Scène Ouverte

Milano - 19/05/2011 : 30/06/2011

Il Centre culturel français di Milano conclude con Scène Ouverte il ciclo Una certa idea della Francia, ideato e promosso dal direttore Olivier Descotes per indagare lo sguardo dei curatori italiani sul panorama artistico francese delle ultime due generazioni. Curato da Luca Cerizza, autore e critico d'arte, questo quinto e ultimo appuntamento prevede tre interventi inediti di altrettanti artisti francesi: Jochen Dehn (1968), Élodie Seguin (1984) e il duo Chloé Maillet & Louise Hervé (1981).

Informazioni

  • Luogo: INSTITUT FRANCAIS
  • Indirizzo: Corso Magenta 63 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 19/05/2011 - al 30/06/2011
  • Vernissage: 19/05/2011 ore 19
  • Autori: Jochen Dehn, Élodie Seguin, Chloé Maillet, Louise Hervé
  • Curatori: Luca Cerizza
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: Orari di apertura della mostra di Élodie Seguin: dal 27 maggio al 30 giugno 2011, da martedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.00 (lun./sab./dom. chiuso)
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

Il Centre culturel français di Milano conclude con Scène Ouverte il ciclo Una certa idea della Francia, ideato e promosso dal direttore Olivier Descotes per indagare lo sguardo dei curatori italiani sul panorama artistico francese delle ultime due generazioni.
Curato da Luca Cerizza, autore e critico d'arte, questo quinto e ultimo appuntamento prevede tre interventi inediti di altrettanti artisti francesi: Jochen Dehn (1968), Élodie Seguin (1984) e il duo Chloé Maillet & Louise Hervé (1981).

“Più che una vera e propria mostra – spiega Cerizza - Scène Ouverte è uno spettacolo in tre tempi”


Dialogando con diversi contesti architettonici e culturali, i tre artisti coinvolti presentano situazioni performative di varia natura, utilizzando spazi interni ed esterni del Centre culturel français come palcoscenici momentanei.
Concepiti appositamente per l’occasione, gli interventi proposti dagli artisti mettono in discussione i confini geografici e culturali dell’istituzione e i limiti temporali del formato espositivo, attraverso un’articolata messa in scena. Seppur di carattere diverso, i tre progetti hanno in comune la volontà di interrogare le possibilità e i limiti di ciò che può essere percepito e creduto. Scène Ouverte propone dunque una riflessione sulle possibilità e le responsabilità del nostro ruolo di spettatori, e di conseguenza di cittadini, nel panorama sociale, politico e culturale odierno.

Come un narratore bulimico e fuori controllo, uno scienziato dell’assurdo, Jochen Dehn mette in questione i più diversi campi del sapere e della conoscenza, attraverso performance surreali e immaginifiche di cui è diretto protagonista.
A Milano Dehn costruisce una sorta di percorso fuori e dentro gli spazi del Centre attraverso tre momenti performativi tra loro collegati. Ricreando fenomeni naturali, utilizzando animali addomesticati e lavorando su situazioni di reclusione, Dehn interroga le capacità percettive dei nostri sensi e le possibilità immaginative del nostro intelletto.
Il lavoro di Élodie Seguin dilata i confini della pittura e della scultura e l’identità stessa della loro forma. Lo spazio architettonico in cui si trova a operare è il vero punto di partenza per un’indagine che applica un atteggiamento processuale a un linguaggio formalista.
Seguin, alla sua prima mostra in Italia, esegue due interventi site-specific in due spazi interni al Centre culturel français. In entrambi l’artista dialoga con l’Ultima Cena, il capolavoro di Leonardo da Vinci conservato nel convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie che dista solo un centinaio di metri dall’istituto francese. Per la galleria del Centre Seguin ha progettato un’installazione che considera le possibilità prospettiche, illusorie e “teatrali” di quel contenitore spaziale, utilizzando legno, cartone, moquette e le proprietà/funzioni stesse dell’architettura.
In una sala di lettura della biblioteca, invece, Seguin esegue una pittura su muro che gioca sulla costruzione di un doppio punto di vista legato alla posizione dello spettatore/lettore, creando ancora una volta la possibilità di una doppia prospettiva.
Le conferenze/performance di Louise Hervé & Chloé Maillet sono un ibrido di ricerche scientifiche e libere associazioni fantastiche che interrogano, non senza una certa dose di humor, il modo in cui oggi trasmettiamo e assumiamo informazioni e storie.
Il loro progetto per Milano, il primo in assoluto in Italia, ha luogo nella Sala Pilastri del Castello Sforzesco e mette in dialogo arte e religione, letteratura e cinema horror usando l’emotività come filo conduttore. Sant’Ambrogio, Stendhal e Dario Argento sono alcuni dei personaggi di questa trama innaffiata di lacrime.

La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Kaleidoscope, con testi di Luca Cerizza e Chris Sharp e con apparati fotografici a colori. Al termine dell’intero ciclo espositivo sarà pubblicato un catalogo generale con un video di Anton Giulio Onofri.

Iniziato a gennaio 2010 con la mostra di Raphaël Zarka, curata da Marcello Smarrelli, il ciclo Una certa idea della Francia è proseguito con la personale di Guillaume Leblon, curata da Alessandro Rabottini, con la collettiva Scavi, curata da Simone Menegoi e con la personale di Aurélien Froment, curata da Andrea Viliani. Il titolo della rassegna vuole indicare quale sia l’idea che i nostri critici si sono fatti dell’arte contemporanea in Francia. Un’occasione per approfondire il dialogo ininterrotto e la reciproca conoscenza fra i due Paesi. Gli artisti sono stati scelti dai curatori, mentre i curatori sono stati individuati da Olivier Descotes in base alla loro attività nella promozione dell'arte emergente internazionale.