Presenza Assenza

Torre Pellice - 01/07/2011 : 01/10/2011

I lavori presenti in mostra costituiscono un piccolo ma significativo esempio di come può essere trattato questo tema di antica e solidissima tradizione. Dalla pittura, alla trasposizione fotografica, all’installazione, al video abbiamo qui un’articolata coniugazione dell’eterno enigma del chi siamo e dove andiamo.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA CIVICA FILIPPO SCROPPO
  • Indirizzo: Via R. D'azeglio 10 - Torre Pellice - Piemonte
  • Quando: dal 01/07/2011 - al 01/10/2011
  • Vernissage: 01/07/2011 ore 18
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: mart, merc, gio: 15,30 >18,30 ven, sab: 10,30 >12,30 dom: 15,30 >18,30
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

La Civica Galleria d’arte contemporanea “Filippo Scroppo”
di Torre Pellice
presenta una mostra collettiva intitolata
PRESENZA / ASSENZA
l’enigma del ritratto

Inaugurazione venerdì 1 luglio alle ore 18
apertura fino al 1 ottobre 2011

Opere di :
Laura Avondoglio, Sebastiano Balbo, Davide Binello,
Orietta Brombin, Elisa Filomena, Bernadetta Ghigo,
Gian Carlo Gilli, Paolo Guasco, Pino Mantovani,
PierAntonio Masotti, Berto Ravotti, Valter Luca Signorile



Ritratto e autoritratto: in un volto si possono trovare le tracce di un’esistenza, la memoria di un passato, l’agitarsi delle passioni e degli ideali, la dissimulazione di tragedie e frustrazioni, l’accettazione di un destino, la volontà di resistere…
I lavori presenti in mostra costituiscono un piccolo ma significativo esempio di come può essere trattato questo tema di antica e solidissima tradizione. Dalla pittura, alla trasposizione fotografica, all’installazione, al video abbiamo qui un’articolata coniugazione dell’eterno enigma del chi siamo e dove andiamo.
Nell’ambivalenza tra l’apparire e l’essere, l’immagine del sé e del simile a sé in alcuni casi appare chiara e precisa nella sua immediatezza, altre volte quasi si dissolve e si annulla, sottolineando l’impossibilità di svelare il mistero racchiuso in ogni essere umano.
Domina comunque in quasi tutte le opere un senso se non drammatico, almeno malinconico, della fine. E’ un segno di questo tempo carico di angoscia e inquietudine. Ma qualsiasi opera genuina, per la sua stessa natura alchemica, riesce a trasformare il piombo dell’inquietudine e dell’angoscia nell’oro di una piacevole sorpresa.