Ronald Moran – Terrible softness

Monteriggioni - 14/05/2011 : 20/06/2011

Il titolo TERRIBLE SOFTNESS/TERRIBILE MORBIDEZZA introduce perfettamente il lavoro di Moràn che è concentrato a restituirci con l’ovattata tragicità dei suoi lavori, la doppiezza dei significati, la soggettività interpretativa, la piega che può assumere il momento che stravolge il risultato.

Informazioni

Comunicato stampa

Dopo un anno esatto di mostre, eventi, incontri e attività culturali alle quali avete preso parte con entusiasmo nello spazio di Via San Martino 25/27 a Siena, siamo lieti d'informarvi che ZAK dal 14 MAGGIO 2011 SI TRASFERISCE nel cuore del Castello di Monteriggioni: Piazza Roma n.13.

RELOCATED ZAK “..di torri si corona..” e inaugura il nuovo spazio sabato 14 maggio alle ore 18:00, con la mostra personale dell'artista latinoamericano RONALD MORAN (El Salvador 1972) a cura di Antonio Arévalo e Gaia Pasi



Il titolo TERRIBLE SOFTNESS/TERRIBILE MORBIDEZZA introduce perfettamente il lavoro di Moràn che è concentrato a restituirci con l’ovattata tragicità dei suoi lavori, la doppiezza dei significati, la soggettività interpretativa, la piega che può assumere il momento che stravolge il risultato.

Scrive Gaia Pasi: “…Ronald Moràn filtra la realtà rivestendola con una coltre illibata di cotone: intere stanze ed utensili immobilizzati in un’atmosfera così surreale e sorda, da sembrare immutabile, ed infinita. Ma è proprio all’interno di questa illusoria ed immacolata fissità che si coglie lo scarto tra quel che è e quel che appare, l’istante in cui ciò che sembra non è o può diventare, irrimediabilmente, qualcos’altro: fatti, luoghi, cose, persone…”.

Come la neve che maschera l’orizzonte e con il disgelo rivela il colore e le forme di un mondo creduto compatto e monotono, allo stesso modo l’artista riflette sui doppi giochi, sul rovescio delle medaglie, sulla differenza che esiste tra atteggiamenti, idee, azioni, reazioni, e lo fa utilizzando luoghi ed oggetti comuni come possono esserlo la stanza da pranzo che riunisce la famiglia o il Cuchillo/Coltello (2009) che taglia il pane o gola ad Abele in cucina.

Oggetti d’uso quotidiano, armi improprie, bianche dunque come lo sono i mestoli, i ramaioli, i matterelli, o le bottiglie vuote di whisky che nonostante siano giganti nelle tele, sembrano svaporare in una nebbia impalpabile e rarefatta ottenuta dall’artista con pennellate reiterate e monocrome che avvolgono i contorni delle cose stemperandoli e confondendoli con lo sfondo: Taza (2010), Altar (2010), Botellas (2010), Hutencilios (2010) Chucharas (2010), Bowl (2010).

Ancora nella serie fotografica Senza Titolo (2011) stampata anch’essa su tela, ritroviamo coltelli affilati, forchette appuntite, cucchiai specchianti apparecchiati in composizioni austere e simboliche, su tovaglie di nuvole ma mai sopra a solidi tavoli. “Terapia para un dulce sueno” (2007) è un istallazione dove l’ironia pungente dell’artista vuole proiettate su un letto disfatto, le silhouette di loschi individui appartenenti alle cosche malavitose sudamericane, intenti a saltare la stessa staccionata delle pecorelle sbandanti alle quali facciamo ricorso per conciliare il sonno. Scrive Antonio Arévalo “Moràn propone uno scorcio dell’arte latino americana oggi, arte che in vari modi si misura con la realtà di paesi segnati da storie di soprusi e povertà, trasformati profondamente dall’economia capitalista, territori di luce e oscurità … l’artista sembra immobilizzarli come sotto alla neve, i suoi oggetti sono rarefatti e consumati dal potere che ne ridisegna il perimetro, le geografie”. Dalle fattezze terribilmente morbide è infine il Muro (2011), l’istallazione che Moràn realizza ricoprendo d’ovatta dei mattoni di coccio per costruirvi una barriera invalicabile e traballante, dalla presenza tanto massiccia e ingombrante quanto fragile e delicata.
Ronald Morán nasce ad El Salvador nel 1972 e vanta più di 150 mostre in importanti location internazionali. Ha rappresentato il suo paese nel 2003 alla Biennale dei Carabi a Santo Domingo, nel 2004 alla Biennale di Cuenca, Ecuador, alla II Biennale di Praga nel 2005, alla VII Biennale di Venezia nel 2007. Nel 2001 riceve la menzione d’onore alla prima Biennale d’Arte a La Paz (Bolivia) nella categoria degli artisti invitati.