Perché ti amo non so

Vittorio Veneto - 30/08/2011 : 04/09/2011

Indagano l’abisso della persona e dell’intimo le toccanti opere di Gianluca e Massimiliano De Serio, Nicola Ruben Montini e Valerio Rocco Orlando riunite nella mostra Perché ti amo non so, che raccoglie i lavori di quattro tra più interessanti artisti del panorama italiano.

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Comunicato stampa

Indagano l’abisso della persona e dell’intimo le toccanti opere di Gianluca e Massimiliano De Serio, Nicola Ruben Montini e Valerio Rocco Orlando riunite nella mostra Perché ti amo non so, che raccoglie i lavori di quattro tra più interessanti artisti del panorama italiano. L’esposizione, realizzata in occasione di Comodamente sul tema della V edizione del festival (la fedeltà), sviscera e racconta con inedita delicatezza le relazioni tra amore e storia personale, mettendo in luce la complessa contraddittorietà dei sentimenti che legano alle persone.
Odiare e tradire. Amare ed essere fedeli

Ai propri desideri, alla propria storia, alla vita che sfugge e che costruisce continuamente castelli in aria. Oppure negare noi stessi dentro la passione fedifraga che ci spinge oltre lo status quo. L’amore e la passione che bruciano sono i nostri peggiori nemici e nel contempo forse i nostri migliori compagni di viaggio. Agli uomini non rimane che prendere coscienza dell’altalena che conduce alternativamente su e giù, accettando la dolcezza del successo o subendo i colpi della sconfitta.
La coperta da culla di Nicola Ruben Montini, realizzata ad uncinetto dalla madre – mentre era incinta – sulla quale l’artista ha intrecciato i capelli e la barba del proprio compagno, i pasoliniani racconti di coppie che rievocano la nascita della propria relazione di Valerio Rocco Orlando, o l’episodio insieme tragico ed abbacinante di un incidente che diventa l’occasione per scoprire l’amore nei confronti di un amico a quattro zampe, narrato di Gianluca e Massimiliano De Serio, mostrano senza falsi pudori la forza della vita e la disarmante necessità che la fedeltà sia parola e sentimento che va rispettato ma anche infranto. Non ci resta che prenderne atto in silenzio, che guardarci rappresentati nell’immagine in movimento che parla di noi, nei fili di una coperta intrecciati con la nostra chioma.
Per il fascino metafisico dell’ambiente, e coerentemente con il ruolo di attivatore urbano del festival, Perché ti amo non so è ospitata in un appartamento senza mobilia in uno dei palazzi del centro storico di Serravalle (dependance di Codalunga), vuoto e nel suo stadio embrionale nei mesi che precedono la sua riapertura.
Comodamente gode del patrocinio di MiBAC, Ministero per i Beni e le Attività Culturali.