Il food design, l’università e Pepsi. Un master raccontato in una intervista doppia

Il food design viene servito tra i banchi universitari grazie all’omonimo master della Scuola Politecnica di Design di Milano e dello IULM. Ci raccontano il progetto Antonello Fusetti, direttore della scuola, e Mauro Porcini, chief design officer di PepsiCo, sponsor del progetto.

Martí Guixé, 3D-Snack, 1997

Troppo spesso abbiamo sentito l’espressione “food design” senza capire realmente di cosa si stesse parlando. E, nonostante gli scetticismi iniziali, quella che pareva una moda si è rivelata una vera e propria professione, nemmeno poi tanto nuova, ma radicata nella nostra storia alimentare e industriale.Lo hanno capito alla Scuola Politecnica di Design di Milano e allo IULM, che hanno deciso di strutturare un master universitario in Food Design che possa formare una precisa figura professionale pronta per immettersi nel mondo nel lavoro, e ci hanno creduto aziende come PepsiCo, che hanno finanziato il progetto.
Abbiamo condotto una intervista doppia al direttore della scuola Antonello Fusetti e a Mauro Porcini,chief design officer di PepsiCo, per osservare sia gli aspetti accademici che quelli aziendali.

Spieghiamo che cos’è il food design ai non addetti al settore.
Antonello Fusetti: Ogni professionista che opera nel settore alimentare potrebbe darvi una risposta diversa. La Scuola Politecnica di Design e l’Università Iulm intendono per food design l’attività di progettazione: dei processi e delle modalità di produzione, della distribuzione e consumo dei prodotti alimentari; dei luoghi di consumo del cibo; del cibo dal punto di vista estetico, comunicativo e rappresentativo; delle attrezzature e degli utensili per la preparazione e la fruizione del cibo; delle attività di comunicazione per la promozione dei prodotti alimentari.

Antonello Fusetti
Antonello Fusetti

Perché la creazione di un master universitario in materia?
A.F.: Mancava un’iniziativa formativa che avesse l’obiettivo di formare una nuova generazione di professionisti, designer e manager in grado di unire le competenze di management, marketing e comunicazione con la metodologia progettuale e la sensibilità del design. L’obiettivo principale è portare innovazione nelle aziende del settore alimentare e dei settori ad esso collegati.

Perché la scelta di contribuire alla nascita di un master in food design?
Mauro Porcini: PepsiCo, azienda protagonista nello scenario internazionale del Food and Beverage, negli ultimi anni ha deciso di investire nel design come driver strategico per l’innovazione. Crediamo fermamente che il design applicato al mondo alimentare in modo olistico e allargato, dal disegno del cibo alla progettazione dell’identità di marchio e delle sue attivazioni, possa produrre un valore incredibile per ogni azienda in questo settore. Per questo abbiamo deciso di contribuire alla nascita di un master che unirà giovani creativi in un dialogo sull’innovazione nel settore alimentare in una delle piazze più rinomate al mondo per la propria tradizione culinaria quale è quella italiana.

Martí Guixé, Lapin Kulta Solar Kitchen Restaurant, Kalasatama Eteläkärki, Helsinki 2011
Martí Guixé, Lapin Kulta Solar Kitchen Restaurant, Kalasatama Eteläkärki, Helsinki 2011

La definizione della figura professionale di food designer è recente ma il mestiere in nuce esiste da tempo: quali sono le differenze?
M.P.: La differenza risiede nella “consapevolezza”, nell’“efficienza” e nell’“eccellenza”: il cibo e i suoi marchi sono stati disegnati per anni, ma con inconsistenza, con inconsapevolezza, da innovatori e creativi spesso non formati in questa disciplina, che per passione ed esperienza si sono poi ritrovati a fare cose talvolta straordinarie talvolta mediocri. Con un master vogliamo formare professionisti che possano applicare i processi e la cultura della progettazione di design in modo sistematico, consapevole e quindi efficiente.

I docenti dei corsi saranno designer o chef?
A.F.: Docenti del master saranno soprattutto designer come Marti Guixé, Stefano Giovannoni e studi come Design Group Italia, che da anni si occupano di design nel settore alimentare. Ma, dato che la caratteristica principale del master è la multidisciplinarità, i designer saranno affiancati da professori universitari, tecnologi del cibo, giornalisti, manager e imprenditori. Ci sarà soltanto qualche chef perché la progettazione nel settore alimentare non si deve limitare solamente alla preparazione e alla presentazione del cibo. In ogni caso, una delle lezioni sarà tenuta da Davide Oldani, che ha anche creato degli oggetti per la cucina molto interessanti dal punto di vista del design.

Mauro Porcini
Mauro Porcini

Nel master verranno studiate materie che spaziano dalla cultura del cibo al marketing sino al packaging. Molte di queste discipline, in aziende come la vostra, sono all’ordine del giorno. Che contributo potrà dare la Pepsi, oltre a quello economico, a un percorso di studi di questo tipo?
M.P.: Vogliamo credere che il contributo economico sia solo la “ciliegina sulla torta” di un supporto molto più allargato. Desideriamo aiutare a individuare tematiche di rilievo nel mondo alimentare e poi moderare un dialogo con questo gruppo di giovani creativi che faccia leva sulla freschezza delle loro idee bilanciandole poi con la realtà dei mercati, considerando le reali barriere ed opportunità intrinseche nelle sfere della produzione industriale e nella logica della grande distribuzione. Vorremmo creare eccellenza accessibile al consumatore.

La figura professionale del food designer avrà un inserimento più facile nelle aziende agroalimentari? E quali saranno gli sbocchi lavorativi?
A.F.: Gli sbocchi sono molti perché il settore alimentare è molto vasto. I diplomati nel master potranno lavorare nelle aziende dell’intera filiera alimentare dalla produzione alimentare alla distribuzione, ma non solo. I food designer troveranno anche sbocchi  in tutte quelle aziende e istituzioni collegate al comparto alimentare (dalle aziende o studi che producono cucine, oggetti e attrezzature per la preparazione e il consumo dei cibi; studi che seguono la progettazione di ristoranti e food market; alle aziende di packaging, di marketing e di organizzazione di eventi gastronomici ecc.)
M.P.: Il food designer avrà un inserimento molto facile nelle aziende agroalimentari che capiscono il mondo del design. Per questo è il ruolo delle scuole, dei progettisti, dell’amministrazione pubblica e dei media quello di contribuire ad educare i manager di queste aziende sulle potenzialità della disciplina del design. Questo ruolo diventa un “dovere” in una realtà come quella italiana che in questa crisi economica diffusa potrebbe trovare in questo matrimonio tra il design e il food una nuova leva di crescita interna e internazionale.

Valia Barriello

www.masterfoodesign.com

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.