That’s all folks!

Un giovane artista napoletano alle prese con una collezione umbra. Un personaggio dei cartoons che sa che avrà sempre la peggio. Riflessioni sul tema del fallimento a cura di Domenico Antonio Mancini. Il secondo appuntamento del nostro viaggio attraverso le collezioni d’arte italiane.

Domenico Antonio Mancini,That's all Folks!, 2005

Da Varese all’Umbria. La seconda tappa del nostro itinerario nelle collezioni d’arte è Città delle Pieve. L’opera è di Domenico Antonio Mancini, il titolo è That’s all Folks!. Datata 2005, è frutto della riflessione di un giovane napoletano, classe 1980, che di queste operazioni ha fatto la sua cifra stilistica. Raccoglie dalla strada, dalla vita reale, dall’immaginario collettivo e dalla storia dell’arte stereotipi o oggetti iconografici. Li spoglia, quando può, di tutte quelle stratificazioni e quei passaggi che ne hanno costruito la storia, la fama, l’identità. Li filtra infine attraverso il suo sguardo, che inevitabilmente appartiene a un altro mondo e a un’altra generazione, spesso anche attraverso l’utilizzo dell’arma dell’ironia, che è parte integrante del suo lavoro. È questo processo che ha portato Mancini ad ambientare nel suggestivo parco de Il Giardino dei Lauri un immaginario che non ha niente di bucolico o di favolistico, ma che rimette in discussione un’intera narrazione che ha fatto parte dell’infanzia di tutti noi.Il protagonista è Willie Coyote, eroe di uno dei cartoni animati più riusciti della Warner Bros. Lo abbiamo visto alambiccarsi per creare ardite trappole per catturare il velocissimo road runner. Costruire marchingegni ingegnosissimi, ma forse troppo complicati per riuscire nell’intento. Il più delle volte lo abbiamo visto finire vittima dei suoi stessi strampalati progetti, cadendo da vette altissime, sfondando pareti con il suo corpo lanciato come un missile, bofonchiando cose irripetibili con un candelotto di dinamite esploso in mano. E a un certo punto ci siamo resi conto che l’obiettivo per Willie non è tanto mangiare l’antagonista – che in un certo qual modo, nonostante stia semplicemente cercando di salvare la pelle, ci sta pure antipatico – ma vincere la sua sfida.

La collezione al Giardino dei Lauri

È questa consapevolezza ad affascinare Mancini, il quale, invece di rappresentare il suo personaggio intento a progettare il suo prossimo tentativo, si sofferma a fotografare il dietro le quinte, ciò che non si vede mai. Un Willie pensoso e rassegnato, ormai troppo abituato a perdere per desistere, quasi un po’ depresso nell’acquisizione di una nuova, tragica consapevolezza. Il tema del fallimento assume qui connotati angoscianti: noi sappiamo – e anche Willie sa – che il problema non vedrà mai risoluzione. Gli avvenimenti si ripeteranno ciclicamente, con qualche variazione sul tema. Il cerchio del tempo non verrà mai spezzato. La sconfitta è una condizione esistenziale. È ciò che il pubblico desidera, un cambiamento sarebbe fatale, porrebbe fine all’intero racconto. The show must go on, quindi, eternamente, negli stessi termini. That’s all folks! fa parte della collezione di Angela e Massimo Lauro, composta ormai da oltre trecento opere. Nello spazio espositivo di Città della Pieve, un edificio di origine industriale circondato dalla campagna umbra, i due collezionisti hanno messo a disposizione del pubblico settanta tra le loro più recenti acquisizioni. E se inciampate a Città della Pieve dal 27 agosto in poi fate una capatina al Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi per la mostra di Tom Burr, Clouds in trousers promossa dal Comune con il Giardino dei Lauri.


Santa Nastro


Il Giardino dei Lauri
+39 0578 299375 – +39 348 6081926 – [email protected]
Alessandra Olivi – [email protected]
www.ilgiardinodeilauri.it

 

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Oreste Pibuolo

    Ma perché quando uno è napoletano gli viene stampato sulla pelle questo marchio? Artista napoletano, scrittore napoletano, gallerista napoletano, collezionista napoletano (forse per i collezionisti non si usa molto).
    Sembra che, con una elegante vena di razzismo, si voglia sottolineare l’eccezionalità di un napoletano che riesce a fare altro che bere caffè, suonare mandolini, infornare pizze, rubare orologi e via dicendo.

    • Santa nastro

      Ps. Anche io sono napoletana

    • wile coyote

      osservazione sagace!

    • Ma che palle!!! Ma dov’è il razzismo?…è un modo di dire per tutti! ….artista fiorentino, artista romano ecc.
      Lo ritengo invece un grande onore per la città e di conseguenza per l’Italia.

  • io cercherei di stare ai contenuti, evitando di giocare con certe definizioni che testimoniano solo di complessi di inferiorità. Il dato, secondo me, è che non si riesce ad uscire da alcuni codici pop ormai usati, abusati e stra abusati. Ed anche se prendiamo un giovane rampante extra international (inglese giapponese, perfetto) come Fujiwara, cosa ci propone? Mega falli etruschi e il ritrovamento fittizio di un civiltà romanica sotto la fiera Frieze…..soliti espedienti pop; andy warhol ma anche Duchamp con il suo ready made, primo vero espediente comunicativo: decontestualizzare per attrarre attenzione…

    Il giovane artista, come anche molti mid career, mi sembra alla deriva…rincoglionito, illuso e deluso da mille possibili residenze e da mille possibili nuovi progetti. Parlo con alternativa nel mirino. E non solo l’artista ma anche gli operatori che ci girano intorno…