Carolee Schneemann. La leonessa in asta

Nonostante una storia creativa di successo, Carolee Schneemann non è mai rientrata fra gli artisti più quotati in asta. Cambierà qualcosa dopo il conferimento del Leone d’oro alla carriera alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia?

Carolee Schneemann, Up to and Including Her Limits, 1973-76
Carolee Schneemann, Up to and Including Her Limits, 1973-76

Nelle ultime settimane si è parlato molto di lei, dato che le è stato conferito il Leone d’oro alla carriera alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Stiamo parlando, naturalmente, di Carolee Schneemann (Fox Chase, Pennsylvania, 1939), 78 anni e non sentirli, statunitense molto attiva nel campo della performance e della videoarte.
La sua carriera comincia nei primi Anni Sessanta nel mondo del cinema sperimentale, delle arti performative, degli happening. L’artista si distingue per il suo utilizzo spregiudicato di media, materiali e fonti d’ispirazione, senza barriere lessicali e con un interesse profondo per i temi del corpo e della sessualità. Molti i riconoscimenti: nel 1996 il New Museum di New York ha presentato la sua prima retrospettiva in un museo. Nel 2015 è il Museum der Moderne di Salisburgo a celebrare la sua Kinetic Painting, mentre nel 2017 coglierà la sfida di una sua personale il MoMA PS1.
Le sue opere sono presenti nelle collezioni dei più grandi musei del mondo, come il Museo Nacional de Arte Reina Sofía (Madrid), il Museum of Modern Art (New York), il Whitney Museum of American Art (New York), la Tate Modern (Londra), il Centre George Pompidou (Parigi), lo Hirshhorn Museum and Sculpture Garden (Washington).

ASTE E FUTURO

E nelle aste? Nonostante questa carriera travolgente, la Schneemann non ha mai imperversato, forse anche per una scelta politica. Sono state poche le occasioni in cui le sue opere si sono ritrovate a stretto contatto con questa parte del mercato dell’arte. Tra queste, nel maggio del 2015 a New York, un’asta Christie’s, dove una fotografia dell’azione Eye Body: 36 Transformative Actions (1963) è stata battuta per 180mila dollari (buyers premium incluso). Mentre uno scatto dalla celeberrima Meat Joy, una sua performance del 1964, pietra miliare nello sviluppo della performing art, nello stesso anno, e sempre da Christie’s negli Stati Uniti, è stata battuta per circa 13mila dollari, anche qui rimanendo sulla base d’asta. Non sono mancate altre esperienze in Europa, che non hanno però mai superato i 10mila euro. Chissà se la Biennale di Venezia cambierà le sorti di questa vicenda?

– Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #37

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Dati correlati
AutoreCarolee Schneemann
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.