Ecco come sono andati gli Stati Generali del Paesaggio. Un report della due giorni romana

A quasi vent’anni di distanza dalla Conferenza nazionale del Paesaggio tenutasi nel 1999, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha sentito la necessità di fare il punto sul futuro delle politiche paesaggistiche in Italia.

Oltre quaranta sono i tecnici del settore che tramite interventi, tavole rotonde e momenti di discussione hanno cercato, nelle due giornate degli Stati Generali del Paesaggio, tenutesi sotto gli auspici del Mibact tra il 25 e il 26 ottobre, di dare una panoramica della situazione economica, legislativa e culturale del paesaggio italiano. Ad ospitare l’evento è stato scelto Palazzo Altemps a Roma, che con le sue ricche decorazioni, popolate da intrecci di viti, fiori, uccelli, scene di caccia, scene mitologiche e affreschi delle quattro stagioni si pone come location perfetta per il suo stretto rapporto con il paesaggio.

IL PAESAGGIO TRA TUTELA, SOSTENIBILITÀ E PARTECIPAZIONE

La Costituzione Italiana ritiene di primaria importanza la tutela del paesaggio tanto da averla inserita al suo interno tra i principi fondamentali. Lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio inviato al Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini e letto durante gli “Stati Generali del Paesaggio” ricorda proprio che “la Costituzione ha fissato, con lungimiranza, tra i suoi principi fondamentali la tutela del paesaggio, e ha legato questo solenne impegno alla cura del patrimonio storico e artistico della nazione” e aggiunge “il paesaggio è frutto di un processo storico, nel quale natura e umanità hanno impresso il loro segno” concludendo che “vi sono equilibri che vanno preservati, e altri che vanno ripristinati, anche con urgenza. L’impegno per la qualità dei paesaggi è vasto, richiede capacità di programmazione su scala ampia, e impone riflessioni sulla sostenibilità dello sviluppo e sulle trasformazioni dei territori, a partire dal rapporto con le aree urbane.”

IL TEMA DELLE PERIFERIE AL CENTRO

Proprio sul tema della sostenibilità, della rivalutazione delle aree periferiche e della partecipazione della comunità si è discusso a lungo durante queste due giornate. Il Ministro Franceschini, fra le altre cose, proprio sulla rivalutazione delle aree periferiche ha evidenziato come il “tema delle periferie che finalmente è tornato centrale nel nostro paese e sarà la sfida di questo secolo, […] non è soltanto un tema di riqualificazione, perché lì vivono milioni di persone e lì si giocano tutte le sfide dall’integrazione alla convivenza allo sviluppo demografico di questo secolo; ma anche perché sono uno straordinario territorio per sperimentare e per trovare bellezza”.  Al degrado del paesaggio, frutto anche di politiche di sviluppo errate, ne consegue un inevitabile degrado sociale. “E’ necessario ripristinare quel gap”, afferma Fabrizio Barca, Consigliere delle Funzione Pubblica, “che si crea tra chi ha accesso alla bellezza delle città e chi invece solo agli squallori”. Necessario, quindi, rivalutare gli spazi periferici anche attraverso attività condivise con la popolazione locale, perché solo tramite un programma condiviso tra istituzioni e cittadini è possibile arrivare al cambiamento. Questo è possibile solo nel momento in cui le persone conoscono le diversità, la storia e le peculiarità del loro territorio in modo da creare con esso un legame identitario. Per far ciò è necessario che venga realizzato un ingente investimento nelle amministrazioni per creare un percorso d’ascolto tra istituzioni pubbliche e privati in una condizione di parità.

FORMAZIONE ED EDUCAZIONE LE LINEE DI SVILUPPO

Proprio per questo è necessario investire anche nella crescita “sfruttando” proprio le diversità territoriali, così da creare anche una domanda turistica differente, ritornando per esempio all’artigianato tradizionale, alle attività agro-silvo-pastorali, investendo e creando inoltre un piano per ripopolare le zone rurali. Un altro punto affrontato nel convegno è stato quello relativo alla sostenibilità che consiste nella creazione di un piano che si sviluppa anche in un’azione di educazione verso i giovani, supportato dagli stessi insegnati. Solo in questo modo si riuscirà a creare una società sensibile e responsabile verso queste grandi tematiche. A conclusione delle due giornate il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha sottolineato come il paesaggio sia “il luogo dove la natura e la storia si incontrano, e dove la natura e la storia si incontrano lì scaturisce la nostra identità. L’identità italiana nasce da questo incrocio di natura e storia. Ed è un’identità bella. La prima cosa che dobbiamo credo dirci è che viviamo in un tempo di identità pericolose, di identità antagoniste alle quali non possiamo contrapporre una mancanza di identità. Non riusciremo mai a vincere la battaglia per la coesione sociale, per la pace addirittura nel mondo se ci presenteremo come delle élite cosmopolite senza terra senza radici, vinceremo questa battaglia solo se ci presenteremo forti delle nostre identità. E l’ identità italiana ha questa meravigliosa possibilità di basarsi su questo incrocio che è tra natura e paesaggio.”

– Valentina Poli

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Valentina Poli

Valentina Poli

Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel…

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