Johan & Levi – Quadri che vivono. Storia dei tableaux vivants

Milano - 17/11/2017 : 17/11/2017

Johan & Levi Editore annuncia l'incontro nell'ambito di Bookcity Quadri che vivono. Storia dei tableaux vivants ispirato al volume Corpo delle immagini, immagini del corpo Tableaux vivants da San Francesco a Bill Viola

Informazioni

  • Luogo: CASTELLO SFORZESCO
  • Indirizzo: Piazza Castello - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 17/11/2017 - al 17/11/2017
  • Vernissage: 17/11/2017 ore 19
  • Generi: presentazione
  • Uffici stampa: CLARART
  • Editori: JOHAN & LEVI

Comunicato stampa

Da sempre il rapporto tra la fisicità corporea e il corpo inteso come tramite di un’immagine è stato al centro della ricerca di filosofi e artisti. Ciò non è mai stato tanto vero come nei tableaux vivants, opere in cui modelli e attori rappresentano una scena, come in un quadro vivente. Nel volume, ampiamente illustrato, Flaminio Gualdoni ripercorre la storia di questa forma d’arte.

Quella dei tableaux vivants è una storia antica quanto il Pigmalione immortalato da Ovidio

Una storia che si dipana nei secoli abbracciando pratiche tanto lontane fra loro come le sacre rappresentazioni medievali – che di celebrazione in celebrazione si fanno sempre più profane – e le più recenti videoinstallazioni di Bill Viola che ricreano le visioni manieriste di Pontormo.
Si tratta di figurazioni statiche in cui modelli o attori, disposti in pose espressive, restituiscono l’immagine di dipinti o sculture celebri. Presupposto comune a tutti i tableaux vivants, del resto, è che a fungere da modello sia l’arte, non la vita. E forse proprio per questo suo status di arte nata dall’arte, contaminata, per giunta, da generi e sottogeneri popolari, quella dei “quadri viventi” è stata spesso ritenuta una pratica secondaria nel novero delle arti visive. Essa però ha saputo sopravvivere assecondando il mutare dei tempi e dei codici culturali, forte di quella caratteristica che da sempre l’ha marginalizzata: il suo non essere riconducibile ad alcun canone, oscillando senza sosta tra normatività accademica e puro intrattenimento.
In questo suo perenne rinnovarsi, il tableau vivant si intreccia anche con le sperimentazioni fotografiche e filmiche (da Rejlander e von Gloeden ad Artaud e Pasolini), con la danza e il teatro (da Isadora Duncan a Grotowski) fino a incarnarsi nelle performance di Luigi Ontani, Gilbert & George e Cindy Sherman. La profusione di autori che continuano a dedicarvisi dimostra come il genere, ormai consolidato stabilmente nel repertorio dei linguaggi contemporanei, sia oggi più vivo che mai.
Flaminio Gualdoni ci accompagna in un excursus brioso, colto e traboccante di aneddoti lascivi e personaggi indimenticabili. Come Lady Hamilton, avvenente giovane dal passato tumultuoso che, sposa del suo pigmalione, diventa esperta nell’impersonare figure dell’iconografia classica: le sue attitudes, lente pantomime silenziose elogiate da Goethe, eternate da Tischbein e ammirate da aristocratici, artisti e scrittori, codificano il genere in un orizzonte situato tra rispettabilità dell’arte, bon ton del gusto borghese e marketing sessuale.

Flaminio Gualdoni insegna Storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Ha diretto la Galleria civica di Modena, i Musei civici di Varese, la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. Dal 2006 tiene la rubrica “Il criptico d’arte” sul Giornale dell’arte. Tra i suoi libri: Il trucco dell’avanguardia (2001), Arte classica (2007), Una storia del libro (2008), Art (2008), Dizionario Skira dei termini artistici (2010), Storia generale del Nudo (2012), Piero Manzoni. Vita d’artista (2013).