Salon d’été

Roma - 01/07/2011 : 03/09/2011

Riprendendo l’idea del Salon ‘alla francese’ come luogo d'incontro, stimolo e scambio fra intellettuali, artisti, amanti dell'arte, collezionisti e galleristi, Contemporanea apre le porte al proprio spazio ad una collettiva, dinamica, fresca e stimolante.

Informazioni

Comunicato stampa

Contemporanea è lieta di presentare una collettiva estiva che include i lavori di giovani artisti italiani e internazionali che hanno già esposto presso la galleria.
Riprendendo l’idea del Salon ‘alla francese’ come luogo d'incontro, stimolo e scambio fra intellettuali, artisti, amanti dell'arte, collezionisti e galleristi, Contemporanea apre le porte al proprio spazio ad una collettiva, dinamica, fresca e stimolante. Salon d’été invita lo spettatore a confrontarsi con le opere presenti e con gli artisti stessi, superando la pura fruizione passiva dell’opera con l’intento di rivolgersi direttamente al cuore della nuova comunicazione artistica e intellettuale



Lungo il periodo di permanenza della mostra, saranno organizzati una serie di appuntamenti con alcuni degli artisti che si trasformeranno per l’occasione nei padroni/e di casa. L’artista potra’ condividere con lo spettatore idee, progetti futuri e svelare un po’ di piu’ del proprio mondo artistico.

Contemporanea, Galleria d'Arte – vicolo Sugarelli 6 – Roma
orari di apertura: martedi-venerdi 16:00 - 20:00 sabato 10:00 13:00 – 16:00 20:00
e-mail [email protected] website http://www.contemporanearoma.org/
phone +39 338 2210224

DESCRIZIONE DEI LAVORI DEGLI ARTISTI
Hadeel Azeez (Bagdad 1981) vive e lavora in Puglia dal 2003. Dopo gli studi di Belle Arti all’Università di Bagdad, si trasferisce a vivere in Italia ancora giovanissima.
L’artista irachena sceglie di combinare insieme la pittura figurativa ad olio e la poesia, arte nobile e sofisticata oltre che strumento d’ispirazione per molte delle sue opere. Gli atti poetici – molte poesie sono del poeta siriano Nizar Qabbani – sono trascritti direttamente dall’arabo, la scrittura che più appartiene ad Hadeel. La calligrafia araba, nel suo sciogliersi e diramarsi sulla tela, possiede quell’unica forma che è di per sè un disegno, che pure se incomprensibile ad un occhio occidentale, puo’ bensì essere catturata a livello emotivo.

Davide Coluzzi DAZ, architetto e artista, originario di Potenza, vive ora a Roma, dove si divide fra il suo studio di architettura e la sperimentazione artistica in ambito pittorico, fotografico e video. La sua ricerca segue l’urgenza di indagare le possibilità evocative offerte da arti quali il cinema, il video, l’architettura e la fotografia e al contempo, la forte necessità di guardare alla comunione di realtà ed immaginazione, misurandone le dimensioni spazio-temporali.

Maimuna Feroze-Nana scolpisce con la stoffa dei personaggi che sembrano marionette, ma che a una seconda occhiata si notano essere donne incompiute dai tratti del viso appena accennati con piccoli interventi pittorici e da un segno rosso in fronte che simboleggia la loro creatività repressa. Il loro corpo è mal ricavato dai tessuti e dalle cuciture e sembra distorto e sghembo. Vengono poi collegate a piccoli oggetti abbandonati che l'artista recupera per strada e che abbina alle sue bambole di fatto dedicate alle memorie di donne che hanno subito abbandoni più gravi da parte dei diritti civili e del sostegno delle loro famiglie.

Jara Marzulli mette in posa personaggi sopratutto femminili su una scenografia neutra e ne dipingi dei ritratti realistici che risaltano come in controluce sullo sfondo estremamente chiaro e monocromo. La figura ha in questo modo uno sbalzo in avanti che la avvicina a chi guarda la tela con un coinvolgimento completato dal realismo dei soggetti e dalle dimensioni quasi naturali dell'opera. Il pubblico è chiamato a far parte di una composizione dove i protagonisti sono l'elemento umano e il suo dolore, rappresentato da ferite coperte di garze, cuciture nella pelle, sottili strisce di sangue, e uno sguardo diretto, disarmato e disilluso.

Lara Pacilio crea delle pitto-sculture dove l'elemento dipinto femminile viene fuso con legno e ferro e se ne tira fuori con uno sforzo sofferto, in un distacco dalla materia per diventare elemento spirituale. Il corpo delle sue protagoniste è quasi sempre, infatti, di un bianco candido e fatiscente, puro eppure contorto nella fatica dell'emanciparsi dal materiale pesante da cui sembra nascere. Si tratta ovviamente di una riflessione sul disagio femminile, sul contrasto tra una parità accordata di tipo materialista e la tendenza naturale della donna a una riflessività emotiva ed emozionale.

Ispirate alle teorie di Marshall McLuhan, le opere di Graziano Russo invitano a riflettere sul ruolo incisivo esercitato dalla specificità dei mezzi di comunicazione di massa sull’immaginario soggettivo e collettivo, a prescindere dai singoli contenuti veicolati. Fino ad arrivare all’estremo assunto secondo cui “il mezzo è il messaggio”, in base ad un determinismo tecnologico che evidenzia l’impatto delle norme organizzative dell’informazione sui comportamenti sociali e sulla forma mentis dei singoli.