Phineas Harper – The kids aren’t alright

Roma - 25/06/2018 : 25/06/2018

Phineas Harper, vicedirettore della Architecture Foundation di Londra e curatore capo della Triennale di Architettura di Oslo 2019, terrà la conferenza dal titolo The kids aren’t alright.

Informazioni

Comunicato stampa

Conferenza del critico Phineas Harper “The kids aren’t alright”
The British School at Rome

via Gramsci 61, Roma



Introduce

Luca Galofaro, Professore associato alla SAAD dell’Università di Camerino, direttore dello studio LGSMA e della Galleria Campo, galleria romana diretta da un gruppo di architetti



NOTA STAMPA



Lunedì 25 giugno 2018, alle ore 18.00, secondo appuntamento con il progetto Brave New World, ideato e curato da Marina Engel, responsabile del Programma di Architettura della British School at Rome



Phineas Harper, vicedirettore della Architecture Foundation di Londra e curatore capo della Triennale di Architettura di Oslo 2019, terrà la conferenza dal titolo The kids aren’t alright.

Critico di architettura ed editorialista di Dezeen, Harper discuterà dei cambiamenti prodotti dalla generazione dei Millennial sia nell’ambito dell’architettura che nello scenario storico-sociale globale.

Celebrata ma sfruttata, la nuova generazione è diventata un fenomeno idolatrato, che ha posto le basi per una nuova visione dell’architettura socialmente impegnata.

Come afferma Harper stesso, “i Millennial si trovano in una congiuntura politica unica. Meglio educati e più consapevoli del mondo rispetto ai loro genitori, ma materialmente più poveri e con minori opportunità lavorative, rappresentano allo stesso tempo una generazione e una potenziale forza di classe emergente, in grado di istigare profondi cambiamenti sociali. La pratica dell'architettura dei Millennial si manifesta in tutto il mondo declinata secondo una miriade variegata di modalità che si adattano al contesto, in una sorta di lotta coerente contro le macro e micro ingiustizie, nonostante i mezzi limitati. Tracciando sinergie architettoniche attraverso confini sempre più rigidi, possiamo vedere la forma non solo del mondo contemporaneo, ma anche la possibilità di un cambiamento sistemico”.



Phineas Harper

Phineas Harper è un critico e designer londinese. È vicedirettore della Architecture Foundation e Chief Curator della Triennale di architettura di Oslo 2019 insieme con Interrobang e Cecilie Sachs Olsen. Scrive una rubrica di opinioni per la rivista di design, Dezeen. È autore di “Architecture Sketchbook” (2015) e “People's History of Woodcraft Folk” (2016). Nel 2015 ha co-creato Turncoats, una società di dibattito internazionale, basata sulla progettazione.



Programma Brave New Word

La sensazione diffusa tra molti giovani architetti e artisti è che l’attuale sistema di progettazione dell’ambiente antropizzato non affronti le esigenze economiche e sociali della loro generazione. Tutti gli architetti presenti in questo programma, e molti altri ancora, cercano di superare il ruolo tradizionale dell’architettura, dando vita a imprese sociali volte a supplire al ruolo dello stato, spesso sentito come manchevole o non sufficiente. Allo stesso tempo i millennial, grazie alla capacità di utilizzare e condividere le informazioni sul web, sono la prima generazione che dipende più dai propri pari che da figure autorevoli. Ciascuno è il motore dei progetti che avvia. Assemble, uno degli studi che partecipano al nostro programma, si definisce impegnato nella prassi non solo del fare ma del fare accadere.

Questa generazione è ritenuta la forza propulsiva della nuova sharing economy, con l’incremento di spazi di lavoro in comune e di spazi abitativi condivisi. Sono in molti a ritenere che i nativi digitali produrranno un effetto rivoluzionario sull’architettura, sull’urbanistica e sul modo in cui viviamo lo spazio, e che questo a sua volta influenzerà il modo in cui lavoriamo, ci svaghiamo e socializziamo.

Brave New World si propone di approfondire la natura di alcuni dei cambiamenti che questa nuova generazione di architetti e designer sta realizzando. A questo scopo apre una serie di interrogativi: Quali forme assume questa nuova visione dell’architettura? I progettisti più giovani sono spinti da una nuova coscienza sociale e da un ideale più utopico riguardo alle finalità dei loro progetti? Oppure, al contrario, sono semplicemente pragmatici? E che tipo di dialogo intercorre tra gli architetti britannici e quelli italiani?