Italiani all’asta. Confermate le tendenze del mercato

Si è appena concluso l’intenso ciclo di aste invernali con protagonista l’arte moderna e contemporanea nostrana, avvalorando le tendenze in atto fin dalla scorsa primavera. Ecco com’è andata.

Nei giorni scorsi si è conclusa la lunga tornata delle vendite invernali di opere d’arte moderna e contemporanea. Tra gli altri, hanno battuto le aste Sotheby’s, Farsetti, Il Ponte, Pandolfini, Cambi, Wannenes e Meeting Art, quasi tutti a Milano. I risultati complessivi confermano le tendenze in atto già dalla scorsa primavera. Le case d’asta internazionali che ancora vendono in Italia l’arte moderna e contemporanea risentono della decrescita del mercato dell’arte internazionale e contraggono il volume d’affari anche per l’innalzamento della soglia di accesso e per la scelta di esportare le opere migliori, mentre quelle nazionali beneficiano di tale perdita di campo migliorando la loro attività.
La “spartizione” dei lotti è sempre più polarizzata e la maggior parte delle opere sopra i 100.000 euro passa attraverso le case d’asta internazionali. Dal canto loro, le nazionali registrano una maggior percentuale di successo per la vendita di opere di artisti attivi tra gli Anni Sessanta e Settanta, i cui valori si aggirano fra i 30.000 e gli 80.000 euro, per i quali è visibile un processo di valorizzazione in cui agiscono le gallerie con sedi anche all’estero e i musei che propongono rassegne antologiche.

UNA PANORAMICA
Lucio Fontana, Alberto Burri e Giorgio Morandi sono artisti solidi che interessano sempre, a patto che le stime non siano troppo elevate; quasi esclusivamente nei cataloghi delle case d’asta nazionali c’è posto per il secondo futurismo e l’arte figurativa che, al contrario, è sparita altrove; in crescita – sul piano della visibilità piuttosto che del volume – sono gli artisti attivi tra gli Anni Trenta e Cinquanta, anche quelli della stagione del razionalismo (Bruno Munari, Atanasio Soldati, Manlio Rho e Mario Radice, ad esempio); l’Informale, vedi i casi Tancredi, Turcato e Afro, si vende quando l’opera ha una significativa qualità, provenienza, storia espositiva e bibliografica; quasi ovunque vengono proposte in vendita opere della Pop Art (Mario Schifano, Tano Festa, Bruno Angeli e Giosetta Fioroni), con esiti però discontinui.
Nell’aria si percepisce una generale difficoltà a competere per proporre opere importanti: oggi più che mai i venditori che posseggono desiderabili hanno il coltello dalla parte del manico; sono però spaventati e spesso, temendo l’invenduto, preferiscono cedere attraverso private sales (in costante aumento). La competizione tra gli esperti è agguerritissima: chi riesce a essere convincente proponendo stime da catalogo molto contenute e che solleticano l’interesse (e l’ego dei potenziali compratori) può fregiarsi dei risultati migliori.

Tancredi, Senza titolo, 1953 (Sotheby’s)

Tancredi, Senza titolo, 1953 (Sotheby’s)

IL DETTAGLIO
Scendendo nel dettaglio, il risultato complessivo dell’asta di Sotheby’s è di 10.733.125 euro, inferiore all’anno scorso sia per percentuale di venuto che complessivamente (13.731.800 euro nel 2015) – oltre alla diversa congiuntura di mercato, l’anno scorso aveva dato un buon impulso anche il cambio di sede; questo novembre sono andati bene il dipinto di Domenico Gnoli, Le sofa del 1968 veduto alla cifra record di 2.576.250 euro, il Concetto spaziale Attese del 1968 di Lucio Fontana (943,500 euro), la Natura Morta di Giorgio Morandi del 1951 (691.500 euro), il bellissimo Tancredi del 1953 ceduto per 463.500 euro e i due Cellotex di Alberto Burri del 1982 venduti a 439.500 e 415.500 euro.
Vero e proprio exploit per Il Ponte, di gran lunga la casa d’asta di riferimento per l’arte moderna e contemporanea del momento; un venduto superiore al 90% come quello del 6 dicembre è quasi fantascienza in Italia. La vendita dell’ampio e sfaccettato catalogo ha consentito un risultato complessivo di 5.450.000 euro, migliorando la prestazione della stessa asta invernale del 2015 di 4.231.000 euro e quasi allineandosi a quella della scorsa primavera. Molto molto bene per la Merda d’artista di Piero Manzoni, scambiata per 275.000 euro, la cifra più alta mai raggiunta per questo multiplo, ma anche per l’acquerello di Giorgio Morandi (137.500 euro) e il frottage di Max Ernst (98.750 euro). In quest’asta si sono percepite le “manovre” in atto su Giuseppe Uncini e Gianfranco Pardi.

Piero Manzoni, Merda d’artista, 1961 (Il Ponte)

Piero Manzoni, Merda d’artista, 1961 (Il Ponte)

CALI E MIGLIORAMENTI
In calo rispetto all’anno precedente invece Farsetti, la cui vendita del catalogo dell’arte moderna e di quello dell’arte contemporanea ha complessivamente fruttato 4.250.000 euro (nel 2015 erano stati 9 milioni). Molto bene per il Cretto nero del 1975 di Alberto Burri, venduto a 1.150.250 euro e anche la Natura morta di Giorgio Morandi del 1953 (586.150 euro); record per Mattia Moreni (143.450 euro) e Giosetta Fioroni (81.575 euro).
Infine, migliorano il risultato complessivo Meeting Art (che pressoché allinea il 2016 con i suoi 2.554.095 euro al 2015, che era 2.505.694 euro), Finarte, la cui asta di quest’anno ha totalizzato 1.812.625 euro contro i 1.501.750 euro del novembre 2015, Pandolfini (1.311.663 euro di oggi contro gli 807.562 del 2015) e Wannenes (783.370 euro di questo novembre contro i 475.419 dell’anno scorso) con la vendita della bella scultura di Fausto Melotti, ceduta per 347.200 euro. Sostanzialmente in linea rispetto all’anno scorso l’asta di Cambi, che quest’anno si ferma a 484.000 euro e nel 2015 ne aveva totalizzati 520.000.

Antonella Crippa

www.sothebys.com
www.ponteonline.com/it
www.farsettiarte.it/it/index.asp
www.meetingart.it
www.finarte.it
http://wannenesgroup.com
www.cambiaste.com/it/cambi-aste.asp

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Antonella Crippa

Antonella Crippa

Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione…

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