Pedro Zamora – Bibliothek

Milano - 21/03/2018 : 20/04/2018

La trilogia di mostre milanesi presso galleria STATUTO13 è fonte di grande ispirazione per l'artista spagnolo Pedro Zamora: dopo “Dialoghi del silenzio” nel 2015 e “Non finito” nel 2016 ecco il terzo capitolo dedicato alla poetica della pittura/non pittura dove, in una sorte di biblioteca virtuale ( “Bibliothek” appunto, ndr.) , il libro è spesso il protagonista nelle opere dell'artista di Malaga.

Informazioni

  • Luogo: STATUTO 13
  • Indirizzo: Via Statuto 13 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 21/03/2018 - al 20/04/2018
  • Vernissage: 21/03/2018 ore 18,30
  • Autori: Pedro Zamora
  • Curatori: Massimiliano Bisazza
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato

Comunicato stampa

La trilogia di mostre milanesi presso galleria STATUTO13 è fonte di grande ispirazione per l'artista spagnolo Pedro Zamora: dopo “Dialoghi del silenzio” nel 2015 e “Non finito” nel 2016 ecco il terzo capitolo dedicato alla poetica della pittura/non pittura dove, in una sorte di biblioteca virtuale ( “Bibliothek” appunto, ndr.) , il libro è spesso il protagonista nelle opere dell'artista di Malaga.

La potenza della metafora riferita al libro può avere molte valenze ricche di simbolismi:
Il libro è intendibile in senso scultoreo quando è completo, intero

Il libro bianco e non scritto può sapientemente riportarci all'allegoria dell' “eroe” nella letteratura classica. Il libro ripiegato su di sé rimanda al concetto che spesso Goethe ha evidenziato nei suoi scritti dove il libro è visto in sé per sé come oggetto in senso compiuto, con una vita propria fatta di racconti vissuti soggettivamente. Il libro senza testo interno è vacuo e in Zamora artista collide con la figura storica di Lenin.

Dopo più di dieci anni di lavori artistici creati utilizzando cartoni abbandonati nella strada, lasciati nella spazzatura ciò che attrae Pedro Zamora sono i libri gettati nella spazzatura, le campiture delle copertine, i colori, i contenuti..e non solo.

Un viaggio introspettivo dove l'arte e la pittura sono sempre e comunque i cardini, i punti focali per l'artista spagnolo. Nulla conta più della pittura per lui, qualunque sia la forma di espressione creativa. Il progetto artistico è ispirato dall'osservazione di alcuni libri in lingua tedesca di proprietà di una cara amica residente a Marbella. L'artista non comprende la lingua germanica ma è attratto dai colori e dalle copertine dei libri. Da lì nasce un'idea che sfocerà presto in un lungo progetto curatoriale per la sua terza mostra a Milano.

Colore, forma e disposizione interna all'opera sono di una centralità basilare per Zamora e hic et nunc, sono coadiuvati dai colori delle copertine dei libri e dalle installazioni artistiche presenti in galleria. Il tono, il contrasto di colori e la numerologia (il ritmo e ordine nelle cose) fanno da fil rouge in tutta l'esposizione.

In “Cestino di Dio”, metallico, con dodici carte ripiegate; la rappresentazione simbolica guarda ai dodici apostoli che hanno raccontato il messaggio divino al mondo intero.




“La dozzina” ci conduce nuovamente al numero “12” di cui alcune opere sono a loro volta composte. Mentre in “Joie de vivre” la celebrazione è esplicitamente rivolta all'opera “picassiana”, ricca di riferimenti mitologici (come fauni, ninfe e centauri), alla danza della vita e alla presenza nell'opera di colori sfavillanti su uno sfondo nero e intenso. La potenza di ogni pezzo d'arte è volutamente espressa sotto voce, ma con originalità e riconoscibilità dello stilema afferente a Pedro Zamora.

“In specchio francescano” il cartone annulla dunque l'immagine in sé, rivaleggiando con l'idea della vanità effimera tanto in voga oggigiorno. “Macchia nera” nasconde un'articolata superficie di 24 pezzi che, non casualmente, sono la summa di due dozzine, in parte su uno sfondo bianco e che numerologicamente ci riconduce al senso di ritmo/ordine a cui si accennava nell'incipit.

Infine, ma non per ultimo, sia per scelta artistica che curatoriale, si giunge alla potente immagine d'arte visiva presente nell'opera “Rovescio I e II”. Due cornici “adottate” dall'immondizia e scoperte dal recto al verso della cornice stessa, ci raccontano un epilogo che concettualmente è molto attinente alla poetica di tutta la mostra, quello del gioco della “presenza/assenza” - si veda “pittura/senza pittura” - . Il concetto di accumulazione di oggetti abbandonati si dipana di fronte alla vista del fruitore come si trattasse di una favola francese.