L’accordo

Rieti - 20/08/2011 : 10/09/2011

Più che una mostra, L’Accordo è l’equivalente figurativo di un soundcheck musicale, poco innanzi l’avvio di un concerto. Un clima da strumenti in prova, accordature, assetti di microfonia, esercizi di intonazione. Tuttavia l’improbabile formazione inscenata dagli artisti sembra poco incline a cercare allineamenti e concluse armonie, più esaltata invece da lirismi assolistici e da fughe individuali.

Informazioni

Comunicato stampa

Studio7 Arte Contemporanea, Via Pennina 19, a Rieti inaugura sabato 20 agosto 2011, alle ore 19.00, la doppia personale di Pierluca Cetera e Pierpaolo Miccolis, L’accordo, a cura di Roberto Lacarbonara.

Più che una mostra, L’Accordo è l’equivalente figurativo di un soundcheck musicale, poco innanzi l’avvio di un concerto. Un clima da strumenti in prova, accordature, assetti di microfonia, esercizi di intonazione. Tuttavia l’improbabile formazione inscenata dagli artisti sembra poco incline a cercare allineamenti e concluse armonie, più esaltata invece da lirismi assolistici e da fughe individuali



Per Pierluca Cetera la partitura musicale si sviluppa a partire da La Creanza, storia della creazione biblica raccontata lungo lo svolgimento di un pentagramma disseminato di corpi, d’incesti, di desideri e passioni. Per Pierpaolo Miccolis invece Il Cantico delle sue creature, uniche depositarie del canto degli Dei, è affidato alle quindici varietà di uccelli che popolano la Murgia pugliese, laddove l’artista vive e organizza il tempo dell’arte, d’accordo col creato. Entrambi gli artisti, caparbi figurativi, lavorano ad una pittura minuziosa, sempre argutamente ludica e talvolta licenziosa definendo però composizioni fortemente oppositive in cui i linguaggi, le cromie e i soggetti recano evidenti distonie.
Cetera addensa sulla superficie dei suoi trittici, realizzati con ante facilmente richiudibili, una brulicante umanità carnalmente voluttuosa, ritratta nelle tavole della sacra creazione e animata da un’intrinseca musicalità di basso profilo. La composizione risulta piuttosto articolata, ammicca ai drammi deliranti di Hieronymus Bosch, appare magmatica ed epidermica come nei temi grotteschi di Goya. Tutt’altra impostazione per Miccolis. Rigoroso e manualistico, propone un lavoro beffardo, concepito alla stregua di un compendio di zoologia; il disegno a china assume funzione puramente documentale. L’artista non presta molta attenzione all’elaborazione delle immagini giacché l’identità acustica dei soggetti, la loro idiomatica singolarità e le loro stesse virtù stanno unicamente nei raffinatissimi vocalizzi e non certamente nelle anatomie, ben più grossolane e impacciate.
La mostra, realizzata in omaggio al ReateFestival 2011, si pregia di un curioso inserto musicale. Una inedita Cavalleria rusticana eseguita da chitarra e flauto; i due strumenti, inizialmente distonici nella produzione di un magma sonoro indistinto, procedono per opposizione (similmente agli artisti) e, nel corso dell’esecuzione ricompongono lentamente la struttura melodica dell’opera di Mascagni marcando un processo di graduale armonizzazione dell’unità formale compiuta.
L’intera operazione assume perciò un approccio segnatamente ironico nei confronti delle produzioni artistiche, sia visive che musicali, non senza rimaneggiare alcuni aspetti complessi della produzione culturale occidentale così mirabilmente ostinata nella ricerca di forma e bellezza a partire dal dissidio tra il caos e l’unità, tra l’uomo e il cosmo tutt’intorno.