Dopo dieci anni, le quattro manifestazioni più importanti dell’arte e del mercato tornano contemporaneamente sul palcoscenico internazionale. Qualche numero e previsione.

Eccoci, finalmente. Dopo 10 turbolenti anni, le stelle si sono riallineate. Nel giro di qualche settimana inaugurano e rimarranno contemporaneamente visitabili le quattro manifestazioni più importanti dell’arte e del suo mercato. Ad aprile è stata aperta la sezione greca della Documenta, a maggio la Biennale di Venezia, a giugno sarà la volta dei tre eventi svizzero-tedeschi, la Documenta a Kassel, Art Basel e lo Skulptur Projekte Münster, tutti eventi che si svolgono in un’Europa che, dalle avanguardie storiche fino a oggi, ha tenuto stette le redini dell’arte contemporanea.
La tradizione vuole che Basilea rappresenti le forze attive sul mercato e gli artisti ricercati da collezionisti e investitori; che Kassel sia il prodotto ponderato del mondo accademico che indaga lo stato dell’arte, tra fondamentali e spinte progressiste; che Münster rifletta sulle pratiche artistiche come strumento di inclusione nello spazio urbano; e che Venezia sia il trait d’union fra creatività, mondanità, lusso e mercato.
In realtà, i quattro eventi sono facce di un unico poliedro irregolare, sui cui lati corrono i binari della dinamica che va dalla novità fino al secondo mercato, passando attraverso l’emersion, la consacrazione e il primo mercato. Ad esempio, almeno il 20% del totale dei poco meno di 500 artisti (risultato della somma tra i 120 artisti di Viva Arte Viva di Venezia, quelli che rappresentano le 87 nazioni presenti, i 35 che esporranno a Münster e i circa 200 di Atene e Kassel) negli scorsi anni ha presentato significativi lavori a Basilea. Il gruppo comprende autori che portano avanti ricerche più o meno commerciali, tra cui Kader Attia, Olafur Eliasson, Alicja Kwade, Gabriel Orozco, Franz West, Rachel Rose, Cosima von Bonin, Gerard Byrne, Pierre Huyghe, Carlos Amorales, Karla Black e Sheila Hicks.
Certo è che, se dal punto di vista delle basi teoriche e del display le quattro occasioni espositive appariranno diverse, gli artisti coinvolti avranno comunque ripercussioni positive dovute all’ineguagliabile ribalta internazionale. Ne usciranno maggiormente beneficiati, naturalmente, coloro che presenteranno i lavori più iconici e capaci di rimanere impressi, nonostante la miriade di immagini che si depositeranno nella memoria, oppure quelli presenti su più di un palcoscenico.

Cerith Wyn Evans, E=C=L=I=P=S=E, 2015 - courtesy of the artist - photo Eleonora Milner
Cerith Wyn Evans, E=C=L=I=P=S=E, 2015 – courtesy of the artist – photo Eleonora Milner

RICORRENZE E COINCIDENZE

In momenti come questi, gli addetti ai lavori cercano i nomi ricorrenti. I primi emersi in questi giorni riguardano Cerith Wyn Evans, in scena sia a Venezia che a Münster; Susan Hiller, con un progetto ad Unlimited e alla Documenta; Philippe Parreno, ad Unlimited e alla Biennale; e la nostra Maria Lai, che verrà ricordata sia dalla Biennale che dalla Documenta. Ma saranno da riconoscere altri casi interessanti, magari meno evidenti, ad esempio quello di Leonor Antunes, che sarà alla Biennale, ha esposto nel 2010 ad Unlimited e nel 2013 alla Kunsthalle di Basilea (museo che Adam Szymczyk, che ora sovrintende la Documenta, allora dirigeva); oppure quello di Xavier Veilhan, che rappresenterà la Francia ai Giardini ed è tra gli artisti cui Christine Macel, la direttrice della Biennale di Venezia, ha dedicato una delle mostre di Espace 315 al Pompidou.
Le ricorrenze e le coincidenze che nelle prossime settimane salteranno fuori non devono sorprendere, anche perché, durante la loro carriera, i direttori delle quattro manifestazioni hanno agito su diverse facce del poliedro. Adam Szymczyk, che dirige la Documenta, è stato il fondatore della Galleria Foksal di Varsavia e dell’edizione del 2008 della Biennale di Berlino. Kasper König – che presiede Skulptur Projekte Münster, come ogni altra edizione dal 1977 – e Christine Macel del Centre Pompidou di Parigi – che guida la Biennale di Venezia – hanno un precorso nelle istituzioni museali, ma sono molto attenti a quello che succede nelle gallerie; Marc Spiegler, che ora è alla guida di Art Basel ma che un tempo era giornalista e redattore di riviste d’arte, si avvale della collaborazione di persone che si sono occupate anche di spazi non profit come Samuel Leuenberger, fondatore dello svizzero SALTS a Birsfelden, responsabile quest’anno di Parcours, e Gianni Jetzer, curator at large allo Hirshhorn Museum di Washington, che ha “ordinato” Unlimited.

Xavier Veilhan, Studio Venezia, particolare della maquette © Veilhan, ADAGP Paris 2017
Xavier Veilhan, Studio Venezia, particolare della maquette © Veilhan, ADAGP Paris 2017

UNA VISIONE D’INSIEME

Ma come sarà il poliedro che i direttori e i loro curatori (un numero relativamente esiguo di persone) disegneranno? La visione d’insieme, il calcolo delle sue superfici e dei suoi lati consentiranno di predire in quali direzioni andrà l’arte e il gusto dei collezionisti e quali saranno gli artisti da tenere sott’occhio nel prossimi dieci anni?
Dal 2007, l’ultima volta in cui è stato possibile avere una visione altrettanto completa e dettagliata, la situazione è totalmente cambiata. Allora la finanza andava a gonfie vele, il crollo della borsa doveva ancora venire e il mercato dell’arte godeva di ottima salute. Video e installazioni, spesso grandiose e spettacolari, superfici e forme nitide, caratterizzavano le ricerche più innovative, ma si cominciavano ad avvertire i segnali che provenivano dagli altri continenti. Oggi invece è il frammento, l’assemblaggio di fonti, immagini e oggetti diversi, l’ambiguo fluire tra cronaca e memoria quello che gli artisti rappresentano del nostro tempo e che, proprio attraverso le loro sintesi, appare ancor più disordinato e disorientato di quanto vogliamo ammettere. Nei testi che chiosano le quattro manifestazioni ricorrono alcune parole, tra cui esperienza, performance, spazio comune, paure, lingua, linguaggio, lezioni e tradizioni, post colonialismo, Occidente e resto-del-mondo. Speriamo che la costellazione del 2017 certifichi uno stato sì confusionale ma ancora vitale dell’arte contemporanea, celebrata espressione di un’identità precipuamente europea, oggi alle prese con tanti, tantissimi fronti aperti.

Antonella Crippa

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #37

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.