Frieze Art Fair: sterline e pupazzi

Vi portiamo a spasso per Frieze Art Fair. Dopo gli updates “live”, ecco un reportage a freddo sull’edizione 2011 della fiera londinese. Con prezzi, informazioni e qualche testimonianza dei galleristi che vi hanno partecipato.

Frieze Art Fair 2011 - photo Linda Nylind

173 stand, oltre 1.000 artisti, allestimento e servizi impeccabili. Stiamo parlando di Frieze Art Fair, la fiera londinese delle opere monumentali, delle grandi gallerie, dei progetti speciali. Della Londra che vive e propone mostre, raccolta tutta intorno. Ma anche dei leitmotiv (nella fattispecie, neon, falli e pupazzi). E, per rasserenare i più pessimisti, de “la crisi esiste solo fuori da qui”. Si, perché a sentire i galleristi, loro sono stati proprio contenti.
Il nostro giro comincia con Nicolai Wallner. Nel suo stand ci sono un bimbo in una culla rivolto verso il muro – un’opera, naturalmente, di Elmgreen & Dragset – e molte altre teste di serie come Jonathan Monk, Jeppe Hein, David Shrigley. Siamo solo ai primi battiti dell’artweek e questi ultimi tre sono già venduti. Lisson Gallery propone tra gli altri Cory Arcangel, reduce da una recente mostra al Whitney Museum di New York e protagonista di una personale in galleria a Londra, con Since U Be Gone, i due cd della Warped Tour Compilation del 2004, congelati nel tempo, da una cornice e il suo vetro. Non manca, monumentale, il Death Counter di Santiago Sierra.

White Cube - Frieze Art Fair 2011 - photo Linda Nylind

La passeggiata continua da Franco Noero, il primo italiano che incontriamo, dove siamo colpiti in maniera particolare da Nobody needs to know the price of your Saab che inaugura lo stand, una lastra di marmo di Gabriel Kuri (in mostra anche da Sadie Cole HQ), sulla quale poggiano boccette di profumo, creme, shampoo in formato ridotto da campioncino stile albergo.  Lo stand successivo, firmato Tanya Bonadkar, New York, ci accoglie con un’entusiasmante mensola rossa di Haim Steinbach (Tin Drum) e The Package, 2011, di Mark Dion, già venduta. Da Salon 94, ci fermiamo a vedere il video di Takeshi Murata I Popeye, una conturbante storia alternativa di Braccio di Ferro in 3D. Licenziato, vedovo di Olive Oyl, costretto a vivere ai margini della società, in una tragedia contemporanea che lo vede sfrattato dall’amico Poldo Sbaffini, qui suo padrone di casa, decide infine di impiccarsi. Sarà l’aldilà a restituirgli il ruolo di eroe, facendolo sfrecciare su una 4 x 4 tra corridoi e scivoli psichedelici. L’opera è irresistibile e costa solo 15.000 dollari. Anche qui non perdiamo occasione di fare due chiacchiere con la direttrice Alissa Friedman che ci racconta il suo punto di vista: Frieze è di altissima qualità. Certo – riconosce – i collezionisti sono molto più cauti, più attenti, c’è una certa esitazione, ma d’altronde, c’è pur sempre una crisi in corso! Nonostante ciò, il mercato va avanti e, infatti, io sono molto soddisfatta dei nostri risultati qui in fiera, conclude. E stando al sorriso con il quale ce lo dice, c’è da crederle.

Christian Jankowski - The Finest Art on Water - 2011 - Frieze Projects 2011 - photo Linda Nylind

Da Max Wigram, invece, ci aspettavamo di più delle solite, ennesime prime pagine di giornale (proposte da Marine Hugonnier), questa volta il Guardian, relative agli anni ’70 (nella fattispecie al 1979 e alla rivoluzione iraniana).  Fos invece ripete – ma non è l’unico in fiera – il buon Joseph Cornell. La Galleria George Kargl di Vienna invece inserisce i suoi artisti all’interno di un progetto più ampio di Muntean/Rosenblum che parafrasa il gioco relazionale “Sims”, costruendo, anche grazie alla collaborazione di altri, numerosi artisti (tra i quali di nuovo Dion, Rudolf Stingel, Nedko Solakov, Dan Graham, per fare solo qualche nome) una casa fittizia che diventa “Nemesims”. Detta così sembra un divertissement, ma l’effetto è in realtà interessante, tanto da guadagnargli, a nostro parere, il titolo del migliore stand in fiera.
Grande classico del contemporaneo da Allison Jacques. Si tratta di Ana Mendieta, in una serie di autoritratti struggenti che la vedono in primo piano con il volto sanguinante, tumefatto (valore 32.000 sterline). In apparenza più rocambolesco è lo stand di Contemporary Fine Arts di Berlino che in realtà, sorprendentemente, annoia, proponendo il primo neon della serie (ne verranno molti altri) firmato Anselm Reyle. Sotto teca, avvolto in un fondale di simil-alluminio, viene surclassato di gran lunga dal divertente salottino destrutturato dello stesso autore, che ne ripete i colori. In fondo emerge una serie di carte di Raymond Pettibon, il cui stile ricorda tanto le graphic novel americane. Scorrono immagini di guerra, tracciate con mano ferma e raffinatissima. Il prezzo? Si spazia da 22.000 a 45.000 euro, a seconda delle dimensioni.

Casey Kaplan - Frieze Art Fair 2011 - photo Linda Nylind

Neon anche da 303 di New York. Si chiama After- nomen omen – e lo propone Dominique Gonzales-Foerster. Costa 45.000 sterline.  Da Chantal Crousel (Parigi) incontriamo Niklas Svennung. Oltre a soddisfare la nostra curiosità circa il prezzo di Andante Moderato di Haegue Yang, uno stendipanni decorato con merletti colorati, stoffe, oggetti vari (23.000 euro), ci dice la sua: “Sono molto contento di come sta andando. La gente sceglie con attenzione, è vero, ma è altrettanto vero che noi abbiamo artisti che in questo momento stanno facendo importanti mostre in grandi musei e che hanno ottime probabilità di diventare i ‘masterpieces’ del domani. Prendi ad esempio Anri Sala, che è alla Serpentine Gallery o Jan Louc Moulen che andrà alla Dia Beacon… Ma anche molti altri.”
Proseguiamo.  Alla Galleria St. London parte la serie dei falli. I primi sono di tessuto, allusi. Il progetto si chiama infatti Fabric ed è di Alexandra Birken. Secondo fallo da Matthew Marks: è viola, si chiama Zozomo ed è di Ken Price. Falli travestiti da zucche anche per Erika Verzutti. La galleria è brasiliana e si chiama Fortes Villaca. Da Zero troviamo solo un monitor, niente altro. Trasmette Schwartzwald di Michael Sailstofer. Alla Andrew Kreps Gallery, invece, Daren Bader ricrea un piccolo giardino, ipotizzando una silenziosa, ma affascinante Conversations between two plants. La stessa galleria propone anche Nydp Officer Damon Ruta di Roe Etheridge, un ritratto reale e psicologico della polizia americana. 4000 dollari e passa la paura. Incredibilmente belli i teschi grafici, bicromi, con gli occhi rossi di Carlos Amorales, che si vedono da Annet Gelink. Frith Street si distingue invece per l’installazione di Cornelia Parker 30 pieces of silver, 30 campioni di argenteria, come dice il titolo, che penzolano dal soffitto appesi a fili trasparenti: 120.000 sterline.

Frieze Art Fair 2011 - photo Linda Nylind

Gagosian Gallery presenta Franz West con un allestimento personalizzato che ha tutta l’aria di essere un omaggio. Nello stand, tra le altre opere, una banana fresca di Urs Fischer pende dal soffitto, solitaria, immanente e concettuale. Ma l’opera più bella è senz’altro The milk of human weakness 2 dei fratelli Chapman, dove una duplice immagine, tratta in entrambi i casi dal repertorio iconografico religioso ed artistico della tradizione cattolica, raffiguranti la Madonna con il Bambino, vengono detournati, con un immaginario che ricorda la cinematografia horror. Si trova da White Cube ed è davvero sconvolgente. Splendido solo show di Nathalia Djurberg da Giò Marconi, che ha uno stand piccolo, ma altamente raffinato, che richiama la personale dell’artista, in collaborazione con il musicista Hans Berg, al Camden Art Center. Di fronte, un pupazzo forse un po’ gratuito: è Untitled di Elmgreen & Dragset, che raffigura un cadavere estratto dai cassetti della morgue da Perrotin (Parigi), che recupera con il fantoccio prismatico di Xavier Veilhan, il ritratto di Norman Foster. Ontani da Thaddaeus Ropac.
Marian Goodman propone Anri Sala e Gerhard Richter (Strip è venduto per 1,5 milioni di dollari). Da David Zwirner, c’è il pupazzo di Isa Genzken, questa volta un neonato, e tanta pittura di qualità. Tra questa uno splendido Neo Rauch, venduto per 1.3 milioni di dollari. Concludiamo il nostro giro delle “big” dal connazionale Lorcan O’ Neil, che propone un bellissimo pezzo in vetro di Rachel Witheread, e da Peres Project, Berlino, che ci stupisce con una serie di stucchi in arancio fluorescente di Alex Israel.

David Zwirner - Frieze Art Fair 2011 - photo Linda Nylind

Non ci divertiamo molto tra gli stand di Frame, spazio dedicato alle gallerie giovani. Spesso e volentieri le gallerie emergenti, a cui è stato richiesto di presentare un solo project, sono più mainstream di quelle ufficiali. Andra Ursuta, da Ramiken Crucible di New York, adagia un corpo femminile, quasi bidimensionale, al pavimento. Ricorda i cadaveri di Pompei, ma parla di sofferenze più contemporanee che provengono dalla Romania e l’effetto è straziante. Fantocci, meno coinvolgenti, anche per la Galleria Francoise Ghebaly di Los Angeles, che propone i gemelli deceduti di Patrick Johnson. Da Wilfried Lentz, Rotterdam, c’è l’italiana Rossella Biscotti che si presenta con un’opera minimale, La prigione di Santo Stefano, un sottilissimo foglio di piombo poggiato a terra con l’obiettivo di stimolare una riflessione sul tema delle carceri. Buona pittura statunitense da The Box, L. A., con Judith Bernstein che forse è uno degli stand migliori di Frame. L’artista traccia, con una libertà espressiva impressionante, con una tavolozza psichedelica, metropolitana, coloratissima, una mappatura di sensazioni interiori e di suggestioni dal mondo circostante, dove la presenza umana è protagonista.

Andrew Kreps Gallery - Frieze Art Fair 2011 - photo Linda Nylind

Non resistiamo alla tentazione di chiedere anche a Mara McCharty, direttore della galleria, di darci le sue impressioni: “È la prima volta che partecipo a Frieze”, ci spiega, “e devo dire che è un’ottima occasione se parliamo in termini di networking. Stiamo incontrando artisti, curatori, direttori di museo, giornalisti, persone interessanti. È ovvio, che se parliamo invece di mercato, il discorso è differente. Ma d’altronde, dobbiamo ancora, di fatto, ‘costruire’ la nostra presenza qui e, come vedi, presentiamo un’artista di grande qualità, ma non estabilished. I nostri colleghi a Frame? Sì, abbiamo parlato con loro. Alcuni sono contenti delle vendite, altri un po’ meno, come sempre…”.

Santa Nastro

 

www.friezeartfair.com

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.