Nuove Rotte della Pittura

Amalfi - 03/09/2011 : 20/09/2011

Sette giovani artisti saranno i protagonisti della mostra ‘Nuove rotte della pittura’.

Informazioni

Comunicato stampa

Sette giovani artisti saranno i protagonisti della mostra ‘Nuove rotte della pittura’ che sarà inaugurata sabato 3 settembre ad Amalfi, alle ore 19.30, nel Museo degli antichi Arsenali della Repubblica. La collettiva, patrocinata dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Amalfi, con la direzione artistica di Luca Maria Perrone e a cura di Pasquale Ruocco, comprende le opere di Paolo Bini, Gennaro Branca, Celesta Bufano, Mary Cinque, Loris lombardo, Rinedda, Anna Maria Saviano


“Il quotidiano bisogno dell'artista di proclamare la propria identità – afferma il critico d’arte Pasquale Ruocco - nel contesto di una società decadente, sia dal punto di vista economico che intellettuale porta a recuperare la capacità di raccontare, rappresentare, significare, immaginare l'uomo, il suo tempo ed il suo spazio affrontando frontalmente i secolari interrogativi che assillano la nostra esistenza. Del resto proprio il tema dell'identità in relazione al processo di globalizzazione e ad una società sempre più digitale e tecnologica sembra contraddistinguere la crisi che stiamo vivendo tra crolli dei mercati e rivoluzioni popolari, tra le scelte di chi governa e le insicurezze di chi è governato. Tuttavia è forse questo il momento per ripensare i nostri sistemi di vita, compresa l'arte immaginando un diverso modo di considerare l'atto creativo, di fruire l'opera anche alla luce di una tradizione che bisogna rivendicare senza la preoccupazione di non essere considerati à la page. In altre parole si tratta di dare inizio ad un nuovo umanesimo, in cui lo sguardo dell'artista si riavvicini a quello dell'uomo”. Una prospettiva lungo la quale possiamo collocare le opere degli artisti invitati qui negli antichi Arsenali della repubblica marinara di Amalfi, un gruppo di giovani pittori campani, particolarmente attivi tra Napoli e Salerno, profondamente legati agli strumenti della pittura di cui verificano quotidianamente lo stato senza sfuggire all'impatto con la realtà, lavorando a tematiche come quella del viaggio, della memoria, del corpo, del mito, del paesaggio, riportando insomma l'essere umano al centro della loro attenzione senza rifugiarsi in concettualismi criptici ed elitari, tanto meno rivolgendosi al mondo della moda e del marketing.
Il tema del corpo, quale momento di riflessione sulla condizione esistenziale dell'uomo, emerge prepotentemente, anche se con modalità e finalità diverse, nel lavoro di Loris Lombardo e di Rino Sorrentino, in arte Rinedda. Il primo mette in campo una sorta di metafisica del corpo, portando sulla superficie della tela le nostre più intime inquietudini, mediante un processo di stratificazione di una materia pittorica, stesa ricorrendo all'uso della spatola, densa di umori e vibrazioni, agitata da ferite, abrasioni, graffiature, screpolature, tuttavia svuotata, alleggerita da una luce diafana che avvolge l’immagine sospendendola in un tempo senza tempo. Un sentimento che con maggiore sofferenza esprimono anche i lavori di Rinedda autore di figure mutile, ferite, transitorie, fragili contraddistinte da una fisicità ridotta al minimo e da una consistenza fugace suggerita dall'uso di materiali eterogenei come il cacao, il caffè, il vino, la paprika, il sangue, che stende sulla tela o su ampie superfici di carta ricorrendo a macchie evanescenti e ad una linearità fumosa ma al contempo tagliente come in Sette mosche e Lineare.
La precarietà della società contemporanea sobilla anche lo sguardo di Anna Maria Saviano la quale, anche grazie all'ausilio di apparecchi fotografici digitali, mette in atto un processo di dissoluzione dell'immagine così come suggeriscono i titoli delle due serie qui presentate, How to disappear completely e Je n'en connais pas la fin, entrambi ripresi dai titoli di due canzoni, una dei Radiohead l'altra di Jeff Buckley.
In un certo senso si tratta dello stesso sentimento espresso dalla pittura di Paolo Bini. Si tratta di immagini di matrice astratta che si sottraggono al consumo veloce ed inconsistente a cui ci ha abituato lo spettacolo televisivo; che affiorano come materia pulsante che scuote lo sguardo dal suo torpore, come Tramonto, accensione improvvisa che coglie l'anima al finir di un altro giorno di fronte alla consapevolezza della sua finitezza rispetto allo scorrere del tempo.
Diverso è l'atteggiamento di Mary Cinque, curiosa osservatrice della realtà, il cui sguardo è mosso dal diverso, dall'ignoto, dalle possibilità di confronto e conoscenza, in altre parole dal viaggio.
É questa la cifra che segna From AA to NY, un lavoro dal forte carattere autobiografico, nel quale Addis a New York costituiscono i poli di una sorta di carta nautica tra ricordi e desideri:la prima è il luogo di un'infanzia vissuta con la famiglia in Etiopia, mentre la seconda costituisce la meta oggi agognata quale punto di osservazione privilegiato di una realtà sempre più multirazziale e multiculturale.
Il rapporto tra il suo linguaggio e quello della tecnologia digitale cifra, invece, il lavoro di Celesta Bufano la quale da tempo gestisce il colore, prevalentemente acrilico, pensando ai pixel come organizzazione cromatica per celle come nel caso della serie Ash – Ancient Superheros che qui espone. Sul limite tra figuratività ed astrazione si muove invece Gennaro Branca il cui lavoro è segnato da una gestualità frenetica, convulsa, dall'andamento quasi orientale, che attraversa la tela come una scrittura appassionata che traccia il disegno di una natura semplice ma al contempo brulicante di vita. Grossi tronchi segnano lo spazio di boschi silenziosi in cui rifugiarsi per cedere al bisogno di ripulirsi dalle scorie di una scena urbana sempre più caotica e disgregante.