Antonella Crippa riflette sull’andamento del mercato dell’arte negli ultimi mesi. Lanciando interessanti ipotesi strategiche a partire dall’idea di network.

A oggi, l’Art Basel & UBS Art Market Report è l’analisi del mercato dell’arte più completa in circolazione, o meglio l’unica esaustiva da quando il TEFAF Art Market Report a gennaio 2018 ha dichiarato forfait. Riflette sull’andamento di alcuni indici, come il valore complessivo del mercato (nel 2016, all’epoca dell’ultima rilevazione, valeva 56.6 miliardi di dollari), il segmento trainante e le aree geografiche più vivaci. Il report non è del tutto attendibile, perché le rilevazioni si basano anche su interviste agli operatori presenti ad Art Basel, ma questo elemento è al contempo la sua caratteristica più interessante, perché consente un’analisi qualitativa – più che quantitativa – del rapporto tra galleristi, acquirenti e fiere.
Tra i tanti, un elemento colpisce, e cioè la ripartizione tra vendite in asta e in galleria. Nel 2016, il 43% delle transazioni è avvenuto in asta, mentre è stato frutto del lavoro di dealer e galleristi il 57%, metà del quale finalizzato in fiera. Partecipare a una fiera è importante non solo per ragioni di bilancio: l’occasione di visibilità, le opportunità che scaturiscono, i contatti, le immagini su Instagram, le trattative avviate che maturano successivamente sono effetti collaterali di grande importanza. Gli intervistati hanno dichiarato di partecipare in media a cinque eventi fieristici l’anno, tre locali e due globali. Nell’ultimo anno, il volume degli affari in fiera è cresciuto del 5% (del 57% rispetto al 2010), nonostante l’aumento delle spese.
In buona sostanza, secondo Art Basel le fiere sono la piattaforma su cui si basa un quarto del mercato globale dell’arte, per lo meno in un anno di crisi come il 2016. È noto infatti che, in un periodo stagnante o in decrescita, offrire in asta le opere è più rischioso che affidarle a trattative riservate; al contrario, quando c’è maggior fiducia, l’asta diventa la prospettiva più promettente. Come è noto, il 2017 è stato un anno davvero buono per le case d’asta: Sotheby’s ha dichiarato un miglioramento del 13% mentre Christie’s del 26%. E il 2018 sembra confermare la tendenza generale.

Zona Maco. Photo Mauricio Aguilar
Zona Maco. Photo Mauricio Aguilar

PAROLA A BONACOSSA E GARCÍA

Abbiamo chiesto a due direttrici di fiera, Ilaria Bonacossa della torinese Artissima e Zélika García di ZonaMaco di Città del Messico la loro opinione sull’identità delle fiere, sugli acquirenti che le frequentano, sulla capacità di reazione a un contesto mutevole e sulla relazione con il sostrato artistico della regione, che paiono i cardini dell’intero meccanismo, al di là dei singoli progetti.
Una fiera di ricerca come Artissima scommette sugli artisti del futuro, permettendo ai collezionisti di fare scoperte prima dell’establishment. La natura sperimentale la rende una delle poche fiere visitata volentieri anche dagli artisti”, sottolinea Bonacossa. “Il taglio contemporaneo e cutting edge le consente di differenziarsi e riservarsi un proprio spazio. L’idea è di stimolare la nascita di un collezionismo giovane la cui passione sia in linea con l’identità della fiera. Gli smartphone hanno messo in discussione la fotografia e il video; la prima è diventata principalmente strumento di denuncia sociale o di documentazione, la seconda sta diventando più ‘cinematografica’ o più legata alla realtà virtuale e ai suoi usi. Anche per questo abbiamo puntato sui disegni, un mezzo espressivo di rinnovata popolarità, che consente un incontro intimo tra opera e fruitore, dedicando a loro la sezione centrale dello spazio”. L’edizione 2017 ha scommesso anche sull’Arte Povera, nata a Torino, oggi come ieri cavallo di battaglia dell’arte italiana sul mercato internazionale, riconducendo nel suo alveo anche ricerche più recenti, che così diventano commercialmente più appetibili.
I collezionisti stranieri hanno un grande interesse a visitare le gallerie locali e i musei della nostra città e Zona Maco è in grado di determinare i loro interessi. Avendo valutato quanto fosse aumentato il numero dei collezionisti giovani che visitano la fiera, abbiamo avviato il progetto ‘Program for the Promotion of Collecting’, dedicato appunto a dare impulso alle nuove collezioni”, dice García. “Le esigenze di galleristi, collezionisti e curatori cambiano velocemente, ed è per questo che cambiamo costantemente i curatori ai quali chiediamo il contributo. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un interesse crescente per gli artisti affermati, ma allo stesso tempo c’è entusiasmo per quelli emergenti. In questa zona del pianeta, inoltre, fotografia e arte antica suscitano interesse crescente, ed è per questo che abbiamo lanciato ZsONAMACO Salón del Anticuario nel 2014 e ZsONAMACO FOTO nel 2015”.

artissima2017, ph. Irene Fanizza, deposito arte italiana presente
artissima2017, ph. Irene Fanizza, deposito arte italiana presente

DA MADRID A NEW YORK

A fine febbraio, Arco Madrid ha dichiarato un volume d’affari “estremamente positivo”, con un livello di vendite tornato a livelli pre-crisi; i collezionisti nazionali e internazionali, coinvolti nei International Buyers and Special Guest programmes hanno optato per artisti riconoscibili e per incoraggiare i giovani collezionisti è stato lanciato l’hashtag #mecomprounaobra, che, con l’aiuto di etichette riconoscibili, consentiva di individuare le opere sotto i 5mila euro. Basterà il rinnovato pragmatismo castigliano a dare alla meravigliosa Madrid un vantaggio competitivo?
Basel, Miami e Hong Kong competono con se stesse, New York, Londra e Parigi pure, ma tutte le altre? Sarebbe possibile immaginare alleanze strategiche e commerciali per affrontare il mercato con una marcia in più, magari costituendo un network strutturato di fiere di tendenza, non necessariamente con un unico proprietario?

Antonella Crippa

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.