Marco Cingolani – Lupercalia aujourd’hui

Bagheria - 19/07/2018 : 31/08/2018

Mostra personale di Marco Cingolani.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA RENATO GUTTUSO - VILLA CATTOLICA
  • Indirizzo: Via Consolare 9 - Bagheria - Sicilia
  • Quando: dal 19/07/2018 - al 31/08/2018
  • Vernissage: 19/07/2018 ore 18,30
  • Autori: Marco Cingolani
  • Curatori: Giulia Calì
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da martedì a domenica: dalle ore 9:00 alle 17:00. • durante i giorni del Festival <18 – 22 luglio 2018> dalle ore 9:00 alle 24:00.
  • Patrocini: Organizzazione: Associazione QB / Animaphix International Animated Film Festival / Drago Artecontemporanea Partner: Comune Di Bagheria / Museo Guttuso

Comunicato stampa

Nel 1989 Marco Cingolani dipingeva Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, in cui si scorge una folla di figure, realizzata con i gessetti, attorno al corpo semi accennato del noto politico italiano di cui, dal 9 maggio 1978, restava soltanto un’indelebile immagine fotografica.

Un anno prima, nel 1988, Gerhard Richter dipingeva un ciclo di dipinti intitolato 18 ottobre 1977, restituendo alla pittura, bistrattata per lo più dalle Avanguardie storiche, la sua valenza di riflessione critica sulla storia tedesca più recente



Ancora prima, all’inizio degli anni Ottanta, Achille Bonito Oliva promuoveva con la corrente artistica Transavanguardia un gruppo eterogeneo di artisti, i “ciechi-vedenti”, quali Francesco Clemente, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Nicola De Maria, riabilitando la pittura figurativa come linguaggio artistico in grado di responsabilizzarsi, di re-introdursi di diritto nel contesto dell’arte, dopo che dal fatidico anno 1839, che aveva portato alla nascita della fotografia, la pittura aveva perso il suo ruolo predominante.

Questo tipo di osservazioni potrebbero sembrare fuorvianti, dato che da allora Marco Cingolani ha mutato il suo linguaggio pittorico, giungendo a un’astrazione sempre più evidente, muovendo verso temi più spirituali e legati ai culti religiosi. Eppure da quel 1989, in cui l’artista disegnava con i gessetti un turbinio di figure dall’elevata intensità cromatica, non sembra essere cambiato poi molto.

Con Lupercalia aujourd’hui, Cingolani ritorna al dato socioculturale attraverso opere che, per quanto astratte, mostrano un continuo riferimento all’elemento umano, restituito non dal segno figurativo, ma dai giochi di forza che l’energia cromatica del suo gesto sprigiona sulla tela.

L’artista riconferma in questo modo il suo interesse nei riguardi dell’uomo, delle sue tradizioni e ritualità.


Lo storico Georges Dumèzil racconta che per un solo giorno, il 15 febbraio, giovani sacerdoti chiamati Luperci, guidati dal dio Fauno, rompevano l’equilibrio fra il mondo razionale e quello irrazionale, la classica lotta tra apollineo e dionisiaco in cui, per un giorno, il secondo prendeva il sopravvento sul primo. Durante la celebrazione, i Luperci, sistemati in fazioni avverse e vestiti di pelle di capre appena sacrificate, stringendo tra le mani strisce di pelle, correvano frustando il terreno e il ventre delle donne, che si esponevano volontariamente alle sferzate, veicolo di fertilità.

I Lupercalia rievocano una rinascita, ma anche una perdita di raziocinio, il transito dall’inverno alla primavera, diventando il tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, attraverso riti di passaggio esperiti sulla base di un istinto irrazionale e selvaggio. Un atto di purificazione, quindi, vincolato ai rituali dell’antica Roma.


Lupercalia aujourd’hui, come spiega il titolo stesso, è un’esperienza simbolica che trasferisce il senso della festività romana nella contemporaneità, nella quale il rito della festa, dal Carnevale ad Halloween, dalla Love Parade ai raduni musicali inaugurati da Woodstock, corrisponde a un momento di pausa dalla meccanica quotidianità e si carica di inebriante follia, di lotta continua, di danza, di passione e di erotismo.

Le opere di Marco Cingolani si inseriscono dentro questa dialettica tra il regolare e l’irregolare, ravvisabile nei tocchi di colore puro, in contrasto con lo sfumato del “paesaggio”.

Se si osserva con attenzione, il turbinio di colori, che danza nella caoticità della tela, si inserisce dentro un tracciato di linee che delimita il supporto, creando l’illusione di uno spazio cubico, un luogo chiuso, forse interiore, che rievoca, anche soltanto concettualmente e di certo non stilisticamente, Lo studio rosso che Matisse dipingeva nel 1911, in cui l’interiorità del pittore si tramutava in concetto spaziale e cromatico.

Ecco dunque rappresentate le forze che governano il sentire umano, le società antiche e contemporanee che si intersecano e si legano, dilatando tempi e luoghi in un unico sostrato culturale in cui la storia dell’uomo, il pathos, la ritualità e la spiritualità si ripetono sempre come unici protagonisti.

Ecco perché, da quel 1989, nelle opere di Cingolani non è cambiato assolutamente nulla, se è vero che senza la società di cui l’uomo è ratio, ma anche furor, niente che sia cultura esisterebbe.



Marco Cingolani nasce a Como nel 1961 e si trasferisce a Milano giovanissimo, nel 1978. Inizia a frequentare l’ambiente creativo underground, in cui l’arte si mischiava con la moda e la musica punk. In quegli anni si stava formalizzando a Milano una nuova sensibilità artistica le cui radici non affondavano più nella storia dell’arte e nella citazione ma praticava la manipolazione critica della realtà e delle sua comunicazione attraverso i mass media.
L’immagine veniva decontestualizzata, sottratta all’uso del senso comune, stravolta radicalmente, quasi schernita. Il lavoro di Marco Cingolani, sin dagli esordi, ha sempre cercato di annullare il potere normativo delle immagini mediatiche, sottoponendole alla cura radicale dell’artista, certo che l’arte offra un punto di vista decisivo per l’interpretazione del mondo. In questo contesto sono nati i quadri delle Interviste, dove personaggi famosi per la loro riservatezza venivano sommersi dai microfoni e le famose serie dedicate all’Attentato al Papa e alla tragica vicenda di Aldo Moro.
Protagonista della Biennale di Venezia nel 2009, vanta un'ormai lunga carriera costellata di grandi mostre in importanti gallerie e prestigiose sedi pubbliche, in Italia e all'estero.