Cresce il crowdfunding. Ma cosa accade nel backstage delle piattaforme italiane?

Il crowdfunding sta conoscendo un momento di fortissimo sviluppo in tutto il mondo. E in Italia cosa succede? Qui trovate qualche dato, al di là delle impressioni.

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PIATTAFORME: QUANTE SONO?
Tutti dicono e scrivono che il crowdfunding è uno strumento efficace, nuovo, digitale. Vero. Ma il termine ‘digitale’, oggi, in Italia, è sinonimo di ritardo. Quindi, se il valore totale delle raccolte effettuate in Italia è inferiore rispetto a Paesi come Inghilterra o Stati Uniti e Canada, come si mantengono le piattaforme italiane? Ecco qualche dato utile per capire.
In Italia il crowdfunding nasce nel 2005 con la piattaforma “Produzioni dal Basso” di Angelo Rindone, vero pioniere del mercato. La grande esplosione di progetti si registra nel 2011 con l’apertura di 10 nuove attività, seguite da altre 5 piattaforme nel 2012. Da lì in avanti i progetti si moltiplicano: nel 2013 nascono 24 piattaforme e nel 2014 in totale ne abbiamo 41 attive.

PIATTAFORME: CON QUALI OBIETTIVI?
Perché nascono tutte queste piattaforme? La risposta, se non si considerano alcuni progetti costruiti sulla base di attente analisi di mercato e del pubblico di riferimento, può essere il desiderio da parte dei fondatori di fornire risposte concrete a una situazione economica difficile e incerta creando con la propria attività un impatto positivo sulla comunità di riferimento. La seconda risposta è il guadagno. I dati del 2012 riportano che, a livello mondiale, sono stati raccolti 2,7 miliardi di dollari attraverso piattaforme di crowdfunding. Questo valore è raddoppiato nel 2013 ed è ancora in crescita.
In Italia, i dati sono diversi ma in crescita, e quindi molto interessanti. Nella relazione di Ivana Pais pubblicata su Slideshare si legge che nel 2013 il valore complessivo dei progetti finanziati attraverso le piattaforme intervistate è pari a quasi 23 milioni di euro, di cui più di 11 milioni sono stati raccolti negli ultimi dodici mesi (ottobre 2012-ottobre 2013).

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MODELLI E IBRIDI
Esistono tipi diversi di crowdfunding e l’Italia sta proponendo diverse piattaforme di tipo ibrido, il che rende le cose leggermente più complesse. Fondamentalmente, comunque, i modelli di crowdfunding sono: Reward-based, Equity-based, Donation-based, Lending-based. Abbiamo focalizzato l’attenzione su piattaforme che ospitano progetti culturali con modello di raccolta “reward based”. Premessa: per poter valutare correttamente le performance delle varie piattaforme, è necessario considerare l’ambito di attività della piattaforma stessa. Ci sono piattaforme “generaliste” come Eppela oppure verticali come Innamorati della Cultura, che accoglie solo campagne per progetti culturali, BookaBook dedicata all’editoria o MusicRaiser esclusiva su progetti musicali.

CHI CI GUADAGNA?
Oltre un quarto delle piattaforme offre i propri servizi in maniera gratuita, non prendendo quindi una percentuale sulla cifra raccolta né imponendo un costo di pubblicazione del progetto. Le restanti piattaforme chiedono una fee che in media è pari al 7% del raccolto, a partire da un minimo di 2.5% fino a toccare picchi di 10-15%, a seconda del tipo di contratto che il creatore del progetto sceglie di sottoscrivere.
Facendo un rapido calcolo, se le piattaforme sopravvivono grazie a questi utili, a meno che la piattaforma non riesca a “macinare “con successo centinaia di campagne all’anno, il guadagno è davvero ridotto. Facile capire perché alcune piattaforme abbiano iniziato a offrire servizi aggiuntivi. Che genere di servizi? Ad esempio, InnamoratidellaCultura offre il pacchetto “assistenza-formazione”. Si tratta di un insieme di consulenze professionali di tutoring, mentoring e servizi di comunicazione (ideazione di una linea editoriale per la campagna, strategie di comunicazione, realizzazione di video e materiale promozionale, gestione degli eventi e dei social media) che il creatore deve prevedere per mettere a punto e portare avanti la campagna di raccolta fondi, ma che sovente non fa o fatica a fare. Perché non ha tempo o perché non sa farlo. I vantaggi sono molti. Dalla maggiore possibilità di successo alla realizzazione di una campagna di comunicazione low cost.

Produzioni dal Basso
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Un altro servizio interessante è il mix sponsorship-crowdfunding ideato da Eppela. In questo caso, alcune campagne (selezionate dal portale) se arrivano al 50% della raccolta hanno il resto del budget coperto dallo sponsor. È un ottimo sistema per spingere l’entusiasmo del creatore del progetto, sollecitare il crowd e, fatto non indifferente, dare una mano al fatturato del portale.

 

Emanuela Negro-Ferrero