Aste londinesi bollenti. Tiriamo le somme

Dopo la carrellata di cifre che vi abbiamo mostrato nei giorni scorsi, è il momento di osservare a freddo i risultati delle aste di arte moderna e contemporanea. Andiamo a Londra, da Christie’s e Sotheby’s.

L'asta da Christie's - Londra, giugno 2011

Parola d’ordine del 2011 è riconquistare la fiducia dei collezionisti, soprattutto nel settore dell’arte contemporanea. Se l’anno scorso l’ondata speculativa ha portato i compratori a rivolgersi verso il Moderno, considerato più sicuro con i suoi artisti legittimati, il primo semestre del 2011 mostra un’inversione di tendenza.
Nel comparto Moderno, entrambe le case d’asta hanno venduto oltre il 90% dei lotti presentati, anche se il fatturato totale è molto al di sotto dell’anno scorso (Cristie’s -$86.4 milioni, Sotheby’s -$56.2 milioni), dovuto ai fattori sopra citati.
Anche se Sotheby’s ha totalizzato meno della sua rivale, spetta a lei l’opera più costosa: il paesaggio di Schiele a $35m ha stracciato qualsiasi stima prevendita. Nessuna sorpresa per i risultati di Picasso: diciamolo, questo è il suo anno. I suoi risultati sono un crescendo di cifre: $17m per Buste de Françoise, $21.5m per Jeune fille endormie e Robe blue a $28.7m.
Se nel 2010 gli Iris hanno fallito la vendita, anche quest’anno Monet è rimasto invenduto con le Ninfee, ritornando così nella collezione del Museo Beyeler. Il mercato di Monet sta probabilmente soffrendo per i prezzi spaventosi che avevano raggiunto le sue opere durante l’ultima bolla del 2008.
Secondo l’indice di Mei & Moses, il comparto Moderno continua a presentare un rendimento superiore a quello del mercato azionario.

L'asta da Sotheby's - Londra, giugno 2011

Se alcuni anni fa il segmento Contemporaneo veniva considerato altamente volatile e rischioso, dalla ripresa del mercato della seconda metà del 2010 si è dimostrato invece stabile e redditizio. Dai dati forniti dalle aste di questo primo semestre si capisce come i collezionisti siano diventati molto attenti alle stime pre-asta e ai nomi proposti. L’offerta delle case d’asta è caratterizzata da alta qualità delle opere, stime più ragionevoli per riportare la fiducia all’interno del mercato contemporaneo (a parte Sotheby’s, che sta seguendo ancora l’altra direzione, anche se si è ricreduta nel giro di un mese) e soprattutto l’uso delle garanzie di parti terze per attrarre compratori avversi al rischio.
A giugno, Sotheby’s ha realizzato il totale più alto mai raggiunto in un’asta di arte contemporanea a Londra ($174m), trainata da Bacon, Basquiat e dagli artisti tedeschi di Duerckheim, e come si sa, la dispersione di una collezione porta i compratori a battersi fino all’ultimo colpo di paletta.

L'asta da Christie's - Londra, giugno 2011

Le serate del contemporaneo hanno segnato nuovi record per i prezzi di ben 13 artisti, tra cui Peter Doig, Miquel Barceló, Blinky Palermo, Juan Muñoz, Georg Baselitz e Sigmar Polke. Mentre a New York il protagonista è stato Warhol, a Londra ha ottenuto risultati mediocri, con opere ben al di sotto della qualità di quelle proposte a maggio.
Mettendo assieme i risultati di maggio a New York e di giugno a Londra, si può affermare che, dal punto di vista del rendimento, il mercato dell’arte si stia pienamente rialzando dalla congiuntura negativa dell’ultimo biennio, ripristinando, o addirittura superando, i livelli del 2008. Quel che rimane dell’euforia speculativa degli ultimi anni è la selettività delle opere e l’entusiasmo che rinuncia a scemare tra i collezionisti, i quali gareggiano per aggiudicarsi i grandi nomi, e i venditori che hanno aspettato la ripresa del mercato per mettere in vendita i capolavori delle loro collezioni.

Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.