Prospettive dell’urbano

Siena - 23/06/2011 : 20/08/2011

Dieci scultori per le periferie di Siena. La mostra curata dagli studenti che, nel 2009-2010, hanno frequentato il corso di Arte Ambientale e Architettura del Paesaggio, propone rendering, disegni, fotografie, planimetrie e maquettes dei dieci progetti che insistono sul recupero di alcune aree periferiche di Siena.

Informazioni

  • Luogo: PALAZZO PUBBLICO
  • Indirizzo: Piazza dell Campo, 1 - 53100 - Siena - Toscana
  • Quando: dal 23/06/2011 - al 20/08/2011
  • Vernissage: 23/06/2011
  • Curatori: Massimo Bignardi
  • Generi: fotografia, arte contemporanea, collettiva, disegno e grafica
  • Orari: da martedì a domenica orario 10,00-18,00
  • Biglietti: ingresso libero
  • Patrocini: Iniziativa realizzata con il contributo dell'Università degli Studi di Siena

Comunicato stampa

Giovedì 23 giugno alle ore 18,00, nella Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico di Siena, sarà inaugurata la mostra PROSPETTIVE DELL’URBANO. Dieci scultori per le periferie di Siena, nata da un progetto di Massimo Bignardi, professore di Storia dell’Arte Contemporanea della Facoltà di Lettere e Filosofia e realizzato con un contributo dell’Università di Siena e la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Siena, del Museo Civico, dell’Associazione Studentesca Universitari Indipendenti


La mostra curata dagli studenti che, nel 2009-2010, hanno frequentato il corso di Arte Ambientale e Architettura del Paesaggio, propone rendering, disegni, fotografie, planimetrie e maquettes dei dieci progetti che insistono sul recupero di alcune aree periferiche di Siena, intervenendo con una progettualità che si serve di linguaggi contemporanei che non registrano la sola finalità di innovare i segni della creatività, quanto di disporsi contro ogni omologazione, insistendo su interventi creativi site specific, dunque ideati unicamente per questi luoghi, misura di una effettiva presa d’atto e di coscienza dell’artista nel territorio nel quale va ad operare. Un’esperienza che ha coinvolto dieci noti scultori contemporanei italiani, Mauro Berrettini, Angelo Casciello, Igino Legnaghi, Matteo Maggio, Luigi Mainolfi, Fabio Mazzieri, Marco Pellizzola, Nicola Salvatore, Mauro Staccioli, Luigi Vollaro i cui progetti sono stati curati da Sveva Berrettini, Luca Mansueto, Serena Pacchiani, Federica Pace, Elisa Pacini, Elisa Pizziconi, Annamaria Restieri, Francesca Stefàno.
Le sculture segneranno un vero percorso che formerà una sorta di anello virtuale intorno alla città storica, contrassegnato dalle dieci opere collocate soprattutto nei nuovi quartieri della città, nei punti nevralgici degli snodi stradali di accesso ad essa.
“Il lavoro, approfondito e prolungato, che la Cattedra di Arte Ambientale e Architettura del Paesaggio dell’Università di Siena ha dedicato alle periferie della città – scrive Mauro Civai Direttore del Museo Civico di Siena –, ha una valenza plurima e sicuramente saprà produrre nel tempo frutti molto interessanti. Pur mantenendo il sobborgo senese una qualità fortemente superiore alla media nazionale, in questo sostenuta da un contesto paesaggistico assai caratterizzato e che difficilmente tollera volgarità e intrusioni, l’effetto border line e quindi un qualche lassismo indotto dall’attenzione riservata prioritariamente alle numerosissime emergenze storiche, ci riporta alla mente la primogenitura del bello che sempre, a Siena, ha lasciato tracce cospicue e indelebili. I progetti che con questa mostra giovani critici propongono all’attenzione dei senesi (ma non solo) e che sono allestiti dalle mani di artisti esperti e portatori di alta qualità formale hanno appunto lo scopo e direi la pretesa di porsi come segnali per contemporanei luoghi di accoglienza e riflessione, attitudini sempre più neglette in questi tumultuosi periodi di continuo e sveltissimo cambiamento di ogni precedente sicurezza”.
È una proposta progettuale che interviene sulla realtà urbana di Siena; non su quella del suo centro storico, così fortemente caratterizzata da segni e manufatti stratificatisi nei secoli e che, a ragione, fanno della città del Palio patrimonio dell’umanità, bensì sulle realtà che profilano l’anello esterno, cioè i quartieri sorti nella seconda metà del secolo scorso, in quel territorio di ‘verde’ che si spande al di là delle vecchie mura. L’attenzione è stata posta a quartieri realizzati negli anni Sessanta e Settanta e ad aree recuperate di recente: Rotonda SS 73 levante; Quartiere di Ravacciano; Viale Mario Bracci- "Le Scotte"; Quartiere San Miniato; Quartiere di Acquacalda; Parco del Petriccio; Parco ex tiro a segno-Pescaia; Strada di Pescaia.
“La scelta di ‘luoghi’ esterni – precisa Massimo Bignardi – individuati nei nuovi quartieri e nelle nuove aree che si aprono nel continuo processo di espansione della Siena dei nostri giorni, da affidare all’intervento di dieci noti scultori italiani, evidenzia la prioritaria necessità di recuperare la vitalità di tracce che tessono, tra loro, una narrazione sollecitata al nostro immaginario ogni qualvolta l’ambiente è investito dallo sguardo dell’Arte del proprio presente. Gli artisti chiamati ad elaborare le proposte sono espressioni di generazioni diverse e di una molteplicità di linguaggi e di materiali: scultori che, fatta qualche eccezione, posseggono una consolidata pratica d’intervento nell’urbano, una capacità cioè di relazionarsi con contesti ambientali nei quali la scultura perde ogni cifra autoreferenziale per farsi soggetto compartecipe al ridisegno di un nuovo spazio, di una nuova narrazione.
È stato un lavoro che si è mosso su un doppio binario operativo, come appare evidente dalle analisi critiche e dalle tavole proposte a corredo di ciascun progetto: da un lato le indagini sulle preesistenze, dalle architetture ai materiali, alle manualità artigiane ma anche all’aneddotica, in pratica alle piccole o grandi ‘memorie’ che animano la storia orale dei quartieri. Dall’altro il lavoro degli artisti che hanno interpretato i singoli spazi d’intervento come un corpo plastico carico di un sentimento morale ed estetico.
Un doppio binario che è chiara espressione di una metodologia d’insegnamento, della quale mi sento responsabile, orientata a intercettare con sempre maggiore frequenza, i segnali che provengono dalla realtà sociale, dalle sue trasformazioni ma, soprattutto, dalla richiesta, sollecitata dagli studenti, di guardare verso nuovi orizzonti”.