TEFAF. Numeri e risultati dalla fiera di Maastricht

La kermesse olandese conferma il suo primato nel panorama fieristico internazionale. Lo dimostrano i risultati dell’ultima edizione.

TEFAF, Maastricht 2018. Photo Mark Niedermann
TEFAF, Maastricht 2018. Photo Mark Niedermann

Una edizione bellissima quella del TEFAF, che si è chiusa a Maastricht domenica 18 marzo. L’annuale viaggio nello spazio e nel tempo non ha deluso, tra meravigliose ceramiche di Delft del Seicento (da Aronson) e maestose sculture cinesi del Settecento (da Vanderven), tra deliziosi ritratti di famiglia di Joshua Reynolds (Lowel Lisbon) e spettacolari tele di Christopher Wool (Vedovi).
Il nuovo direttore, Nanne Dekking, olandese ma New York based, già in posizioni dirigenziali da Sotheby’s New York, ha orchestrato cambiamenti non vistosi ma sostanziali. Ha rinunciato al TEFAF Art Market Report, analisi annuale del mercato internazionale, abitualmente presentata al pubblico il primo giorno di apertura in favore di survey più snelle e maggiormente focalizzate, ma ha confermato un articolatissimo vetting committee, uno strumento davvero formidabile per rassicurare i compratori, senza il quale, data la proposta così ampia sia per provenienza geografica che temporale delle opere, si ghiaccerebbe il sangue nelle vene di qualunque advisor.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1951, M&L Fine Art
Giorgio Morandi, Natura morta, 1951, M&L Fine Art

PRESENZE E ASKING PRICE

Dekking si prende anche il merito di 16 nuove partecipazioni ‒ tra cui le più che prestigiose Perrotin, Massimo De Carlo e Mazzoleni ‒ che rafforzano soprattutto la sezione di arte moderna e contemporanea. Attraversando i corridoi (questa volta abbelliti da composizioni floreali meno lussureggianti, minimal verrebbe da dire) si percepiva lo sforzo per attrarre collezionisti di nuove generazioni, sia nelle presentazioni che nelle tecniche di vendita.
Chissà se è merito suo la maggiore frequenza degli asking price nelle didascalie. Come ogni addetto ai lavori sa, le didascalie delle opere al TEFAF sono molto dettagliate, più che in tutte le altre fiere. Oltre ai dati essenziali, tra cui la storia delle provenienze, è spesso presente la bibliografia, in alcuni casi davvero ampia. Da qualche anno, nelle didascalie si vedono nuovamente i prezzi e questa buona abitudine si è estesa anche alle gallerie principali, che sono così sicure di sé da non avere timori nel manifestare apertamente la richiesta.
Tra gli artisti più ricorrenti, gli impressionisti, Picasso, Morandi, de Chirico e Stingel; tra gli oggetti di design, particolarmente convincente la proposta scandinava; si notava inoltre la rilevante presenza di gioielli antichi di tutte le epoche e provenienze: è il trionfo delle arti decorative, spesso piegate a rappresentare opere nella foggia di animali e individui. Suggestiva la proposta della sezione di arte “primitiva”, dall’Africa, Oceania e Sud-est asiatico. Di gran qualità la flottiglia italiana.

Yan Pei Ming, Napoleon, Crowning Himself Emperor – Grey, 2017, Massimo De Carlo
Yan Pei Ming, Napoleon, Crowning Himself Emperor – Grey, 2017, Massimo De Carlo

LE VENDITE

Nei report conclusivi della più grande wunderkammer del mondo è sottolineata la presenza di cento nuovi musei e la frequenza dell’acquisto di opere da parte di istituzioni aperte al pubblico. Feedback positivi sulle vendite di quest’anno sono stati forniti in modo ufficiale e ufficioso già dopo i primi due giorni riservati ai collezionisti, molti dei quali provenienti dagli Stati Uniti. Tomasso Brothers Fine Art ha venduto un gruppo scultoreo in marmo attribuito a Giovanni Battista Foggini e bottega a una collezione europea (€1.75 milioni); Lilac (1887) di Vincent van Gogh è stato venduto da Hammer Galleries per circa $ 9.5 milioni a un collezionista conosciuto in fiera; Kollenburg Antiquairs ha venduto il Sant’Albino e San Bernardo del 1496 di Filippino Lippi a un prezzo compreso tra € 750mila e un milione; la natura morta di Giorgio Morandi del 1951 di M&L Fine Art è passata di proprietà intorno al milione di euro. Daniel Crouch Rare Books vende il Grooten atlas di Johannes Blaeu a € 730mila. Il Rijksmuseum sceglie Bartolomeo Ammannati, Modello per la Fontana di Palazzo Pitti, 1556, venduto da Benjamin Proust Fine Art Ltd per € 700mila.
Il lieve calo nel numero dei visitatori (che quest’anno sono stati 68mila contro i 71mila dell’anno scorso) può essere dipeso dalla coincidenza con l’Armory Show e le aste di Londra, che hanno ottenuto risultati decisamente sopra le aspettative. A ogni modo non c’è dubbio che, storpiando il celebre “Once you go black, you never go back”, una volta messo piede al TEFAF ci si rende conto che non c’è nulla di neppure paragonabile al mondo.

Antonella Crippa e Cristina Masturzo

www.tefaf.com

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.