L’orizzonte perduto ed il dolore trattenuto

Roma - 13/07/2011 : 15/07/2011

Novantanove poeti e tre fotografi per la Biblioteca Provinciale de L'Aquila. Un progetto fotografico, ideato, sviluppato e prodotto dal Gruppo Occhio Quadrato, sulle conseguenze del sisma che ha colpito L'Aquila e il suo territorio. Le immagini realizzate da Rino Bianchi, Marcello Molino e Valentina Protopapa, raccontano paesaggi silenti, polverosi, bianchi, grigi.

Informazioni

Comunicato stampa

Un evento promosso dall’ENDAS di Rieti che ha accolto le proposte culturali della poetessa Anna Manna e del gruppo Occhio Quadrato. La manifestazione ha il Patrocinio della Camera dei deputati e del Comune de L’Aquila, ed ha raccolto sinora il sostegno dell’Associazione Orfani del 6 Aprile, dell’ENDAS Lazio Delegato Culture e Spettacolo, del Premio "Fiore di Roccia”, del Premio "Le Rosse Pergamene- premio di poesia, d'amore e di solidarietà"; del Premio "Donna e cultura", ed il supporto di Officine K



La Manifestazione che avrà luogo nella Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei deputati, nasce dall’incontro di due esperienze, ”Poeti per la biblioteca provinciale de L’Aquila” presentato all’ex Vetrerie Sciarra, nuova sede della Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma il 10 aprile del 2010 e che ha aggregato molti poeti i quali hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa. Poesie dedicate o ispirate alla biblioteca si affiancano a quelle scritte per il terremoto, come se l’evento disastroso segnasse una minaccia non solo per la vita delle persone e l’integrità del territorio ma anche un pericoloso attentato alla cultura ed ai libri che sono voce e scrigno della cultura. Nell’Antologia hanno trovato posto le poesie sul terremoto della scrittrice aquilana Mila Marini, che ha vissuto in prima persona il dramma del sisma, e quelle di alcuni tra i più importanti autori quali Bianca Maria Frabotta, Gabriella Sica, Gilberto Mazzoleni, Riccardo Duranti, Lidia Riviello, Renato Minore, Corrado Calabrò, Jole Chessa Olivares, Marianna Bucchich, Cony Ray, Elio Pecora, Luisa Gorlani, Dante Maffia, Daniela Fabrizi, Angelo Sagnelli. L’altra metà è rappresentata da “L’orizzonte perduto ed il dolore trattenuto” un progetto fotografico, ideato, sviluppato e prodotto dal Gruppo Occhio Quadrato, sulle conseguenze del sisma che ha colpito L’Aquila e il suo territorio. Il progetto ha inizio nel 2010, intenzionalmente, un anno dopo il sisma; passato il momento di forte pathos emozionale, il Gruppo ha iniziato un viaggio attraverso i luoghi della distruzione e del dolore. Le fotografie, le prime, sono state scattate dopo vari sopralluoghi e la lettura di documenti relativi al sisma. Le immagini sono la visione, in modo semplice, senza manipolazioni, di quello che l’occhio ed il cuore scrutano all’orizzonte.

Le immagini realizzate da Rino Bianchi, Marcello Molino e Valentina Protopapa, raccontano paesaggi silenti, polverosi, bianchi, grigi. Avvicinandosi alle fotografie si sente lo scricchiolio della putrella che si assesta, o il rumore sordo provocato dal cane che si muove con dimestichezza tra i resti di quello che era un ufficio pubblico. I terremoti come il dolore sono universali. I terremoti sono un’iconografia che si ripete. Il sisma che ha colpito il Giappone assomiglia in maniera inquietante all’Abruzzo di due anni fa. Il sisma ha dissolto, in pochi secondi, una comunità, ha distrutto la storia e l’architettura, ha modificato il paesaggio. I fotografi del Gruppo Occhio Quadrato con l’ausilio del medium fotografico hanno registrato e continuano a registrare queste modificazioni. La fotografia comunica la paralisi, la Città chiusa simile ad un teatro senza pubblico, il vuoto notturno. Tutto è fermo, tutto è cheto. Il paesaggio è marziano, si avverte il senso di assenza. Come non pensare, nel momento della visione e dello scatto a quei cortili che un tempo avevano il brusio e ora sono abbandonati, macerie. Oggetti ordinati, oggetti immobili, senza padroni, giocattoli impolverati, soli, tristi senza bambini. Le fotografie non offrono risposte, né vogliono darle; le fotografie offrono lo spunto per le riflessioni. Vogliono far riflettere e il fine è, attraverso immagini immediate, donare speranza perché L’Aquila e l’Abruzzo sono stati feriti ma non uccisi.