Marco Del Re – La Cenerentola le Cenerentole

Pesaro - 06/08/2011 : 30/10/2011

Cenerentola: la più famosa e forse più antica delle fiabe non ha mai cessato di essere, per l'immaginario creativo, una fonte inesauribile di stimoli. Sarebbe potuto sfuggire un argomento simile alla colta e raffinata invenzione figurativa di un artista come Marco Del Re, tanto spesso istigata da suggestioni letterarie? L'artista non è nuovo al tema favolistico, che ha già affrontato con quaranta tavole ispirate ai racconti di La Fontaine e dipinte a tempera, guazzo, acquerello. Stavolta, accettando l'invito di Franca Mancini e dell'Associazione Il Teatro degli Artisti, ha realizzato trenta nuove grandi carte, con colori a inchiostro acquerellato, tutte dedicate a La Cenerentola.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MANCINI
  • Indirizzo: Corso XI Settembre 254, 61121 Pesaro - Pesaro
  • Quando: dal 06/08/2011 - al 30/10/2011
  • Vernissage: 06/08/2011
  • Autori: Marco Del Re
  • Generi: arte contemporanea, personale, disegno e grafica

Comunicato stampa

La Cenerentola, le Cenerentole

Cenerentola: la più famosa e forse più antica delle fiabe non ha mai cessato di essere, per l'immaginario creativo, una fonte inesauribile di stimoli. Sarebbe potuto sfuggire un argomento simile alla colta e raffinata invenzione figurativa di un artista come Marco Del Re, tanto spesso istigata da suggestioni letterarie? L'artista non è nuovo al tema favolistico, che ha già affrontato con quaranta tavole ispirate ai racconti di La Fontaine e dipinte a tempera, guazzo, acquerello

Stavolta, accettando l'invito di Franca Mancini e dell'Associazione Il Teatro degli Artisti, ha realizzato trenta nuove grandi carte, con colori a inchiostro acquerellato, tutte dedicate a La Cenerentola.

La sua è una lettura aperta e problematica, sorprendente per libertà e freschezza poetica, della medesima narrazione che affascinò il genio musicale di Giochino Rossini, attraverso il libretto approntatogli da Jacopo Ferretti nel 1817. Ancora, sulle note dell'opera, sono le immagini, i personaggi, le situazioni che ne intessono la trama a venirci incontro, con esplicita teatralità: da Una volta c'era un re al saluto finale di tutti i protagonisti. Sicché le trenta visioni, assai più che epitome della Cenerentola rossiniana, ne appaiono quasi un'inedita messa in scena, squisitamente imbevuta del più etereo spirito buffo.

Ma c'è dell'altro. A prologo (o epilogo) della mostra, Del Re rivisita con filologica ironia l'intero mito di Cenerentola, attraverso alcuni topoi che egli individua nelle centinaia di sue versioni. Dalle più note dei Fratelli Grimm (1812) e di Charles Perrault (1697), risaliamo così attraverso la Gatta Cenerentola di Gianbattista Basile (1634), fino alla Rhodopis di Strabone ed Eliano: bellissima cortigiana il cui sandalo scarlatto, portato in volo da un'aquila al faraone Psammetico, lo accende di passione al punto dal fargli ricercare per tutto il regno colei che lo ha indossato e, trovatala, renderla sua sposa. Ecco dunque altre immagini, in cui fluttuano il nome del faraone, una zucca-carrozza, le due sorellastre accecate da due uccelli, una gatta vestita di stracci. Fino a quando un oggetto, compreso tra i diversi feticci della relazione amorosa (due fiori incrociati; la pantofola in vetro di Perrault; quella in pelliccia di “vair”, secondo Balzac) ci riconduce all'opera rossiniana: è lo "smaniglio", il bracciale che il libretto di Ferretti sostituisce alla scarpina, con romana e pontificia pruderie.