Mattia Moreni – Ah che scosse hai dato all’arte!

Francavilla al Mare - 23/07/2011 : 31/08/2011

Una mostra antologica resa possibile grazie alla collaborazione di Maria Francesca Moreni, in tutto 75 pezzi, tra dipinti a olio, grafiche e sculture, molte delle quali inedite al grande pubblico.

Informazioni

Comunicato stampa

Due mostre evento di grande richiamo artistico-culturale nella programmazione della Fondazione Michetti saranno aperte al pubblico a partire dal 23 luglio nelle sale del Museo Michetti a Palazzo San Domenico a Francavilla al Mare. La prima è un Omaggio a Mattia Moreni, curata da Renato Barilli, dal titolo “MATTIA MORENI. Ah, che scosse hai dato all’arte!” ( Catalogo Vallecchi) una mostra antologica resa possibile grazie alla collaborazione di Maria Francesca Moreni, in tutto 75 pezzi, tra dipinti a olio, grafiche e sculture, molte delle quali inedite al grande pubblico

Come ha sottolineato Il presidente della Fondazione Michetti Vincenzo Centorame in merito alla tradizione e gli obiettivi del Premio Michetti “Rendere conto di personalità affermate e celebrate ma, nello stesso tempo, cercare di infrangere il muro di colpevole disattenzione degli operatori del settore. E’ questo il caso di Mattia Moreni il quale da questa mostra uscirà, come è giusto che sia, nella giusta dimensione di grandezza che la forza della sua pittura e la straordinaria capacità nell’antivedere la dinamica dei tempi in modo mai banale, meritano. Una personalità importante fino ad essere centrale con il suo continuo movimento in un pur vivace Secondo Novecento. Un ruolo che, speriamo a cominciare da questo Omaggio, possa essere pienamente conosciuto dai giovani e riconosciuto da quanti, tra gli addetti ai lavori, hanno colpevolmente occultato questo nostro straordinario artista.” Insieme a questo grande esponente del Novecento italiano, Il Museo Michetti ospita una mostra personale di Giuliano Collina, artista comasco, conosciuto per le nature morte, sculture e opere di ispirazione sacra che presenta la sua produzione con una cinquantina di opere e un catalogo, con saggio di Enrico Crispolti. Ma non è tutto, una mostra di recenti acquisizioni da parte della Fondazione Michetti illustra la particolare attenzione alle istanze del panorama artistico contemporaneo che rimane uno dei principali scopi della fondazione abruzzese.

MATTIA MORENI
Ah, che scosse hai dato all’arte

Questo è il titolo che Maria Francesca Moreni, figlia dell’artista, ha voluto dare, con espressione fresca e umorosa, a una mostra il cui compito principale sta proprio nel rivendicare il ruolo svolto da Moreni, instancabile nell’infliggere scatti innovativi al percorso dell’arte italiana, ed europea in generale, per tutta la seconda metà del Novecento. Una rassegna, quindi, che intende essere sintetica, condotta per sommi capi e capolavori significativi, ma tale da tracciare appieno le tappe di uno svolgimento sempre eversivo, sorprendente, spiazzante, fino al punto da rendere perplessi i critici, non preparati a tanta ginnastica mentale. Quattro in sostanza sono le scosse che Moreni (1920-1999) ha saputo imprimere all’andamento della nostra arte. Tra la fine dei ’40 e i primi ’50 ha proceduto a spazzar via tutti i cascami di un postimpressionismo stanco e di un postcubismo ancora troppo aneddotico, ricorrendo a un’astrazione geometrica essenziale, ma anche enigmatica e sfuggente, in bilico tra l’organico e l’inorganico. Poi su quell’impianto schematico si è abbattuta l’ondata dirompente dell’Informale, di cui Moreni è stato uno dei grandi protagonisti nell’intero ambito occidentale, accanto a Fontana, Morlotti, Burri, Vedova per l’Italia, pronto ad occupare, a Parigi, le stesse pareti riservate a Fautrier, a Dubuffet, ai Cobra, agli Espressionisti astratti statunitensi. Ma è inevitabile che ogni esplosione in seguito subisca una pausa, e così dopo quella fase distruttiva egli ha sentito che da quella gleba primigenia bisognava far rinascere qualcosa, un frutto, un prodotto, ed ecco allora spuntare le angurie, in segreta sintonia con gli oggetti proposti da un capofila della Pop Art come Oldenburg. Ma già da lui era pronta a partire un’altra scossa, corrispondente allo scandalo inaudito di cui fu capace, centocinquant’anni fa, Gustave Courbet, proponendo Le commencement du monde, ovvero, vista da vicino, in incalzante primo piano, la vagina da cui nasce la vita animale e umana. Le angurie di Moreni ripetono lo stesso mistero sacrale fendendosi e divenendo l’organo femminile, e così risalendo davvero alle fonti di eros, laddove tanti suoi coetanei nei loro tardi anni si chiudevano nella ripetizione conforme e contegnosa. Ma dagli ’80 in su Moreni fu pronto a darci un’ennesima scossa, avendo scoperto che, nella sua Romagna prediletta, era in corso un’orrida e nello stesso tempo esaltante ibridazione, l’anguria, cioè il frutto naturale, quasi un feto umano, viene avvolto nella plastica per farlo crescere più in fretta. Da quel momento biologia e tecnologia si intrecciano, si contaminano, l’essere umano diviene come l’involucro traslucido di un insetto, lasciando scorgere al suo interno le numerose protesi elettroniche che gli vengono applicate. Stiamo andando verso nuovi destini, non si sa se fasti o nefasti, e dunque il discorso dell’arte si deve fare schematico, innalzare feticci, idoli, accompagnandoli con riflessioni, appunti, sentenze. Le icone e le parole sono da riportare a un matrimonio reciproco, come in quegli anni stavano facendo i Graffitisti statunitensi, non per nulla detti anche Writers. Quest’ultima scossa impartitaci da Moreni, in una produzione frenetica ricca di un centinaio di dipinti, merita di diventare materia di pubblica riflessione, un compito cui dovrebbe attendere, se non troppo distratta da eventi marginali, una prossima Biennale di Venezia o qualsiasi altro evento espositivo di vasta portata. ( Renato Barilli)