La Naba sbarca a Doha. Come e perché lo spiega Marco Scotini

Prada ha scelto Naba per presentare in grande stile, il 10 ottobre scorso, il Curate Award. Sono intervenuti Astrid Welter, project director della Fondazione Prada, Abdellah Karroum, direttore del Mathaf, e Marco Scotini, direttore del dipartimento di Arti Visive, Performative e Multimediali dell’Accademia. A quest’ultimo abbiamo rivolto tre domande.

Marco Scotini

In base alla tua esperienza, come ritieni si stia muovendo la città di Doha nei confronti della cultura del contemporaneo?
Dopo la novità del fenomeno Art Dubai arriva ora quella di Doha con il Mathaf – Arab Museum of Modern Art. L’emersione di queste due realtà nel Medio Oriente è indubbiamente uno degli aspetti più interessanti della scena artistica contemporanea, visto il carattere faraonico con cui si propongono. Entrambi hanno pochi anni di vita: Art Dubai risale al 2007 mentre il Mathaf al 2010, uno negli Emirati Arabi e l’altro in Qatar. Anche se inizialmente questi due fenomeni non avevano un contenuto proprio e particolarmente specifico, dipendendo piuttosto dai modelli occidentali, l’aspetto geopolitico del loro insediamento mi pare il carattere più interessante e significativo.
Sicuramente al momento si tratta di realtà che stanno importando molto dal nostro sistema (artisti, curatori, modi e tratti specifici dei mercati occidentali) ma nello stesso tempo aprono anche a realtà artistiche e culturali come il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Asia del Sud. Al di là di figure come Damien Hirst, Adel Abdessemed e curatori come Francesco Bonami e Pier Luigi Tazzi, la collezione del permanente ha un carattere locale. Dunque, se è vero che al momento queste realtà sembrano riassorbire nell’arte il surplus di capitale del settore petrolifero, vedremo in seguito cosa succederà. Di fatto questi centri hanno come carattere costitutivo quello di essere decentrati.

In un certo senso, è possibile affermare che Naba, attraverso il Curate Award, si sia fatta promotrice di una voce d’Oriente in Occidente?
Per Naba è stato importante ospitare il lancio di Curate Award in rapporto a entrambi i partner che lo hanno promosso (Fondazione Prada e Mathaf) e per la proposta implicita nella competizione. Naturalmente faccio riferimento alla Scuola di Arti Visive e Studi Curatoriali che dirigo dal 2006 e al Corso avanzato di Contemporary Art Markets che abbiamo attivato nel 2012. Per il Dipartimento, oltre alla collaborazione con riconosciuti e autorevoli visiting professor internazionali, è importante tracciare un ampio campo di applicazione e ricerca che possa avere sbocchi per l’attività degli studenti anche al di fuori della didattica. Trovo sia molto interessante costruire una piattaforma formativa come osservatorio privilegiato di fenomeni nuovissimi che stanno emergendo nell’arte contemporanea, dal nuovo distretto Prada a Milano al museo Mathaf a Doha. Il format del premio, nonostante la struttura aperta e forse aleatoria, mi sembra metta assolutamente in evidenza una serie di questioni sul ruolo del curatore oggi. Certo sarebbe stato vantaggioso se fosse venuto da ambiti più strettamente legati alla ricerca, evidentemente ostaggio di una chiusura accademica ormai irreversibile.

NABA, Fuori Salone della Felicita, Milano 2013
NABA, Fuori Salone della Felicita, Milano 2013

Ritieni che in futuro anche Naba possa promuovere scambi e progetti creativi con la città di Doha?
Da anni Naba ha sviluppato proficui rapporti con istituzioni come il MIT di Boston e il Van Abbemuseum di Eindhoven. Quindi sarebbe auspicabile una futura collaborazione non solo con il Mathaf di Doha, ma anche con la Fondazione Prada.

Ginevra Bria

www.naba.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #17

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.