Referendum Costituzionale. Il mondo dell’arte dice la sua: i No e i Non so

Non si parla d’altro, in Italia. Il referendum costituzionale manipola il dibattito pubblico. Tante le dichiarazioni di voto, da parte della società civile. Ma il mondo dell’arte che dice? Abbiamo provato a chiederlo a un po’ di figure selezionate, tutte diverse e tutte attente all’attualità. Ne è venuta fuori un’inchiesta in due puntate. Tra chi è a favore e chi è contro questa riforma della Costituzione, con tutti gli annessi e connessi…

L'aula del Senato
L'aula del Senato

L’ITALIA AL VOTO. IL TEMPO DELLA SVOLTA?
Ossessione referendum. Spaccata in due, nevrotica, avvitata intorno al dibattito politico più caldo degli ultimi anni, l’Italia pare sospesa fra la percezione del precipizio, la speranza di una svolta e il solito torpore. Chiusa in una bolla, col rumore del countdown in sottofondo.
E intanto non si ferma la corsa del governo per tirare il paese fuori dall’impasse, a colpi di riforme, leggi, patti per il Sud, stanziamenti economici, tavoli con l’Europa, misure più o meno efficaci. Una corsa disperata incontro alla verifica e al consenso, difendendo l’idea di un decisionismo che si riveli virtuoso e non autoritario. Correre, fare, raccontare: senza tregua, fino al 4 dicembre.
Matteo Renzi si gioca la partita della vita, insieme al suo PD. E a giocarsela con lui, probabilmente, è l’Italia intera. Per i contenuti della riforma, ma soprattutto per le conseguenze politiche del voto.
Ma quanto ne capisce il cittadino comune di diritto costituzionale? All’incirca nulla. E però, la febbre è esplosa. Tra chi prova a capire sul serio e chi se la vive a colpi di slogan, simpatie, idiosincrasie e appartenenze ideologiche. Ed è comunque un’elite. La maggior parte degli italiani poco o niente sa di questa storia. Tantissimi non voteranno, molti voteranno a caso: è la controversa faccenda della democrazia diretta. Che quando riguarda quesiti tecnici, buoni per professionisti ed esperti, si trasforma in feroce trappola collettiva.

Matteo Renzi, l'ex rottamatore
Il premier Matteo Renzi

La travagliata vicenda di questa revisione costituzionale, finalizzata principalmente al superamento del bicameralismo paritario e alla riorganizzazione del rapporto tra Stato ed enti locali, è giunta al traguardo che pareva impossibile: dopo due anni e mezzo ci discussioni fiume, tra commissioni e aule, milioni di emendamenti e 6 votazioni, il Parlamento ha approvato. E senza usare mai lo strumento della fiducia (obiezione spesso circolata nei dibattiti, ma del tutto erronea).
Non si era raggiunto però il placet dei due terzi dei componenti. Ed è in questo caso che si palesa l’opzione del voto popolare. Non un obbligo, ma una sorta di indicazione “giusta” contenuta nella stessa Carta: bene comune per eccellenza, la Costituzione chiede il più ampio consenso possibile.
A sollecitare questo passaggio alle urne sono state le opposizioni parlamentari, ma anche la maggioranza, con in testa lo stesso Renzi. I primi nella speranza di affossare l’intraprendente avversario, quest’ultimo puntando a una vera legittimazione popolare. Se per il Premier sarà l’anticamera della disfatta o la via per guadagnarsi una pagina di Storia, è materia del day after: la notte dello spoglio sarà da cardiopalma. Col futuro della Costituzione che si fa metafora e occasione di un possibile incipit (checché ne dicano certuni, interessati a minimizzare): la Terza Repubblica nasce – o abortisce – all’alba del 5 dicembre.

Riforma Costituzionale - iter
Riforma Costituzionale – iter

PAROLA AL MONDO DELL’ARTE. I NOISTI, GLI ASTENSIONISTI, I PERPLESSI
A mancare, nel coro di voci di giuristi, accademici, intellettuali, uomini di cultura e spettacolo, è il mondo dell’arte. Ampiamente assente. Con quella certa distanza snob rispetto alla politica viva, reale, di carne, polvere e fango, che si accompagna a un certo engagement estetico-politico, tutto teorico o semplicemente di tendenza. La responsabilità di una presa di posizione, di un’esposizione pubblica, viene meno quasi sempre.
Abbiamo allora deciso di violare il distacco. Di praticare una piccola incursione, stimolando il dibattito: l’agone politico, al posto del salotto buono.
Senza pretese alcune di scientificità o completezza, abbiamo messo insieme una carrellata di opinioni, bypassando quelle già note (vedi Settis, Montanari e Sgarbi, schierati per il No, oppure Melandri e Marchini, firmatarie dell’appello delle donne per il Sì). Ed ecco interpellate una cinquantina di figure, tra artisti, galleristi, critici, storici dell’arte, direttori di musei e collezionisti, sollecitati sul fatidico quesito: Sì o No? E perché?
Diverse le generazioni, i profili, i background e le aree geografiche. Mentre in comune, oltre al peso specifico professionale, ci sono cose come l’attenzione per l’attualità e la politica, la passione per storia, sociologia, antropologia, la vocazione per un’arte che è processo sociale, impegno civico, pensiero attivo. Questi i criteri alla base di una ricerca assolutamente aleatoria: un’inchiesta in due parti e non un sondaggio, un’esplorazione e non un’analisi.

Referendum Costituzionale - comitato per il No
Nella quasi totalità dei casi non avevamo idea di quali risposte sarebbero arrivate; e alcune ci hanno anche stupito. Circa il 40% dei nomi contattati ha dato forfait: chi non era interessato, chi non voleva esporsi, chi era troppo confuso, chi non aveva tempo. Bene dunque per chi ci ha messo la faccia e un po’ di concentrazione, scommettendo sull’importanza di partecipare, in un momento tanto delicato per il Paese.
E veniamo ai risultati. Tirando le somme – fra i 30 testi arrivati e i commenti raccolti random – la media riscontrata è tutta a favore del Sì. A sorpresa. In forte minoranza i No, a cui abbiamo accostato i Non so: la prima puntata è dunque all’insegna del dubbio e delle criticità. Uno spaccato breve ma rappresentativo di quello che è forse l’orientamento generale più marcato. Lì fuori c’è un esercito di gente che non si fida, che non vuole dare un assist a questo governo – e il voto, in tal senso, ha ormai una connotazione politica fortissima, a discapito del merito –, che ha paura di cambiare, che non condivide senso e metodo di questa sfida, che non ne ha capito granché, che è stanca e arrabbiata, che dice un No simbolico al sistema, che non andrà a votare. E noi, più o meno, partiamo da qua.

Michele Dantini
Michele Dantini

MICHELE DANTINI
Critico e storico dell’arte, saggista, docente all’Università del Piemonte Orientale

Il progetto di modificare la Costituzione – e in particolare di venir fuori dal bicameralismo attuale – viene da lontano, non è certo solo di questo governo. Avanzata quanto si vuole – lo è senza dubbio –, la Costituzione italiana non è un testo sacro, è nata da compromessi ideologici tra le principali forze politiche impegnate a ricostruire la nazione e corrisponde a una congiuntura storico-ideologica che non è più la nostra. Naturalmente occorre prima intendersi sul “cosa” cambiare e sul “come”. È corretto che l’iniziativa di cambiare la Costituzione sia presa dall’esecutivo? Perché mantenere in vita un Senato depotenziato, composto da amministratori locali, quella parte cioè di classe politica (almeno sino al più recente passato) meno limpida e autorevole?
Meglio sarebbe stato eliminare del tutto il Senato. Trovo poi allarmante il combinato disposto della riforma costituzionale e della riforma elettorale. La scarsa attendibilità di chi, tra i politici, si oppone alla riforma, non è purtroppo un motivo sufficiente per essere a favore.

Sveva D'Antonio e Corrado Gugliotta
Sveva D’Antonio e Corrado Gugliotta

CORRADO GUGLIOTTA E SVEVA D’ANTONIO
Galleristi – Laveronica Arte Contemporanea, Modica

È difficile scrivere un testo breve senza limitarsi agli slogan, ma è paradossale che la stessa classe dirigente che negli ultimi decenni ha reso precario il lavoro e la vita di un’intera generazione di ragazzi voglia adesso maggiore stabilità per se stessa, liberandosi da qualsiasi controllo e rischiando di portarci verso una specie di oligarchia. A scuola abbiamo imparato che la Costituzione è la legge fondamentale dello Stato e abbiamo studiato la storia e i sacrifici fatti dai personaggi che l’hanno scritta.
Anche la vita ci ha insegnato che, aldilà dei proclami, conta la fiducia che le persone si conquistano e una Costituzione non può essere stravolta da una minoranza/maggioranza capitanata da personaggi di statura meschina se paragonati a giganti come Togliatti e De Gasperi.
Di recente abbiamo letto con passione le parole di un grande siciliano, il magistrato Nino Di Matteo, che, denunciando la pericolosità di questa riforma, ci ha esortato a rileggere la nostra Costituzione e a renderci conto di come venga ogni giorno tradita… L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro? Come cittadini invitiamo tutte le persone che conosciamo attraverso il nostro lavoro, quello di galleristi, a votare No al referendum.

Alessandra Mammì
Alessandra Mammì

ALESSANDRA MAMMÌ
Critico d’arte, giornalista, firma dell’Espresso

Voto No sebbene faccia fatica dirlo tanto è diventato aggressivo il clima nel Paese. Voto No ma non voto contro Renzi e mi dispiace per il suo ego ma il mio No riguarda la Costituzione e non il suo premierato.
Voto No perché temo molto il combinato disposto con la legge elettorale e un premio di maggioranza che somiglia troppo alla vecchia legge truffa democristiana e non mi bastano le assicurazioni che dopo il mio voto sarà cambiata. È un voto non una scommessa.
Voto No perché credo nel dibattito parlamentare, nel ruolo delle opposizioni e persino nel bicameralismo.
Inoltre più leggo più mi rendo conto di quanto impasticciata sia questa riforma di cui apprezzo il voler mettere ordine fra potere centrale e regioni, ma trovo ridicolo il surrogato di Senato che mi sta proponendo.
Voto No perché non cambio la Costituzione per risparmiare, dal momento che il patto supremo che lega il cittadino e lo Stato non è la tessera punti di un supermercato.
Voto No, infine, anche perché spero in una prossima riforma della Costituzione, più degna di questo Paese e della memoria dei padri costituenti.

Antonio Manca
Antonio Manca

ANTONIO MANCA
Imprenditore, collezionista

Considero la situazione politica un fedele specchio della società. Chi governa oggi a volte mi sembra completamente staccato dalla realtà, altre volte perfettamente in linea e risolutivo rispetto alle non facili esigenze di una società come la nostra, in continua (e non sempre positiva) evoluzione.
Rispetto al referendum non mi sono ancora fatto un’idea su cosa votare. In effetti il mio pensiero è basato su due riflessioni: la prima è che penso a prescindere che la Costituzione italiana sia sicuramente da adeguare ai tempi, per esempio sul Titolo V e sulla necessità di un meccanismo di approvazione delle leggi più snello. La seconda considerazione riguarda la sostituzione del Senato (anche se ridimensionato nella funzione e nei numeri) con sindaci e consiglieri regionali: una soluzione che non mi soddisfa pienamente, sia perché non eletti direttamente sia per le competenze. Una cosa è certa: la Riforma è necessaria, anzi indispensabile, ma nonostante conosca i temi del referendum, per altro ben esplicati, non sono ancora certo di cosa deciderò.

Gianni Pettena
Gianni Pettena

GIANNI PETTENA
Artista

Cambiare la costituzione a colpi di maggioranza, magari con la fiducia, è una forzatura inaccettabile.
Deve essere ponderato ogni cambiamento, frutto di discussione, mediazione e accordo.  Ogni fretta non può che figliare superficialità e grossolane approssimazioni.  Il tutto accompagnato a vaghi impegni di adeguamento della legge elettorale, che mi sa tanto di vendita di pentole e macchine usate.
Ci ritroveremo con un cambiamento che lascia spazio a un autoritarismo demagogico e presidenziale, con conseguente drammatica riduzione di partecipazione democratica, in mano a una legittima dittatura.
Cambiamenti sì, se necessari, ma frutto di ben altri percorsi, democratici.
Rileggendo i programmi di Gelli, Berlusconi, e ora Renzi, sento tanto il profumo di Villa Wanda…
Mi sorprende che il mondo dell’arte discuta su un sì o un no. Libertà e un democratico confronto fra artisti, intellettuali e classi lavoratrici di ogni tipo, dovrebbero essere sufficienti.
Il premier (sic!) oggi ha l’appoggio di industria, banche, capitale, globalizzazione, che si fondano sulla riduzione delle conquiste democratiche di chi lavora.
Dovremmo essere tutti compatti, dall’altra parte di chi specula ad ogni livello, non infinocchiati da un’alluvione di bugie e approssimazioni, quando lo scopo di chi propone è compiacere chi dispone di grandi capitali e crea mercati di beni, superflui a una evoluzione di giustizia sociale.
Gli artisti, di tutte le discipline, stanno dall’altra parte.

Tommaso Pincio
Tommaso Pincio

TOMMASO PINCIO
Scrittore, critico d’arte

Non ho ancora deciso cosa votare perché ci sono aspetti della riforma che non mi sono chiari, in particolare quelli riguardanti il Titolo V. Dico poco chiari a me, leggendo gli articoli. Devo tuttavia aggiungere che nei tanti dibattiti che ho seguito nessuno ha saputo (o voluto) spiegare con chiarezza e concretezza cosa implicano questi articoli, sia sul fronte del Sì, sia su quello del No.
Mi appare evidente tuttavia che per giudicare meriti e/o pericoli della riforma è necessario sapere come verrà eletto il Parlamento e questo non lo sappiamo, visto che sulla relativa legge vi è al momento una grossa incertezza. Certo è che una Carta costituzionale che dipenda in modo così diretto da una legge dello Stato, dunque modificabile a colpi di maggioranza in ogni legislatura, rappresenta di per sé un’incognita non molto rassicurante.

Alfredo Pirri - ph. Rodolfo Fiorenza
Alfredo Pirri – ph. Rodolfo Fiorenza

ALFREDO PIRRI
Artista

Vorrei parlare in favore dei cittadini indecisi o che non andranno a votare per rabbia (credo saranno la maggioranza), per dire che questa scelta ha un suo valore politico e tutt’altro che qualunquista. Quello che chiede questo referendum non è di “ritoccare” il nostro Statuto costituzionale, ma modificarne aspetti importanti che pretenderebbe un accordo politico da parte di chi i cittadini li rappresenta. Decisioni tanto importanti andrebbero prese, come in passato sono state prese, in comune. Accordarsi un tempo è stato possibile addirittura fra ex monarchici e comunisti, oggi che queste identificazioni suonano sorde non ci si accorda più su nulla! Forse perché non si tratta più di concordare dei patti rilevanti per la collettività, ma solo di fornire uno strumento in più a gruppi che usano il referendum come strumento per aumentare il proprio potere.
Negare massicciamente la partecipazione al voto rafforzerebbe l’esigenza di una politica più responsabile, meno individualista e meno autoreferenziale. Perché obbligarci a decidere su particolari incomprensibili, e non assumersi invece una responsabilità diretta di governo incontrandosi e decidendo? Perché dare la possibilità di decidere a un numero irrisorio di cittadini (così sarà in ogni caso), a discapito di una maggioranza che non vuole questo referendum, non comprendendone neanche i motivi?

Marco Scotini
Marco Scotini

MARCO SCOTINI
Critico d’arte e curatore, direttore del Dipartimento di Arti Visive della NABA e direttore artistico di FM – Centro per l’Arte Contemporanea di Milano

La retorica di una classe governativa “nuova e giovane” appare per quello che è. Dove abbiamo visto del nuovo negli ultimi tempi? Per volontà o per caso, c’è stata qualche innovazione o trasformazione di cui non mi sono accorto? Nel nostro campo – quello dell’arte e della cultura – una microarea che possiamo maggiormente misurare, ho visto solo decisioni governative autocratiche sulle assegnazioni di ruoli e funzioni a improvvisati che venivano spacciati per novità di marca populista (tanto nelle forme che nei contenuti).
Ma, già, dove stanno quei contenuti che possano spostare un referendum come quello del 4 dicembre da una dimensione eminentemente tecnocratica a una politica? Mi pare che se dei contenuti ci sono, vengono tutti però dai rappresentanti del No. Da coloro, cioè, che hanno posto in gioco dell’altro, trasformando la classica alternativa referendaria di opinioni in una vera e propria divisione tra parti avverse: quelle che preconizzano una monocrazia e quelle che si ostinano a perseguire un’idea di democrazia.
Il popolo del No sta crescendo di giorno in giorno: che si possa ripartire da qui, da questa opposizione, per ritrovare una coesione emancipativa, alla faccia di ciò che sta accadendo in Europa e nel mondo? Il nuovo, siamo convinti, sta ormai altrove da dove lo si contrabbanda.

Luca Vitone
Luca Vitone

LUCA VITONE
Artista

La faccenda l’ho seguita poco. Guardando la situazione italiana da Berlino, non capisco bene cosa stia succedendo. Renzi non mi piace, ma mi sembra che tutto sommato qualcosa di buono abbia fatto, almeno in ambito culturale. Mentre alla nuova regolamentazione del lavoro non credo.
L’area del No è talmente vasta che non capisco se sia giusto votarla. C’è una critica di sinistra che forse può essere sensata, ma ci sono nel mezzo anche figure talmente negative – proprio quelli che hanno contribuito a rovinare il sistema italiano – che già solo per quello non mi uniformerei mai al loro suggerimento.
Il referendum sarebbe, in teoria, uno strumento utile. Ma credo che valga per argomentazioni di carattere civile, come divorzio, aborto, liberalizzazione delle droghe, e non per questioni tecniche complesse, come la modifica della Costituzione, una legge sul lavoro o sul nucleare. Temi su cui la maggior parte dei cittadini non sa argomentare. Me compreso.
Io non credo che voterò, anche in relazione alla piega che ha preso la faccenda: Renzi sì, Renzi no. In questi termini non mi interessa partecipare. Anche perché, che alternativa abbiamo? Il Movimento Cinque Stelle? Ho i miei dubbi, da comune cittadino.

Helga Marsala

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Da gennaio 2018 è Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana.
  • http://lucarossilab.it Luca Rossi Lab

    Renzi dice che se vince il NO cade il governo, tanto per minacciare instabilità economica per tutti. Poi dicono che in Occidente stanno crescendo i populismi (trump, destre, M5S, ecc). Premesso che ritengo che il bene di un paese lo fanno gli uomini e le donne, ossia i politici e i cittadini e NON gli “assetti costituzionali”, io propendo per il NO. Ossia un parlamento votato con un legge elettorale dichiarata incostituzionale, con un capo del governo zoppo, non può cambiare 47 articoli della costituzione. Mi sembra inoltre una mossa politica di tutte quelle forze che temono il Movimento 5 Stelle: se a livello locale tengono di più le forze politiche tradizionali, potranno avere almeno una mezza-camera per contrastare la camera parlamentare. Sostanzialmente questo referendum è un illusione di massa, ossia basterebbe avere buoni politici per avere un futuro migliore. Detto questo, l’unico spazio politico per il singolo cittadino è quello che il singolo cittadino ha intorno a sé, nella sua dimensione micro, privata e locale. Da lì può partire l’unica rivoluzione possibile, e lì abbiamo scelto di installare la mostra “Oltre il giardino” che vi invito a visitare, anche perché ci siete già dentro.

  • Sofia

    Decidere di dare risalto ai No, quando la maggioranza degli intervistati si è schierata per il sì, può essere considerato un atto propagandistico, deformante della realtà e politico. Spero che su questo giornale ci sarà spazio per pubblicare le opinioni di quella parte di intervistati che chi ha detto di essere favorevole alla riforma.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Sofia non hai nemmeno letto il catenaccio… “Ne è venuta fuori un’inchiesta in due puntate. Tra chi è a favore e chi è contro questa riforma della Costituzione, con tutti gli annessi e connessi…”

    • Helga Marsala

      E’ scritto nell’introduzione, ma anche dentro al testo, dove si spiega nel dettaglio l’impianto e il metodo della ricerca. Leggere non costa niente eh! :)

  • http://www.statistiche-lotto.it/ Alessandro Alex

    I bookmaker inglesi propendono per la vittoria del NO!
    http://www.statistiche-lotto.it/referendum-costituzionale-bookmaker/

  • angelov

    C’è solo una chance che Vinca il SI, e cioè con dei brogli elettorali ben orchestrati, e da gente come i renziani ce lo si può aspettare.
    Questo NON è un referendum, questo è un “test sociale” per verificare fino a che punto, con l’esattezza delle percentuali matematiche, una popolazione è in grado di subire, indifesa e vulnerabile, la tracotanza di chi detiene le leve del potere.

    • Helga Marsala

      Quindi fammi capire, nel caso vincesse il Sì già diamo per scontato che sarebbe frutto di brogli, mentre se vince il No è tutto regolare? Molto sportiva ed obiettiva come posizione…

      • Lino Baldini

        Il broglio è Renzi!!

      • angelov

        Anche la nascita della nostra Repubblica nel 1946 fu piagata da brogli; non siamo un paese molto civile: qui da noi, ha sempre ragione chi alza la voce più degli altri…

  • Alberto Esse

    Quando “Il sonno della ragione genera mostri” è necessario difendere in ogni modo la ragione. La storia ha generato mostri terribili, in passato, il nazismo ed il fascismo ed anche oggi genera mostri, certo non paragonabili ai precedenti ma che sarebbe sbagliato sottovalutare. I mostri del liberismo e della globalizzazione selvaggia, della xenofobia lepenian-salviniana e delle altre derive reazionarie europee, quello del berlusconismo ieri (si spera) e del trumpismo oggi, ma anche i mostriciattoli (speriamo frutto solo di un pisolino della ragione) del ripudio, di fatto, del suffragio universale, sia con nuove leggi truffa come l’italicum sia con il tentativo di attaccare le costituzioni progressiste con mistificatorie “riforme”.
    I temi di merito di critica alla “ipotesi di revisione costituzionale” in questa, forse troppo lunga, campagna referendaria, sono stati illustrati ampiamente ed approfonditamente in diverse pubblicazioni dei più importanti costituzionalisti italiani ed in diversi pubblici dibattiti e confronti. Altro discorso è quello dei dibattiti televisivi in cui, si sa, si trovano più a loro agio i venditori di pentole.
    Un provvedimento politico può essere sbagliato e antidemocratico non solo nei contenuti e nel merito ma anche nelle modalità con cui si tenta di farlo passare, appunto nel metodo. La revisione costituzionale di cui si sta discutendo non solo è sbagliata ed antidemocratica nei contenuti e nel merito ma lo è anche e pesantemente nel metodo. Metodo con cui si è imposta, con arroganza, al paese ed al parlamento come imprescindibile necessità e con cui si cerca di farla passare attraverso un uso abnorme sia del mezzo televisivo sia degli altri media. In particolare attraverso tecniche manipolatorie e mistificatorie fatte non di ragionamenti o di argomentazioni ma di annunci, slogan, slide, affermazioni intimidatorie (poi rimangiate formalmente “mi sono sbagliato, chi non sbaglia?”) proprie della comunicazione pubblicitaria di massa.
    Una comunicazione che parla non al cervello ma alla pancia per non citare altri organi dei cittadini trattati come “consumatori”. Certo anche nel fronte del no c’è chi parla alla pancia invece che al cervello e sono gli esponenti del berlusconismo e del salvinismo e lo fanno non per amore della costituzione ma solo ragioni di bassa politica. Del resto è storicamente sempre stato così: a provvedimenti del centro votavano contro, ma per motivi opposti, sia la destra che la sinistra, è normale. Non è normale, invece, non accorgersi che il renzismo attuale, nel suo tentativo di stravolgere la costituzione è, non solo nel merito ma anche nel metodo, solo un’evoluzione del berlusconismo, una sua nuova forma, più camuffata, centrista, ma altrettanto perniciosa. Questo è un pericolo grave contro cui è necessario dare un segnale anche culturale ed artistico forte. Anche con l’aiuto dell’arte. Per quel che mi riguarda lo sto facendo.