VIR Open Day

Milano - 12/07/2011 : 12/07/2011

Nell’ambito di Memories and Encounters presso VIR Viafarini-in-residence, sono in residenza a Milano da maggio a luglio gli artisti Fausto Falchi, nominato da Anna Daneri, e Hannah Heilmann, artista danese invitata per sviluppare un progetto di coinvolgimento di un gruppo di uomini, attraverso i quali ha indagato il concetto di mascolinità a Milano e in Italia.

Informazioni

Comunicato stampa

Nell’ambito di Memories and Encounters presso VIR Viafarini-in-residence, sono in residenza a Milano da maggio a luglio gli artisti Fausto Falchi, nominato da Anna Daneri, e Hannah Heilmann, artista danese invitata per sviluppare un progetto di coinvolgimento di un gruppo di uomini, attraverso i quali ha indagato il concetto di mascolinità a Milano e in Italia.

Fausto Falchi, L. I

(Lavoro Illegale)
Se costruire narrazioni è inscenare una fiction, ciò che sappiamo e ciò che raccontiamo è necessariamente una delle possibili ricostruzioni di eventi: Lavoro Illegale spinge a una riflessione su una storia incerta i cui elementi rimossi e occultati emergono come un rigurgito nella contemporaneità.
Frutto di un oscuro ritrovamento avvenuto in quella che oggi è un’area deindustrializzata della periferia milanese, in passato area di lotte operaie e terreno di frontiera per le teorie politiche, la macchina che distribuisce proiettili da indirizzare al carnefice di turno ci sottopone un dubbio cruciale: i primi distributori automatici introdotti dalla Coca Cola, grazie ai quali l’allora nascente massa dei consumatori era spinta verso nuovi stili di vita e inediti modelli di consumo, conobbero usi e riusi.
L’estetica della macchina pretende un corto circuito, rivela una trama nascosta nella finzione storica inserendosi nella narrazione come elemento fuorviante, almeno quanto le manipolazioni che le forze eversive, questa volta di matrice statale, operarono entro i movimenti di lotta nel corso degli anni settanta.
Distribuire proiettili come lattine, tutto questo non fa alcuna differenza. A chi tocca il lavoro sporco? [Pasquale Nunziata]

Hannah Heilmann, La Doccia
Ho chiesto agli uomini, attraverso un open call, di unirsi a me nella realizzazione performativa di un manifesto dello sguardo femminile, posando per me, via skype, mentre si facevano una doccia.
La Doccia è un bagno, uno spettacolo e una battaglia. Il progetto nasce come reazione all'immaginario sessualizzato mainstream, al suo stretto rapporto con il consumismo, e alla folle e ostinata enfasi sullo sguardo maschile. Noi tutti siamo cresciuti in un mondo che ci ha circondato di immagini di donne sexy. Tutte queste immagini rappresentano supposizioni sulla nostra sessualità e, aggiungendo offesa al trauma, hanno collegato indebitamente sessualità e consumo. Oh! Il folklore ormonale del capitalismo! Il mio cervello si sente così sporco e i miei occhi tanto stanchi. La doccia è un tentativo di innescare un’inversione dell'energia, che la faccia circolare orizzontalmente, dal momento che il soggetto e l'oggetto si sono un po' confusi nel cono d'ombra della cultura pop.
La webcam rappresenta una “camera oscura dei giorni nostri”, uno strumento per rendere pittoresco ciò che è mascolino: la persona in onda, volente o nolente, si mette inevitabilmente in posa mostrando il suo lato migliore; la grana approssimativa delle foto, offusca misericordiosamente i difetti, ma fa emergere le forme e la sottile definizione dei muscoli, come fosse vaselina sulla lente. Allo stesso tempo le sessioni di scatti si sono trasformate in un processo democratico che, per quanto da me diretto, non mi ha permesso che di catturare ciò che i modelli nella doccia avevano deciso di mostrarmi.