Chi l’ha detto che non esistono imprese non profit?

Il legislatore ha introdotto nel 2006 la possibilità anche per le società di capitali di essere qualificate come enti non profit in base a determinati requisiti. La possibilità per tali enti di rientrare nella categoria degli enti non profit consente a organizzazioni di grandi dimensioni di utilizzare una struttura imprenditoriale senza dover rinunciare alla propria finalità ideale e di utilità comune.

Profit e Non Profit Andata e Ritorno

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale le organizzazioni private che esercitano in via stabile e principale un’attività economica che sia organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale, nonché le organizzazioni che, sebbene non operano nei settori sopra indicati, esercitano attività di inserimento lavorativo di lavoratori svantaggiati e/o disabili, purché siano rispettati alcuni requisiti previsti dalla normativa.
Possono acquisire la qualifica di impresa sociale sia le associazioni e le fondazioni, sia le società (anche di capitali) e le cooperative. Restano invece esclusi gli imprenditori individuali, le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione dei beni e servizi in favore dei soli soci, associati o partecipanti.
Il requisito principale richiesto dalla legge è quello dell’assenza dello scopo di lucro, inteso come divieto di distribuzione di utili ai componenti dell’organizzazione.
Altre caratteristiche dell’impresa sociale sono:
a) la democraticità della gestione, cioè la previsione di forme di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività nella gestione dell’impresa;
b) la tendenziale apertura al coinvolgimento nell’organizzazione di tutti coloro che siano portatori dei medesimi interessi perseguiti dall’ente;
c) la partecipazione dei beneficiari finali alla valutazione dei risultati;
d) la rendicontazione sociale effettuata tramite il bilancio sociale, al fine di consentire a chiunque sia interessato a farlo la verifica del raggiungimento dei risultati da parte dell’impresa.

Area non profit - Sunsplash 2012 - photo Luca Sgamellotti © Rototom 2012
Area non profit – Sunsplash 2012 – photo Luca Sgamellotti © Rototom 2012

L’impresa sociale non si regge però sulla beneficenza. L’impresa sociale va infatti considerata come un’impresa a tutti gli effetti, anche se con caratteristiche particolari. Pertanto la portata più innovativa che lo schema giuridico dell’impresa sociale introduce nel sistema degli enti no profit è quello relativo alla mentalità imprenditoriale ed alla necessaria impostazione che l’imprenditore (anche se sociale) deve assumere nell’identificazione del proprio prodotto, del mercato al quale si deve rivolgere e dei fattori critici che devono essere risolti.
I punti più delicati della novità legislativa? Sono quelli che molto probabilmente hanno contribuito al mancato pieno decollo di questo schema giuridico: soprattutto la mancata armonizzazione del sistema fiscale collegato a questa specifica forma giuridica, ma anche le procedure e le valutazioni previste in caso di operazioni straordinarie e la questione relativa ai controlli cui assoggettare tali enti.

Claudia Balocchini

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Claudia Balocchini
Claudia Balocchini è avvocato, iscritta all'Ordine degli Avvocati di Firenze dal 2007 è specializzata nel diritto degli enti e delle società, in diritto tributario nonché tutela dei beni culturali e delle opere creative e dell’ingegno. E' consulente per società ed enti no-profit in materia di costituzione e start-up, modifiche statutarie, governance, pianificazione fiscale, tutela dei patrimoni, fundraising e project managing. Dopo un master in diritto tributario a Firenze ed un corso di alta formazione manageriale in campo culturale presso la LUISS a Roma, applica le proprie competenze professionali anche al contesto culturale contemporaneo.