L’eredità di Circe

Monteriggioni - 23/06/2011 : 31/07/2011

E’ questa una mostra collettiva ed internazionale di arte contemporanea che vede la partecipazione di sole artiste donne

Informazioni

Comunicato stampa

Galleria ZAK è lieta di annunciare l’apertura della mostra “L’EREDITA’ di CIRCE” a cura di Gaia Pasi e Ass. Cult. MURAVIVE X L’ARTE. E’ questa una mostra collettiva ed internazionale di arte contemporanea che vede la partecipazione di sole artiste donne: Anna Benedini (Arzignano Vicenza, 1984), Elena El Asmar (Firenze, 1978), Helena Hladilova (Kromeriz, 1984), Chen Huy Ying (Taiwan, 1985), Nazzarena Poli Maramotti (Montecchio Emilia, 1987) , Cristiana Palandri (Firenze, 1977), Camille Pingeot (Parigi, 1984), Anja Puntari (Marburg, 1979), Eugenia Vanni (Siena, 1981)

La rosa dei nominativi scaturisce da una ricognizione effettuata tra le artiste che si occupano di sviluppare una ricerca inerente a tematiche legate non tanto all’emisfero psicologico ed emotivo femminile ma agli “stravolgimenti del circostante” natura, attualità, usi, costumi, tradizioni, vita quotidiana.
Come è noto il mito di Circe proietta nella figura della maga il profilo di una donna in grado di trasformare e cambiare la realtà di fatti, delle esistenze e delle cose a suo piacimento. Questo immenso potere è allo stesso tempo prodigioso e disarmante.
Le trasformazioni continue producono l’allargamento della visione, delle possibilità, ma al tempo stesso provocano un’instabilità incontenibile votata alla solitudine e all’individualismo: due dei principali fattori che segnano la società contemporanea e lo stile di vita moderno. Il “vivere alla giornata”, spesso determinato dalla precarietà lavorativa e dall’impossibilità di seguire un percorso chiaro e continuativo, fa sì che un nucleo come quello della famiglia - che in ogni epoca è l’istituzione principale di ciascuna comunità civile - sia profondamente cambiato. Le donne un tempo custodi dell’origine del mondo, del focolare domestico, sono costretta oggi, più dell’uomo, a “trasformarsi”, ad una versatilità imperativa che determina scelte improvvise e non sempre indolori. La donna artista coglie questi aspetti sintetizzandoli in immagini scaturite dell’imminenza del trascorrere del tempo, dai cambiamenti repentini ed inarginabili del circostante e dell’immaginario collettivo, dai quali dipende la direzione del futuro dell’umanità, in maniera imprescindibile e ampia. Scrive Gaia Pasi “.. se dalle invenzioni della modernità scaturisce il progresso, l’uomo resta un soggetto temporaneo, un passeggero fragile come dimostrano i filamenti residuali dei disegni di Palandri, o i labili profili delle chiome degli alberi di El Asmar. Uno, nessuno, centomila, l’uomo moderno è quello dalle tante facce che si contaminano confondendosi l’una dentro l’altra nelle acqueforti di Benedini, è una maschera d’asfalto scivoloso e bollente, colato e duro come ce lo descrive la scultura di Eugenia Vanni, è una figura evanescente e baconiana, costretta alla simultaneità e alla sparizione, come si coglie nei ritratti di Maramotti, non ultimo, è vittima del compromesso come dimostrano le prostitute fanciulle di Huy Ying.. . Anche la storia, fatta di eventi e proverbiali precetti, scompare dinanzi alla contingenza del momento e Pingeot ce lo dice in una istallazione che vede crollarci sotto agli occhi una frase celebre con tutto il suo contenuto. Ma è forse al sogno, o all’illusione che l’uomo non rinuncia mai, forse per sopravvivere a se stesso, forse per convivere con le realtà percepite all’esterno, ed è nel lavoro di Sara Rossi che l’amore persiste contro tutto e tutti come la natura infondo, che malgrado il cemento continua a crescere e a riappropriarsi del suo spazio esistenziale come ci suggeriscono i lavori di Puntari.
Ogni artista selezionata interviene presentando un’ immagine (scultura, istallazione, fotografia, pittura) dando vita ad un repertorio di trasformazioni intuite nel presente, catturate nel landscape visivo e tra gli umori caratteristici dell’attualità.