MIA, the day after

Un attimo per rifiatare. Eh sì, perché ha chiuso giusto una decina di giorni fa la seconda edizione di MIA – Milan Image Art Fair. Ora però è il momento di fare un bilancio con Fabio Castelli, ideatore dell’iniziativa.

MIA Fair 2012 - photo Michele Tarantini

Il successo è confermato, MIA è ormai riconosciuta come una manifestazione di rilevanza internazionale e i risultati sono chiari. 20mila i visitatori, ben 5mila in più rispetto alla passata edizione. “Milano è generosa”, ammette Castelli, la città ha capito il valore del progetto e una tale affluenza smentisce l’accusa di una vocazione esclusivamente commerciale. MIA è una vetrina sulla fotografia come mezzo espressivo e linguaggio pienamente artistico. L’intenzione è creare una maggior consapevolezza, perché c’è ancora una scarsa conoscenza di quelle che sono “le regole del gioco”. I curiosi sono diffidano del multiplo, ma sarebbe interessante – propone il direttore artistico della fiera – un accordo a livello internazionale che impedisca a gallerie o artisti di muoversi con esagerata disinvoltura, assicurando invece massima trasparenza sulla tiratura e i formati degli scatti.
Il mercato italiano diventa sempre più dinamico e la fotografia non ha più solo un ruolo marginale. I prezzi sono elastici e anche i collezionisti hanno oggi budget più ridotti. Il pubblico si avvicina con facilità alla fotografia, spesso più decifrabile dell’opera d’arte contemporanea; inoltre, spiega Castelli “ci sentiamo tutti più coinvolti, la fotografia non pone più il limite della tecnica, basta un telefonino e… ognuno di noi potrebbe diventare un artista!”.

Fabio Castelli - photo Angela Lo Priore

La varietà dei generi proposti è stata ampia, ma il pubblico ama ancora i classici come Scianna o Giacomelli, mentre per quella fotografia problematica e concettuale nata dalle ricerche degli Anni Sessanta e Settanta l’interesse è più ridotto e a comprare sono solo collezionisti raffinati.
Tuttavia l’inaspettata rivelazione di questa fiera è stata proprio l’opera di Gianfranco Chiavacci (Pistoia, 1936-2011), maestro della fotografia sperimentale degli Anni Settanta, di cui sono stati venduti circa una ventina di lavori, complici le quotazioni ancora basse.
La formula dell’allestimento monografico (un solo fotografo per ogni stand) si è confermata vincente: le vendite sono state premiate mentre gli appassionati hanno potuto approfondire il lavoro e lo stile di quegli artisti che più li incuriosivano. Tuttavia, nonostante gli 8.000 mq a disposizione, il percorso è ancora piuttosto confuso e, preso dalle vertigini, il visitatore rischia di perdere dei bei lavori.

MIA Fair 2012 - photo Michele Tarantini

E per il prossimo anno? Innanzitutto l’entusiasmo dell’assessore Stefano Boeri fa ben sperare un futuro coinvolgimento delle istituzioni pubbliche. Per il 2013 Fabio Castelli proverà a sviluppare l’area del video, cercando di convincere le gallerie a confrontarsi, sebbene il mercato sia molto complesso. Infine, potrebbe esserci un nuovo premio, questa volta destinato agli archivi, finalizzato a presentare e rendere fruibile online il patrimonio del vincitore.

Michela Tornielli di Crestvolant

www.miafair.it

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Michela Tornielli di Crestvolant
Michela si laurea in storia dell’arte a Roma nel gennaio 2011 all’università Sapienza con una tesi sul movimento lettrista. Ora vive a Milano e frequenta il corso di laurea Magistrale in storia dell’arte contemporanea dell’università Cattolica del Sacro Cuore. Comincia a scrivere per il “Corriere dell’arte” occupandosi di alcuni tra i più interessanti eventi della scena culturale milanese. Impara – dopo le prime prove – le importanti regole del linguaggio giornalistico: semplicità, esattezza e sincerità. Per il futuro sogna le grandi interviste ai protagonisti del panorama artistico internazionale.
  • giulia (cassiera)

    Banalità e scarsissima qualità. Castelli si conferma quello che sembra a prima vista.

  • MIA è un’opportunità che i fotografi hanno in più in Italia, se la qualità non è al massimo dipende anche da gallerie e artisti italiani. E allora facciamoci avanti, se i prezzi degli stand non sono proibitivi, credo che parteciperò nel 2013

  • Luca

    Come affossare la fotografia..meditate gente..meditate peccato che milano viva di simili esperienze provinciali ..mentre invece alcune gallerie propongono fotografia di altissimo livello. Almeno non dare gli stand ai singoli fotografi …e solo alle gallerie di riconosciuta esperienza ..almeno quello!

    • Andrea

      Ma almeno qualcuno ci ha guadagnato? mi è sembrato un pubblico da centro commerciale il sabato pomeriggio, non ho visto nessuno comprarsi proprio nulla.
      Qualcuno ha idea del bilancio commerciale?

  • bagno di realtà

    Come disse un noto collezionista, le fiere devono diventare al massimo 7-8 in tutto il mondo. Tutte le altre son superflue e pure dannose.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’arte sui generis)

      le fiere d’arte si sono integrate e confuse con i grandi centri commerciali…

  • Ma volete capire che la qualità passa in secondo piano, quando si tratta di soldi?

    Se una Fiera, ha come scopo principale la vendita (chissà che scandalo, vero, puristi?) si cerca di vendere, con tutti gli effetti collaterali che voi lamentate.

    Ma, non capisco, vi fanno così tanto ribrezzo i soldi e chi prova a farli?

    Allora, cosa fareste della Gallerie, le quali riescono spesso a far credere che delle stupidate siano Arte, e che pertanto le opere vadano valutate (e pagate) un sacco di soldi?