La fiera della “piccole fiere”. Volta Show in versione svizzera

Settima edizione per Volta, che in questa tappa del suo eterno movimento globale si ferma a Basilea. Ad arricchire il carnet dei “satelliti” del monstre Art Basel. Un report parziale, a carboncino.

Steve Van den Bosch - Untitled - 2009

Volta Show, a Basilea, ci accoglie con il carboncino. Nella prima galleria a sinistra, Ron Mandos, vediamo fotografie, architetture inventate e grandi disegni a carboncino che sono il lavoro di Renie Spoeltra che, partendo da immagini (fotografie o fermi immagine di video), costruisce altre immagini in modo tanto delicato quanto, ci dice il gallerista, “apatico”: l’immagine si trasferisce, attraverso il carboncino, in una dimensione quasi nulla, eppure evocativa, da lontano, della realtà di partenza. La quale realtà, a sua volta, è una realtà quotidiana, generica.
Questa accoglienza ha un valore simbolico perché più volte, in fiera, ci imbattiamo in atteggiamenti artistici affatto tradizionali. Percorrendo la fiera, abbiamo più volte la stessa sensazione che a Liste, dove ad accogliere il pubblico, nello stand della galleria Schleicher e Lange, c’è l’opera su scomposizione della materia, monocromo e ancora uso del carboncino di Diogo Pimentão. A Volta come a Liste, dunque, più volte abbiamo questa sensazione di un “ritorno all’ordine”. Nel senso che troviamo nei confronti dell’arte l’atteggiamento antico, di indagine su un linguaggio o su uno strumento o su un aspetto del lavoro.

Ulrike Heydenreich - Panoramastudie 14 - 2008

Così è il caso dell’indagine materica e formale di Antonella Zazzera, proposta dalla galleria Diagonale di Roma: un’opera su come il rame si presta a composizioni formali, quali vibrazioni risultano quando un trattamento tradizionale della superficie viene fatto nell’ambito del rame e cosa succede a una superficie discontinua in rame quando viene immersa nella cellulosa.
Ma per tornare alla tecnica del disegno e alla riflessione sulle sue possibili implicazioni ed estensioni, colpisce l’Ulrike Hydenreich proposto dalla galleria Conrads di Düsseldorf, che lavora sul concetto di veduta, estendendolo e immergendolo in un frame fatto di cartone piegato, quasi una citazione decomposta, o sintetizzata, di una camera prospettica.

Richard Kern - Webcam Girls - 2010

A proposito di tradizione, la galleria ginevrina Bertrand e Gruner propone due opere recenti di Richard Kern, artista da sempre impegnato nella rappresentazione dell’erotismo. Nel video Webcam girls vediamo ragazze che spontaneamente mostrano uno spogliarello a una videocamera e siamo attratti dal piacere con il quale giocano con gli effetti da loro presunti quando esibiscono il proprio corpo all’ottica della videocamera. Di fianco al video, il ritratto di un topless è accompagnato, sotto, dagli slip che nella fotografia sono indossati dalla ragazza ritratta: la relazione tra nudo, erotismo, feticcio e indumento viene così esibita e scardinata.
La galleria Van der Mieden di Anversa presenta invece il lavoro di Steve Van den Bosh, che rivisita il Minimalismo con una serie di interventi dedicati alla alterazione dello spazio: per esempio, un neon azzurro attraversa il doppio spazio dello stand, contemporaneamente proponendosi come pittura al muro e come installazione che perfora un altro muro per apparire nuovamente, con una valenza diversa, nello spazio adiacente; oppure una macchiolina segna un’area dello stand con un peso specifico percettivo molto superiore al suo reale ingombro.

Poklong Anading - Tattooed Heart - 2010

C’è poi l’opera di Michael Lisle-Taylor presentato da Madder 139 di Londra che, partendo da tessuti, abiti, uniformi cerimoniali, li altera con altri materiali ottenendo qualcosa che sta tra la scultura e l’installazione, e che spicca negli spazi della fiera per la gradevolezza cromatica e per la compiutezza formale.
Concludiamo con Poklong Anading, al quale la galleria Zimmermann Kratochwill dedica tutto il proprio spazio e che è il frutto di una ricerca che si applica a una serie di linguaggi: la fotografia, la pittura, la scultura, l’installazione, il video, la performance. Ogni volta il fuoco dell’attenzione cambia: le fotografie sono ritratti anonimi, le sculture lavori materici ottenuti abbinando una carta velina stropicciata a una lastra di metallo e utilizzando un magnete che insieme ha il compito dell’assemblaggio e quello della definizione di punti di interesse sulla superficie, a sua volta impegnata con piccoli spazi cromatici.

Steve Van den Bosch - Untitled - 2009

La gamma delle offerte di Volta 7 non si ferma qui. Questi pochi esempi rendono però l’idea che la varietà degli atteggiamenti artistici può generare risultati interessanti senza bisogno di inseguire a tutti i costi lo stupefacente, o la stupefacenza del nulla.

Vito Calabretta

www.voltashow.com

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.
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