Marco Porta – Un gesto tra le cose del mondo

Sarzana - 27/08/2011 : 09/10/2011

Il rosario di pietre che Marco Porta esporrà non ha un ordine, ma l’inizio e la fine vanno a coincidere nel senso, nel nucleo addossato. E lo stesso nucleo, quel destino di estinzione, non va confuso con l’operato della macchina, con il lavoro espresso dal suo moto. Quello, il lavoro, può ungere, graffiare, urtare, lisciare, evaporare. Ma nessun moto di macchina è in grado di interferire con l’estinzione (Luigi Cerutti)

Informazioni

  • Luogo: CARDELLI & FONTANA - ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Via Torrione Stella Nord 5 - Sarzana - Liguria
  • Quando: dal 27/08/2011 - al 09/10/2011
  • Vernissage: 27/08/2011 ore 18.30
  • Autori: Marco Porta
  • Curatori: Luigi Cerutti
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Lunedì 17-19.30 da Martedì a Sabato 10-12.30 17-19.30 La mostra sarà aperta con orario speciale durante il Festival della Mente, 2-4 settembre 2011

Comunicato stampa

La Cardelli & Fontana è lieta di invitarvi alla mostra personale di Marco Porta (Casale Monferrato, 1956), Un gesto tra le cose del mondo a cura di Luigi Cerutti in concomitanza con il Festival della Mente di Sarzana.



Un inizio che non ha inizio, come la presenza di una ghianda nel bosco. È lì per contingenze legate alla sua vita biologica, eppure è al contempo un elemento assimilato che potrebbe esistere come non esistere

In questo ordine disordinato che ne comporta in qualche modo un legame vaporoso, un gesto tra le cose nel mondo assume una connotazione per me, ora, nodale. Nella contemporaneità mi accorgo, andiamo ricercando il segno decisivo attorno al quale ruotare il nostro asse di essere umano. Può configurarsi come momento estemporaneo, oppure pianificato, o anche come il crono-tipo, quel luogo emblematico, che chiamiamo fine. Eppure questo gradino, lo scarto mentale che genera uno sbalzo, un cambio di rotta, è una metafora, un’illusione archetipica deludente. Ecco perché, queste pietre così geometricamente impilate in natura, mi riportano a questo: alla condizione del gesto che si esprime e che è destinato per sua sostanza a spegnersi tra le cose del mondo.

Questa estinzione tuttavia non è dolorosa. È piuttosto dovuta, necessaria, inevitata. Ecco perché il gesto, nelle sue pieghe, ritrova essenzialmente quello stato che è il suo senso melanconico. Una sorta di fondo di bottiglia entro cui veniamo esplicati: è indispensabile rendere miracoloso quel gesto, fare di tutto per invocarne lo stato di capolavoro e, nello stesso tragico momento, comprenderne la destinazione: le cose del mondo.



La mostra Un gesto tra le cose del mondo, inaugurata nel periodo del Festival della Mente, è proprio questo luogo melanconico.



Questo cenno come una macchina di Tinguely si aziona e parte senza preavvisi; e sa di dover terminare il suo moto rumoroso nelle umane cose. In questa visione non ha molta differenza, per me, la cronologia del gesto. Il rosario di pietre che Marco Porta esporrà non ha un ordine, ma l’inizio e la fine vanno a coincidere nel senso, nel nucleo addossato. E lo stesso nucleo, quel destino di estinzione, non va confuso con l’operato della macchina, con il lavoro espresso dal suo moto. Quello, il lavoro, può ungere, graffiare, urtare, lisciare, evaporare. Ma nessun moto di macchina è in grado di interferire con l’estinzione.



(Luigi Cerutti)