Il trasferimento dei diritti patrimoniali d’autore

La legge italiana riconosce all’autore alcuni diritti personalissimi, legati alla sfera della personalità e dell’immagine, e altri diritti legati alla utilizzazione economica dell’opera. La cessione di tali diritti comporta delle conseguenze immediate nell’identificazione ai fini fiscali della tipologia di reddito ricavato dall’autore.

Copyright

Il diritto d’autore tutela sia i diritti di aspetto personale (cd. diritto morale), sia quelli di carattere economico (cd. diritto patrimoniale): a norma dell’art. 12 della Legge 633/1941, l’autore vanta un diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo, originale o derivato.
I diritti patrimoniali dell’opera consentono il riconoscimento di certe facoltà che permettono all’autore di ottenere vantaggi economici che l’opera è in grado di dare: l’autore può cedere a terzi, mediante compenso, i diritti di cessione, riproduzione, trascrizione, esecuzione, diffusione, distribuzione, traduzione.
I diritti di sfruttamento economico dell’opera durano per tutta la vita dell’autore e per i successivi 70 anni dalla sua morte (calcolati per anno solare, cioè con la scadenza al 31 dicembre del 70esimo anno). In caso di opere collettive, la durata di tali diritti si computa sulla vita di ognuno degli autori; nei casi di opere realizzate in collaborazione, invece, la durata si determina sulla vita del coautore che muore per ultimo.

Orson Welles in Quarto Potere

Esistono casi in cui tuttavia possono essere realizzate operazioni di sfruttamento economico delle opere anche senza l’autorizzazione dell’autore, a semplice titolo d’esempio:
– gli articoli di attualità, di carattere economico, politico, religioso, pubblicati nelle riviste o giornali possono essere liberamente riprodotti in altre riviste o giornali, anche radiofonici, se la riproduzione non è stata espressamente vietata, purché si indichino la rivista o il giornale da cui sono tratti, la data e il numero della rivista o giornale e il nome dell’autore, se l’articolo lo riporta;
– le opere o altri materiali contenuti nelle collezioni delle biblioteche pubbliche, degli istituti di istruzione, dei musei e degli archivi, possono essere liberamente messi a disposizione per singoli individui al solo scopo di ricerca o di attività privata di studio, su terminali aventi tale unica funzione, situati nei locali delle biblioteche stesse, degli istituti di istruzione, dei musei e degli archivi, purché le opere e i materiali non siano soggetti a vincoli derivanti da atti di cessione o di licenza;
– le opere esistenti nelle biblioteche pubbliche sono liberamente riproducibili all’interno delle biblioteche stesse, salvo che si tratti di opera rara o fuori catalogo, purché siano fotocopiati solo per il 15% di ciascun volume, con corresponsione di un compenso in forma forfetaria a favore degli aventi diritto (escluse le opere rare, le quali sono riproducibili interamente, sempre con corresponsione di compenso forfetario a carico della biblioteca);
– per le opere esistenti nelle altre biblioteche, è libera la fotocopia, salvo che sia fatta per i servizi della biblioteca o per uso personale, purché siano osservati gli stessi limiti di cui al punto precedente.

Libri rari

I diritti patrimoniali d’autore sono diritti esclusivi, che la legge riconosce come diritti a titolo originario (che nascono automaticamente al nascere dell’opera) in capo all’autore stesso e che possono essere trasferiti dallo stesso sia mediante contratto o atto stipulato tra le parti, sia per successione in caso di morte.
Con il trasferimento di tali diritti, gli unici soggetti legittimati a farli valere sono quindi coloro che li hanno ricevuti.
In ogni caso i diritti patrimoniali d’autore sono tra loro interdipendenti, pertanto l’autore può decidere di trasferire uno o più diritti patrimoniali mantenendo però gli altri nella propria disponibilità. L’esercizio di uno dei diritti patrimoniali da parte di un soggetto terzo non esclude quindi di per sé la possibilità di esercizio esclusivo di altri diritti patrimoniali (non ceduti) da parte dell’autore. Proprio per questa ragione, il contratto di trasferimento va interpretato restrittivamente: ciascun diritto diverso deve essere esplicitamente concesso dall’autore all’acquirente.
I diritti di utilizzazione economica dell’opera contenuti nella legge sul diritto d’autore formano un elenco esemplificativo e non esaustivo. In ogni caso, la Legge 633/1941 comprende: i diritti di pubblicazione, riproduzione, distribuzione, esecuzione, rappresentazione, recitazione, diffusione, noleggio e prestito, elaborazione.
La legge sul diritto d’autore chiarisce come la cessione di uno o più esemplari dell’opera “non importi, salvo patto contrario, la trasmissione dei diritti di utilizzazione” (art. 109).

Creative Commons

Poiché il diritto d’autore può essere “racchiuso” all’interno sia di attività d’impresa sia di attività professionali in senso proprio, ovvero configurare un’attività a sé stante, disgiunta da qualsiasi rapporto che non sia quello del contratto di edizione (formalizzato o meno), dal punto di vista tributario, l’atto che comporta il trasferimento dei diritti patrimoniali dell’autore può generare:
– se il trasferimento è compiuto nell’ambito dell’attività di impresa, redditi d’impresa;
– se il trasferimento è compiuto nell’ambito dell’attività professionale, redditi di lavoro autonomo “propri” (sono infatti assimilati ai redditi di lavoro autonomo “i redditi derivanti dall’utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali“);
– se il trasferimento è compiuto al di fuori degli ambiti reddituali sopra descritti, redditi di lavoro autonomo “speciali”.
Secondo quanto affermato nel 2007 dall’Agenzia delle Entrate peraltro, nonostante siano escluse dal campo di applicazione dell’Iva le cessioni, concessioni, licenze, e simili effettuate dagli autori e loro eredi , che abbiano per oggetto i diritti d’autore (ad eccezione di alcune ipotesi determinate, quali ad esempio i disegni, le opere di architettura e le opere cinematografiche ecc.), i diritti connessi al diritto d’autore, riconosciuti all’artista per l’utilizzazione e lo sfruttamento da parte di terzi della sua opera, poiché non indicati da un’esplicita previsione normativa, non sono equiparabili, sotto il profilo fiscale, al diritto d’autore e pertanto non sono esenti Iva. Il riconoscimento della protezione giuridica del diritto d’autore e quindi dell’esenzione ai fini Iva si ritiene, invece, che sussista in relazione all’attività svolta dagli autori dotata di ingegno e creatività.

Claudia Balocchini

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Claudia Balocchini
Claudia Balocchini è avvocato, iscritta all'Ordine degli Avvocati di Firenze dal 2007 è specializzata nel diritto degli enti e delle società, in diritto tributario nonché tutela dei beni culturali e delle opere creative e dell’ingegno. E' consulente per società ed enti no-profit in materia di costituzione e start-up, modifiche statutarie, governance, pianificazione fiscale, tutela dei patrimoni, fundraising e project managing. Dopo un master in diritto tributario a Firenze ed un corso di alta formazione manageriale in campo culturale presso la LUISS a Roma, applica le proprie competenze professionali anche al contesto culturale contemporaneo.
  • Molto interessante!
    Io sono un artista e per il mio lavoro ho non solo registrato il mio marchio, visibile sul sito, ovvero, la mia firma LUCA M. visibile in tutte le mie opere realizzate partendo dal 1996 trattasi della prima vespa POP che decorai allora, visibile nel mio sito…
    Nel 2010 realizzo un’altra vespa, VESPA VENICE, di cui tutelo il copyright per il progetto e mi prendo avanti anche sulla 500 VENICE, con diciture e modalità di realizzazione eguali al progetto VESPA VENICE (ad oggi, VESPA VENICE è in esposizione al padiglione Italia per la 54^ Biennale di Venezia, a Torino, evento curato da Vittorio Sgarbi).
    Trovo questo articolo molto interessante e lo giro immediatamente al mio avvocato e alla mia assistente, dato che nel lavoro metto professionalità e cerco di investire nel mio futuro, ci tengo anche a sapere cosa posso e non posso fare, cosa posso pretendere o chiedere, avere, dire…

    Quindi ringrazio Claudia Balocchini per questa importante precisazione.

    Cordialmente;

    Luca Moretto

  • Io so che fra IVA, IRPEF, Irpef sull’IVA ed Iva sull’IRPEF, alla fine lo Stato si prende più del 50% sui diritti d’autore… Forse, adesso che c’è questo problema di sacrificarci per salvare Banca Intesa, BCE, Moody’s e Goldmann & Sachs, forse se ne prenderà di più.
    Elena Manzoni di Chiosca

  • Danilo

    Il diritto d’autore è una concessione che lo stato con le sue leggi ti concede, se non ci paghi le tasse allora vai a riscuoterlo da solo. Io credo che uno stato democratico dovrebbe tutelare il diritto inalienabile della proprietà intellettuale, poi le questioni economiche si dovrebbero risolvere tra privati.

  • Cristiana Curti

    In questo articolo, utile riassunto della normativa in essere, non viene (forse per mancanza di spazio o perché non è la sede corretta) discussa l’applicazione nella realtà di tale normativa, che spesso e volentieri viene elusa e soprattutto non si parla (in merito a questo argomento) del “diritto di seguito” che, disposto per l’Italia dal 2002, coinvolge parimenti l’ambito del complesso di norme che riferiscono dell’attività artistica (o dell’ingegno) del singolo e del riconoscimento di un corrispettivo in percentuale (dal 4 allo 0,25% a seconda del valore economico di vendita) a partire dal secondo passaggio di mano e per tutti i successivi.
    Sarebbe utile un’inchiesta che farebbe capire come questo diritto esercitato con la “supervisione” della SIAE (in qualità di esattore per conto dello Stato) più che dei veri e propri interessati (i quali spesso e volentieri di esso non sanno neppure l’esistenza) viene nei fatti disatteso, rimpinguando solo e solamente le casse di istituzioni importanti (Picasso, ecc.) e estromettendo dalla tutela molti di coloro per i quali il diritto di seguito è stato formulato, ovvero tutti gli artisti cosiddetti “minori” che potrebbero ricevere un provente utile alla loro sussistenza anche dopo che la propria opera sia uscita di galleria.
    Il diritto di seguito, difatti, ha come precipuo scopo quello di garantire un introito (fondato sul riconoscimento inalienabile della paternità dell’opera e della sua relazione con l’autore fin tanto che è in vita e, oltre, agli eredi sino a 70 anni dalla morte) all’artista tale da costituire una sorta di appannaggio duraturo nel tempo, una forma di indennità professionale insistente sul valore economico alla vendita dell’opera dopo la prima volta e alla sua successiva eventuale rivalutazione.
    Ma quanti sanno di questa norma? Quante gallerie la applicano nel momento in cui scambiano dopo la prima vendita un’opera di un artista vivente?
    E soprattutto poiché alcuni (case d’asta) sono assai più disciplinati di altri nel far corrispondere (la legge indica a carico dell’acquirente, raramente viene applicata a carico del venditore) la tassa all’atto della transazione e poiché nella maggior parte dei casi questa non è recepita dall’avente diritto (se non, come detto, dalle poche personalità “forti” dell’arte che certamente non necessitano di ulteriori donativi pubblici), dove se ne vanno i proventi del diritto di seguito che non raggiungono il legittimo destinatario?
    Perché la SIAE – attentissima a recuperare gli introiti della tassazione, di cui trattiene una parte cospicua, ma meno interessata alla sua redistribuzione – non tiene particolarmente a diffondere le caratteristiche di una legge europea che in molti Paesi funziona come utile sostentamento della popolazione dell’arte, raramente inquadrata in contratti collettivi di lavoro che garantiscono ad altri legittimi appannaggi e indennità?

  • lia

    Un libro pubblicato nei anni trenta può essere pubblicato di nuovo senza chiedere nessun diritto di autore o traduttore (morti tutti)?