Proprietà intellettuale e relativo impatto sull’economia europea

Arte, architettura, design, marchi, brevetti, prodotti a indicazione geografica: l’Unione Europea ci ricorda l’importanza dei diritti di proprietà intellettuale per la creazione di un’economia competitiva e ad alta occupazione.

Intellectual Property in versione europea

L’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI) e l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) hanno realizzato uno studio sul contributo generale apportato dalle industrie ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale all’economia dell’Unione Europea in termini di PIL, occupazione, salari e scambi commerciali. I diritti IP (Intellectual Property) presi in considerazione sono i marchi, il design, i brevetti, il copyright e le indicazioni geografiche.
Secondo lo studio, le industrie ad alta densità di diritti di proprietà intellettuale sono quelle che utilizzano un elevato numero di diritti IP in relazione al numero di impiegati dell’impresa titolare dei diritti stessi. Più della metà delle industrie europee sono considerate ad alta densità di diritti IP e molte di esse sono titolari di diversi diritti di esclusiva.
Ad esempio, una società che opera nel settore dell’industrial design, oltre a essere titolare di disegni e modelli registrati su diverse tipologie di prodotti di arredo, può essere titolare di marchi per contraddistinguere i propri prodotti ed essere licenziataria dei diritti di riproduzione e distribuzione di prodotti di design ideati da terzi e tutelati da diritto d’autore.
Lo studio sostiene, inoltre, che il 26% del lavoro nell’Unione Europea è generato direttamente da industrie ad alta densità di diritti IP, con 56 milioni di posti di lavoro, al quale va ad aggiungersi il 9% del lavoro indirettamente generato da tali imprese, con 20 milioni complessivi di posti di lavoro. Tali industrie producono circa il 39% del prodotto interno lordo dell’UE, pagano compensi più elevati delle altre e contribuiscono per il 90% al commercio dell’UE.
I dati che emergono confermano l’attuale tendenza di valorizzazione degli asset intangibili quali nuovo strumento competitivo a disposizione delle imprese.

Raffaella Pellegrino

http://oami.europa.eu/ows/rw/pages/OBS/IPContributionReport.it.do

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #16

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Raffaella Pellegrino
Raffaella Pellegrino è iscritta all'Ordine degli Avvocati di Bologna dal 2003; è esperta in diritto d’autore e proprietà intellettuale e svolge attività di consulenza e assistenza legale, stragiudiziale e giudiziale. Svolge attività di formazione e divulgativa in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale, ed è autrice di articoli in tali materie. Collabora con la redazione del portale di informazione sulla proprietà industriale e intellettuale Marchi e Brevetti Web (Giappichelli Editore). Collabora con la cattedra di Diritto Industriale (Facoltà di Giurisprudenza) e con la cattedra di Diritto e Proprietà Intellettuale (corso di laurea in Cinema Televisione e Produzione Multimediale), presso l’Università degli Studi di Bologna.
  • Finalmente anche in Italia si comincia a parlare di Diritti Culturali, che però non sono solo quelli legati alla proprietà intellettuale o all’identità linguistica; segnalo che il problema è ben più ampio articolato e complesso, come ho provato a dimostrare:
    http://www.aedon.mulino.it/archivio/2013/2/carcione.htm