Una collezione che è un museo

Tra regine ostrogote e lune d’argento, tappa alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. Per far visita a Osvaldo Licini, tra gli artisti più raffinati e meno famosi del Novecento italiano. E terza tappa del nostro tour estivo nelle collezioni d’Italia.

Osvaldo Licini - Amalassunta - 1946

È Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado, 1894-1958) il protagonista della terza puntata del nostro percorso a spasso per le collezioni d’Italia. Un artista straordinario che, come nella migliore delle tradizioni italiane, ha conosciuto un lungo periodo magari non di oblio, ma sicuramente di scarsa fama. Solo di recente la sua grandezza è stata un poco riconosciuta grazie alla bella mostra alla GAM di Torino e al conseguimento di discreti risultati in asta. E la cosa non sorprende. Perché Licini è un artista che fa poco rumore. È poetico senza essere demagogico. È appassionato senza rompere gli argini. È raffinato e coltissimo senza essere incomprensibilmente aulico.
Tuttavia, in vita, Licini è un artista fortunato. Nasce nel 1894 e fin da piccolo, in tempi in cui viaggiare era molto difficile, bazzica e respira la realtà culturale parigina. Suo padre è un disegnatore, sua madre gestisce una casa di moda. La capitale francese diventa un po’ la sua seconda patria, vi si reca ogni volta che può e conosce personaggi del calibro di Amedeo Modigliani. È questo continuo scambio con la realtà europea a influenzare la sua pittura e a renderla così all’altezza dell’avanguardia e così diversa da ciò che avviene, nel frattempo, in Italia.
Lo dimostra anche questa Amalassunta del 1946, di proprietà della Collezione Maramotti di Reggio Emilia. Amalassunta è una regina, figlia del re ostrogoto Teodorico. Il suo governo rappresenta il connubio tra la cultura romana e quella gota, così come per lo storico dell’arte Francesco Arcangeli il centro Italia, da cui l’artista proviene (è di Monte Vidòn Corrado, nelle Marche) è il crocevia, il punto di scambio tra gli influssi provenienti dal nord Europa e il Mediterraneo. Quando parla della serie delle Amalassunte, tuttavia, Licini per spiegare di che si tratta, ha le idee ben chiare e dice: “La Luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco”.

Licini e Morandi - Venezia, 1958

E infatti, sulla destra, in alto, fa bella mostra una luna non più tonda, la cui scia di luce lascia quasi pensare ad una folta chioma di capelli. “Solinga, eterna peregrina, […] pensosa, giovinetta immortale che tutto conosce”, come la definì Giacomo Leopardi nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, ci mostra il suo lato più ineffabile. I crateri che talvolta nella vita, nei sogni, ma anche in altre Amalassunte assumono un volto umano, qui si trasformano in un misterioso codice numerico, disposto su assi perpendicolari e a specchio: sul lato sinistro troviamo un 96, sul lato destro un 69. Al centro, in fila indiana, un 1 e un 5. Immutabile, evanescente, la Amalassunta non ci guarda negli occhi, ma si volge verso l’infinito che si espande dinanzi a lei. Solo la sua luce giunge fino a noi, nell’oscurità che campisce la tela e che va a sottolineare il profilo dell’orizzonte che si apre alla base della tela.
Per chi volesse andare a farle visita, si trova al primo piano della Collezione Maramotti, nella sezione dedicata all’arte italiana ed europea tra gli anni ’50 e ’80. Aperta al pubblico dal 2007, la Collezione nasce dal desiderio e dall’impegno di Achille Maramotti e conta centinaia di opere provenienti da tutto il mondo dalla seconda metà degli anni ’40 fino a oggi.

Santa Nastro

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66 –
Reggio Emilia
0522 382484
[email protected]
www.collezionemaramotti.org

CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • ahiservaitalia

    La Collezione Maramotti, un esempio di come può non essere serva l’Italia. Importanti le opere della metà del secolo scorso, ma soprattutto grandissimo l’outlook sulla contemporary nostrana, europea e americana. L’occasione per un balzo della coscienza estetica. Da non mancare. Grande Achille e anche la sua progenie. Complimenti vivissimi, a nome del nostro paese.

  • La Collezione Maramotti è un esempio da seguire.
    Il vero interesse, l’ascolto attento che hanno per l’arte contemporanea i successori attuali del primo collezionista è un esempio da seguire.
    Concordo con il commento precedente.
    complimenti e grazie.

  • Maurizia Lugli

    Bella Collezione, belle opere importanti, storiche e a volte meno note ma particolari.
    Elegante allestimento.
    Grande Achille, grande Luigi e tutti gli eredi.
    Originali ed eclettiche le mostre temporanee. La sede..un esempio di accurata e intelligente architettura avveniristica.
    bravi! anche nella moda!
    grazie
    maurizia lugli