Riccardo Chicco – Racconta Torino

Torino - 15/09/2011 : 15/10/2011

Questa mostra, ospitata al Palazzo Lascaris, è un viaggio nella creatività e nell’estro dell’Artista torinese, le vie e le piazze di una Torino che forse non c’è piu’, ma non solo, ritratti di donne della borghesia torinese, caricature di personaggi che hanno vissuto la città: un racconto per immagini per dare un giusto inizio ad una rivalutazione che da qualche anno il nipote Massimiliano Chicco sta cercando di portare avanti e questo appuntamento lo dimostra.

Informazioni

Comunicato stampa

Giovedì 15 settembre alle ore 17.30 presso Palazzo Lascaris inaugurazione della mostra Riccardo Chicco racconta Torino a cura di Cinzia Tesio.

Un ritorno nella sua Torino per l’Artista Riccardo Chicco, classe 1910.
Dopo le rassegne di Bardonecchia e quella cheraschese (dopo una parentesi fortunata presso la Biblioteca Universitaria Nazionale di Torino che presentò alcune sue caricature) il prossimo 15 settembre sarà inaugurata una nuova e significativa mostra presso Palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale del Piemonte


Un momento significativo che permette di vivere la “Torino di Chicco” con la sua bizzarria, le sue atmosfere e la sua visione originale della Città della Mole. Quella che si può apprezzare è una pittura che vive di “libero respiro”: si nutre cioè di quella visione poetica che ha radici non solo in una peculiare autonomia creativa ma anche in una intelligente e sensibile assimilazione della cultura artistica internazionale, con una particolare attenzione alle invenzioni formali e cromatiche di certi artisti, tra cui si possono citare Luigi Spazzapan, Ennio Morlotti, Graham Sutherland e per certi versi anche Pierre Alechinsky.
Per capire però il percorso di Riccardo Chicco è importante anche analizzare il clima culturale torinese – e non solo - degli anni trenta che il maestro ha indubbiamente respirato e che, seppur indirettamente, ha influenzato il suo lavoro.
Anni cruciali per grandi maestri quali Da Milano, Quaglino, De Abate, i Sei, Valinotti, Spazzapan, Terzolo, i cosiddetti Chiaristi lombardi e veneti. Periodo significativo in quanto rappresenta un momento di cambiamenti e anche, se vogliamo, mancanza di alcuni punti di riferimento: ad esempio la bancarotta di Gualino e il definitivo allontanamento da Torino di Persico e Lionello Venturi. In più Felice Casorati che per anni rappresentò un modello, perse la sua importanza. A livello nazionale si intrecciano e per certi versi si scontrano Biennale Veneziana e Quadriennale di Roma oppure le opinioni della Sarfatti e di Oppo e tutte le vicende internazionali in cui l’impressionismo continuava ad essere uno dei punti di riferimento cogliendone però i cambiamenti del nuovo secolo, tra avanguardia e ritorno alla tradizione.
Chicco può quindi - in quanto curioso osservatore delle novità e capace di una sintesi originale tra le proposte avanguardiste e la propria concezione stilistica - essere avvicinato a molti maestri del passato; va però segnalato che l’artista in tutto il suo percorso artistico non concede alle metamorfosi dell’arte di invadere la propria produzione, ma si interessa della loro evoluzione e involuzione cogliendo solo ciò che ritiene compatibile con il suo stile ed i suoi soggetti; proprietà di cifra la cui coerenza non viene mai meno.
Questa mostra, ospitata al Palazzo Lascaris, è un viaggio nella creatività e nell’estro dell’Artista torinese, le vie e le piazze di una Torino che forse non c’è piu’, ma non solo, ritratti di donne della borghesia torinese, caricature di personaggi che hanno vissuto la città: un racconto per immagini per dare un giusto inizio ad una rivalutazione che da qualche anno il nipote Massimiliano Chicco sta cercando di portare avanti e questo appuntamento lo dimostra.
Un’occasione per presentare anche la neonata Associazione Culturale Riccardo Chicco (legalmente riconosciuta) che è stata creata proprio per raccogliere, catalogare e autenticare le numerosissime opere che il maestro torinese fece negli anni della sua piu’ fervida produzione. L’obiettivo dell’Associazione è quello di creare una database delle opere dei collezionisti, cercare di realizzare una sorta di mappatura digitale dell’Opera del Maestro, cosi da poter essere consultabile via web. Il sito www.riccardochicco.it è un primo passo, uno spazio virtuale che permette all’utente di scoprire o riscoprire un Artista importante, originale, sempre difficilmente catalogabile.
All’inaugurazione interverranno: Dott.ssa Cinzia Tesio curatrice della mostra, la Prof.ssa Maria Luisa Moncassoli Tibone, il giornalista Angelo Mistrangelo.
Nato a Torino il 25 maggio 1910, Riccardo Chicco seguì studi classici, si laureò in lettere e legge. Frequentò prima lo studio di Vittorio Cavalleri, poi quello di Giovanni Grande che gli ispirò la prima vena di quell'ironia che sempre animerà la sua pittura.
Fu per tre anni da Casorati: ne ebbe, oltre all'insegnamento fecondo, fervide amicizie.
Cominciò a viaggiare da Parigi a Londra, da Monaco a New York, a frequentare i Musei ed i grandi cenacoli dell'arte. Nel '31 il suo esordio alla Promotrice Belle Arti a Torino.
Dall'età di 20 anni ha partecipato alle più importanti rassegne ed ha conseguito diversi premi fra cui il 3° Premio d'Arte Contemporanea di Ginevra del 1947.
La carriera del pittore si fece rapida; vi concretò quello che aveva definito «il tormento più grave ed atroce della mia infanzia»: una pittura acre, seducente nella materia preziosa e pungente di una spietata indagine umana.
Eleganza e ricercatezza erano in lui, che apprezzava stile e cultura inglesi, ma che trovava, nella linea di sviluppo dell'espressionismo tedesco, il vero senso della nostra esasperata esistenza. Anche la lezione «fauve» si perpetuava nel rutilante arazzo della sua pittura, mentre rapido e guizzante era il suo segno caricaturale col quale coglieva le notazioni più immediate della realtà e che lo rese più noto al grosso pubblico attraverso le caricature pubblicate su «La Stampa» e su «Stampa Sera».
La sua presenza più concreta, prima attuata attraverso Biennali veneziane e Quadriennali romane, si concretò infine nella sua «Scuola di via Cavour» dove crebbe giovani di talento, tra i quali amava fraternizzare, esponendo con loro le sue ultime opere.
Amante della letteratura e della musica di cui era interprete sensibilissimo, suonava il pianoforte e la fisarmonica, seppe essere artista pensoso ed anticonformista, docente liceale intelligente e spregiudicato, personaggio vivo ed indimenticabile della vita e della cultura torinese
Morì improvvisamente il 21 giugno 1973.