A Petite Fair. Bilancio di una fiera insolita a Roma

Breve bilancio di A Petite Fair, fiera alternativa che si è tenuta a Roma a fine settembre. Con una formula inedita: la location, infatti, è una galleria, nella fattispecie Frutta Gallery.

A Petite Fair, 2014 – Booth Frutta, Rome. Installation View

Il panorama fieristico alternativo era fino ad oggi composto dagli eventi paralleli delle grandi fiere, (Liste durante Art Basel, Sunday durante Frieze London, The Others durante Artissima…) e da esperimenti più o meno riusciti di fiere itineranti di arte accessibile con la peculiarità dei prezzi delle opere esposte al di sotto di una certa cifra. Lo scenario si è arricchito di una novità sui generis, che mischia uno spirito avanguardista delle gallerie partecipanti e il carattere nomade di alcuni circuiti fieristici sopracitati per un risultato e una formula promettente.
A Petite Fair, dopo due anni nella nativa Amsterdam, la fiera d’arte più piccola del mondo ha avuto luogo in una delle gallerie più frizzanti di Roma, Frutta Gallery, nell’ultimo weekend di settembre in un clima decisamente ancora estivo.
La fondatrice Jeanine Hofland ha portato nella Capitale un concept nato durante la prima edizione della Amsterdam Art Weekend nel 2012 con la volontà di organizzare qualcosa di simile con gallerie affini all’estero. Il ruolo della galleria sempre più subordinato alle fiere ritrova un ruolo da protagonista e rende allo stesso tempo informale l’evento fiera in sé. Il nome “Petite” diventa logico per le dimensioni degli spazi, quelli di una piccola galleria e per tutto il resto, una versione in scala di una fiera con piccoli stand, una piccola libreria e un piccolo bar.

A Petite Fair, 2014 – Booth Frutta, Rome. Installation View
A Petite Fair, 2014 – Booth Frutta, Rome. Installation View

L’edizione olandese del primo anno – dice Hofland – era un esperimento e subito il contesto informale della galleria grazie a una dinamica speciale causata tra galleristi e visitatori è stato un successo, così come la seconda edizione. Il fascino di una fiera come Petite è determinato dalla natura sorprendente e intima e in nessun caso si sarebbe potuto mantenere la location originaria. Con la continua espansione si è introdotto l’elemento nomade, un passo logico per preservare queste peculiarità, espandendo la sua portata. In questo modo Petite può facilmente rispondere agli sviluppi locali in tutto il mondo,  rimando informale e con la capacità di esplorare le dinamiche delle varie capitali dell’arte inserite in un contesto globale.

A Petite Fair, 2014 – Booth Fluxia, Milan. Installation View
A Petite Fair, 2014 – Booth Fluxia, Milan. Installation View

Una lista di gallerie selezionate per affinità con la galleria locale. Giovani, di buon livello e di ricerca. Barbara Seiler (Zurigo), Cole (Londra), Drei (Colonia), Emanuel Layr (Vienna), Fluxia (Milano), Frutta (Roma), Jeanine Hofland (Amsterdam), Limoncello (Londra), Lüttgenmeijer (Berlino) e SpazioA (Pistoia), con la collaborazione della Nomas Foundation e della rivista Cura. La sede, galleria Frutta, gestita dallo scozzese James Gardner, atteggiamento di sperimentazione a due passi dal Colosseo: la location ideale per accogliere con successo un evento alternativo in una Roma che ha partecipato con attenzione e curiosità.

Gian Marco Tosti

www.apetitefair.com

 

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Gian Marco Tosti
Gian Marco Tosti è un giornalista e un consulente di comunicazione. Ha studiato Scienze Politiche all'Università degli studi di Perugia e frequentato un Master in Comunicazione d'impresa al Centro Studi Comunicazione Cogno Associati di Roma. Negli ultimi anni ha editato magazine e guide sulla propria regione: l'Umbria. È stato curatore di mostre d'arte contemporanea incentrate sul disegno e sull'uso della carta. Ha una grande passione per qualsiasi tipo di mappa, per la carta stampata e per l'Italia.