incrementi che variano da +2,2% a + 1727,8%. Tra gli aumenti più marcati figurano diverse realtà rilanciate dalle nuove direzioni autonome e interessate da crescite sostenute dei flussi del turismo culturale come il Museo Nazionale di Reggio Calabria, passato da 11.522 a 210.598 visitatori grazie alla apertura del nuovo museo e al nuovo allestimento dei Bronzi di Riace; il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (+203%), il Museo di Capodimonte (+64,6%), la Reggia di Caserta (+55,3%), il Parco Archeologico di Paestum (+47,5%), il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (+46,7) e il Parco archeologico di Pompei (+37,1%). Allo sviluppo degli istituti della cultura del sud, corrispondono percentuali importanti anche al nord Italia: al Palazzo Reale di Genova (+50,3%), alla Pinacoteca di Brera (+37,5%) e ai Musei Reali di Torino (+29,1%).

2. IL SUCCESSO DELLE DOMENICHE GRATUITE

Firenze, folla agli Uffizi

Nelle 39 edizioni delle domeniche gratuite, sono 11.158.216 milioni le persone che hanno visitato i musei e le aree archeologiche statali. Il dato risulta dalla somma degli oltre 2,8 milioni del 2017, dei 3,2 milioni di ingressi nelle prime domeniche del 2016, dei 3,5 di ingressi nelle prime domeniche del 2015 e di 1,5 milioni delle sei edizioni del 2014. Si tratta ormai di una consuetudine per famiglie e turisti: i dati mostrano che dalla prima edizione del luglio del 2014, le presenze sono sostanzialmente raddoppiate ed ormai si attestano sui 250-300mila visitatori per ogni edizione, con picchi significativi, come quello della prima domenica di aprile del 2016 con 376mila presenze e quello di 360mila nello scorso ottobre. Il considerevole successo delle domeniche gratuite non penalizza gli incassi, come dimostrano le rilevazioni che registrano un trend di crescita del numero dei visitatori paganti che rispetto al 2016 crescono del 7,4% (+1,3 milioni di euro).

3. DETRAZIONI FISCALI E MECENATISMO

La Reggia di Caserta restaurata

Il 10% delle erogazioni liberali di Art bonus avvenute dal 2014 ad oggi è andato al recupero e al restauro del patrimonio culturale di proprietà dei musei pubblici italiani. Si tratta di oltre 19 milioni di euro, su un ammontare complessivo di 199 milioni per interventi di restauro sul patrimonio culturale della pubblica amministrazione o a sostegno di archivi, biblioteche, teatri di tradizione, fondazioni liriche ed enti di spettacolo. La cifra complessiva è merito di oltre 6.280 mecenati, che hanno scelto di investire nella bellezza del Paese, usufruendo della detrazione fiscale del 65% sulla somma donata.

4. LA SVOLTA “DIGITALE” DEI MUSEI

Michelangelo Merisi, Testa di Medusa Firenze, Galleria degli Uffizi

Dal 2014 la presenza digitale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali si è intensificata e strutturata, in particolare sulle principali piattaforme social: non soltanto su Facebook e Twitter, ma anche su Instagram. Con un lavoro che ha messo a sistema gli Uffici promozione comunicazione dei principali Istituti e dei Poli museali, il Ministero ha dato vita alla rete dei musei sia con la creazione del gruppo Telegram #MuseiSocial, dove vengono condivisi i principali contenuti digitali, sia con la realizzazione di campagne che, ogni mese, esplorano le collezioni italiane secondo temi diversi, proponendo inedite interpretazioni. Grazie anche alle campagne social, in poco meno di un anno e mezzo il nuovo profilo Instagram si è posizionato a livello nazionale come luogo di valorizzazione, scambio e condivisione delle collezioni museali. Per fare un esempio, si può citare L’arte ti somiglia, campagna arrivata alla sua terza edizione che ha ricevuto il premio Areté 2017 per la comunicazione pubblica. Promossa su tutti i profili social, L’arte ti somiglia è stata valorizzata sul web e diffusa in televisione negli spazi istituzionali della Presidenza del Consiglio. Il grande successo registrato ha contribuito ad ampliare la conoscenza e la diffusione delle collezioni d’arte italiane, della loro ricchezza e varietà anche negli aspetti meno noti e a volte sconosciuti.

 

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Vive a Palermo, dove collabora con gallerie d’arte, scrive per testate d’arte contemporanea e lavora come storico dell’arte e curatore.